Anatomia del contribuente. Il focus di Giuseppe Rocco

Assistendo alla puntata di Crozza sul canale “La Nove” del 31 gennaio 2025, si evince che il 90% delle imposte viene sopportato dal 40% degli italiani (dato desunto da “La Repubblica”) e nel campo Irpef il 15% dei contribuenti paga i servizi di tutti gli altri (dati desunti dal “Il Sole 24 ore”). Proseguendo nella visione della comicità satirica, si apprendono altre notizie clamorose, in particolare il riferimento di un servizio di Milena Gabanelli, la quale riporta gli indici sintetici di affidabilità fiscale dell’Agenzia delle entrate, nel rapporto ISA 2024, espunto da Corriere TV. Ecco alcuni dati riferiti alle categorie:

  • 72% ristoratori;
  • 70% meccanici;
  • 68% barbieri;
  • 66 % macellai;
  • 65% baristi;
  • 60% alimentaristi;
  • 55% fioristi;
  • 48% banchieri;
  • 46% estetisti;
  • 45% bagnai;
  • 44,8% parrucchieri e agriturismo.

I suddetti dati non contengono la mole di evasione degli studi professionali e in particolare di alcune imprese. Queste ultime sono costrette a spendere una grossa cifra per la pubblicità, dopo il recepimento di Berlusconi ad importare dagli Usa la pubblicità a catena nelle reti televisive. Alla fine la spesa per la propaganda viene traslata sui consumatori. Non finisce qui, perché molte imprese, specialmente le holding, trasferiscono buona parte dei profitti in paradisi fiscali, sottraendoli alla morsa delle imposte e quindi costringendo i cittadini onesti a sopperire al mancato gettito statale.

Appare chiaro che l’evasione in Italia riguarda i lavoratori autonomi, i quali oltre alle opportunità di nascondere i profitti, godono di un’inspiegabile aliquota agevolata del 15% come “Flat tax”, a cui si aggiungono regalie, sotto forma di condoni fiscali, conteggiabili in 20 interventi legislativi in due anni.

Il quadro sembra chiaro: chi paga di certo le imposte, sono i dipendenti e i pensionati, sottoposti alla trattenuta alla fonte e impossibilitati a compiere frodi. A causa della scarsità di personale, l’Agenzia delle entrate riesce ad effettuare il controllo soltanto sul 4,5% dei contribuenti. Purtroppo nella scelta delle operazioni, il controllo ricade anche sui pensionati, i quali non possono evadere. Quindi si restringono le opportunità di individuare gli evasori, secondo una strategia organizzativa non ottimale.

La Nazione italiana si presta molto bene a queste accuse angosciose e immeritate.  Va pure detto che la nostra bella Italia non viene ben trattata dal Governo, il quale si è rifiutato di firmare il MES. Si tratta del Meccanismo europeo di stabilità (MES), in inglese ESM, fondo monetario europeo, con sede a Lussemburgo, che dovrebbe intervenire in aiuto ai Paesi in crisi finanziaria. Il suo motore politico è il consiglio dei ministri delle finanze dell’area euro e guidato da un direttore generale. Il fondo ha una potenza di fuoco notevole poiché dispone di 700 miliardi di euro; inoltre è un tassello per l’integrazione portando a compimento l’Unione bancaria europea. Non è quindi un accessorio, ma un’istituzione centrale. L’unico problema che ad oggi l’Italia non ha ratificato la riforma del regolamento del fondo, bloccando l’avvio del medesimo. Una nazione come la nostra, con 2.770 miliardi di euro di debito pubblico, non può restare alla finestra. Di recente storia, vi è la crisi greca, assalita dai fondi americani, per aggredire quello Stato dell’Unione europea, ritenuto l’anello più debole dal punto di vista economico. La battaglia è stata dura per tutti i corollari che sono intervenuti nel crollo del Paese. Il problema è stato risolto. Ora si vuole proprio evitare un altro caso, che se toccasse all’Italia, Paese importante nel circuito e pure fondatore, andrebbe a porre il rischio della sopravvivenza dell’Unione.

Inoltre si ricorda un’altra beffa del nostro Stato, con l’attuazione del PNRR nell’attuazione del programma europeo “Next Generation Eu”, a cui è stato attribuito un’applicazione inverosimile e distorta, in quanto tutto il processo è stato impostato in modo da offrire risorse a pioggia, del tutto insignificanti e contraddittorie.

Con l’avvio del periodo di programmazione 2021-2027 e il potenziamento mirato delbilancio a lungo termine dell’Unione europea,  l’attenzione, è posta sulla nuova politica di coesione e sullo strumento finanziario denominato “Next Generation EU”, uno strumento temporaneo da 750 miliardi di euro pensato per stimolare una “ripresa sostenibile, uniforme, inclusiva ed equa”, volta a garantire la possibilità di fare fronte a esigenze impreviste, il più grande pacchetto per stimolare l’economia mai finanziato dall’Unione europea.

Complessivamente gli investimenti previsti per l’Italia dal PNRR e dal Fondo complementare sono pari a 222,1 miliardi di euro (delle quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto). 217miliardi, nel programma di “Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Assume rilevante importanza la distribuzione e l’utilizzazione di questi fondi.

Dai dati ufficiali, si evince che Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede un pacchetto di investimenti e riforme (per un totale di 191,5 miliardi di euro stanziati) ripartite in sei missioni.

