A COLLOQUIO CON VERA MOCELLA di Giovanni Moschella

Abbiamo intervistato la giornalista e poetessa Vera Mocella autrice di diversi testi poetici.

Ci parli dei suoi studi e della sua formazione.

Ho sempre amato la letteratura e il mondo delle facoltà umanistiche, quindi, dopo gli studi classici, mi sono orientata in questa direzione, scegliendo, forse, un percorso apparentemente non agevole sul piano lavorativo e occupazionale, ma che mi sembrava, a diciannove anni, e lo penso ancora, l’unico in grado di soddisfare la mia indole speculativa e contemplativa; soprattutto l’unico in grado di “nutrire” la mia anima, se posso usare un’espressione un po’ aulica.

E’ giornalista professionista, quando nasce questa sua passione.

Il giornalismo scaturisce direttamente dall’amore per la scrittura, anche se non sempre i giornalisti sembrano conoscere la grammatica, e l’uso corretto della lingua italiana.  Io credo ancora nelle pause della punteggiatura, e nella ricerca del termine che sappia “contagiare”, da un punto di vista emozionale. Penso a figure irraggiungibili, come Oriana Fallaci, in cui l’arte dello scrivere, sia un reportage che un romanzo, nasce sempre dalla stessa passione di raccontare e di raccontarsi.

 

Spesso in TV si dà ampio spazio a storie di cronaca molto drammatiche, si può parlare di “pornografia del dolore”

Di sicuro lo è. Mi interrogherei, però, anche sul voyerismo del telespettatore; perché questa sete di conoscere anche i dettagli più inquietanti dei fatti di cronaca?

E’ vero che si tratta di un circolo vizioso, certo giornalismo incrementa la spettacolarizzazione del dolore e, nello stesso tempo, è condizionato dallo share del pubblico che segue queste trasmissioni. Di sicuro, manca una televisione “etica”, che sappia guardare oltre, fare informazione senza sensazionalismo. Molte volte, l’Ordine dei Giornalisti è sceso in campo per porre un argine a delle aberrazioni professionali. Penso al caso di Alfredino, il bambino caduto in un pozzo, la cui agonia venne ripresa attimo per attimo. Dopo questo drammatico caso, si è avuta la cosiddetta “Carta di Treviso”, a tutela dei diritti dei minori, una pietra miliare nella deontologia professionale, che non potrà più essere ignorata.

E’ anche autrice di numerosi testi poetici, qual è quello che la rappresenta maggiormente?

E’ una domanda difficile, è difficile dare una risposta univoca. Ciascuno di essi è legato ad una scoperta, ad un vissuto, ad una improvvisa illuminazione, colta, magari, solo per un attimo. Mi piace pensare che molto devo ancora scoprire, e produrre. In fondo, la poesia è come la vita, è un mistero che cerchiamo di squarciare, mentre lo stiamo attraversando.

La città di Matera è stata riconosciuta “Capitale Europea della cultura”, può essere questo un segno di riscatto per il Sud.

Matera è una città meravigliosa, ricca di suggestioni. Non a caso, è stata scelta come luogo per girare dei film indimenticabili, come il “Vangelo secondo Matteo”, di Pasolini, ma anche la “Passione di Cristo”, di Mel Gibson. E’ molto poetico e suggestivo questo accostamento dei sassi e di Matera, con la figura del Cristo. Questo rimando, quasi continuo, con uno spazio atemporale, dove immortalare una figura storica che trascende la storia stessa. Matera, con i suoi sassi, rappresenta un unicum nel nostro panorama paesaggistico- culturale. Penso che questo riconoscimento che le è stato attribuito, possa essere effettivamente un segno di riscatto per un Meridione che, spesso, viene conosciuto solo attraverso stereotipi e cliché.

Ci parli dei suoi interessi e progetti futuri.

In cantiere ho un libro di micro racconti, e un altro libretto di poesie. Poi chissà, magari ci sarà spazio anche per progetti che coinvolgano diverse discipline, in una sorta di contaminazione, e per un romanzo.

Giovanni Moschella

@Riproduzione riservata

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.