  1. Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura – 40,32 miliardi;
  2. Rivoluzione verde e transizione ecologica – 59,47 miliardi;
  3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile – 25,40 miliardi;
  4. Istruzione e ricerca – 30,88 miliardi;
  5. Inclusione e coesione – 19,81 miliardi;
  6. Salute – 15,63 miliardi.

        Nella pratica attuazione, queste risorse sono state impiegate in modo capillare e territoriale, in modo da vanificare l’impatto dei fondi. Dalle poche notizie si conosce che 66 miliardi sono stati impiegati dagli enti territoriali, ove si annoverano scelte erronee e fuori luogo, ma soprattutto vi è una dispersione dei fondi in tanti rivoli. In una situazione catastrofica a livello nazionale nei settori della sanità, giustizia e occupazione, le risorse andavano finalizzate su questi settori e non con sovvenzioni a pioggia. Invece la sanità utilizza una percentuale bassa, mentre assistiamo a settori deboli e incompleti al servizio dei malati. I medici dei pronto soccorso sono insufficienti ma non vengono aumentati, i letti in ospedale sono pochi e restano tali, le farmacie vivono con le code agli sportelli e non si parla di aumentare il numero, le cause giudiziarie durano dodici anni e la magistratura resta invariata. Assumere personale in questi settori vorrebbe salvare il benessere sociale italiano e nel contempo allargare la sfera occupazionale. E così difficile comprendere questa nozione? Eppure una conferma sconvolgente è avvenuta col servizio televisivo di “Presa diretta” del 27 febbraio 2023.

Per rendere comprensibile idea della gravità del Sistema Sanitario Nazionale, si riporta lo studio preoccupante effettuato dalla Cisl[1]. Abbiamo sempre meno ospedali, con maggiori strutture private e un territorio sempre più povero di medici di famiglia, pediatri e medici di continuità assistenziale. Inoltre, sono stati tagliati 10mila posti letto. Al palo anche i consultori e i centri di salute mentale. In calo pure gli accessi al Pronto soccorso. Questa è la fotografia che emerge dal nuovo annuario statistico del SSN del ministero della Salute relativo al 2023.   Calo degli ospedali: in 10 anni ne sono stati chiusi 74, ben il 7%. Nel 2013 tra pubblici e privati erano 1.070 mentre nel 2023 sono scesi a 996. In calo anche le strutture per l’assistenza specialistica ambulatoriale: erano 9.214 nel 2013 e sono scese a 9.121 dieci anni dopo. In crescita, ma solo grazie al privato quelle di assistenza Territoriale Residenziale che a fronte delle 6.834 strutture presenti nel 2013 ne conta 8.114 nel 2023 (pubbliche sono appena il 15%).

Stesso trend per quanto riguarda le strutture di assistenza territoriale semi residenziale che vede crescere gli istituti: erano 2.886 nel 2013 e sono 3.192 nel 2023. Stesso dicasi per la Riabilitativa che da 1.067 strutture è passata 1.203. Ma ciò che rende incomprensibile la manovra è che i tagli hanno riguardato il settore pubblico, che nel 2023 annoverava il 42% delle strutture totali contro il 44,5% di 10 anni prima. Per quanto riguarda i posti letto, rispetto a 10 anni fa tra pubblico e privato ne sono stati tagliati oltre 10.000. Nel 2013 ce n’erano 226.387 contro i 215.827 del 2023. In discesa anche il numero dei consultori: ne sono stati chiusi 1 su 10 (erano 2.430 nel 2013 contro i 2.140 del 2023). Giù anche il numero dei Centri di salute mentale, che erano 1.603 dieci anni e fa sono diventati 1.334 nel 2023. Questi Centri non sono peraltro in grado di assolvere all’impegno di cura, in un Paese dove si stima un totale di 100mila schizofrenici abbandonati alle famiglie; tuttavia anche di questo poco ne restano meno.

Caduta del numero dei medici convenzionali: i medici di famiglia dai 45.203 che erano nel 2013 sono diventati 37.983 nel 2023 (-7.220). In calo anche i pediatri (-999 in 10 anni per un totale nel 2023 di 6.706 unità). In frenata anche i medici di continuità assistenziale (ex guardia medica) che dagli 11.533 che erano nel 2013 sono diventati 10.050 nel 2023 (-1.483). Passiamo ai Pronto soccorso: nel 2023 si registrano 18.353.118 accessi nei pronto soccorso (311 accessi ogni 1000 abitanti), ovvero circa 2 mln in meno di accessi rispetto al 2013 quando erano stati 20.551.053 con una media di 338 accessi ogni 1.000 abitanti. Nel 2023 sono stati 1.397.358 accessi nei pronto soccorso pediatrici (154 accessi ogni 1000 abitanti fino a 18 anni), un numero poco inferiori rispetto al 1.609.287 di accessi di 10 anni prima (in media 158 accessi ogni 1.000 abitanti). Il Pronto soccorso sta diventando un problema inquietante, per sua lentezza e incapacità di gestire un intervento rapido. Sulla qualità di questo istituto si gioca la civiltà e noi siamo ad un grado basso.

 E’ stato pubblicato il Rapporto Istat sui presidi residenziali, che illustra la situazione delle strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie nel nostro Paese. Secondo quanto emerge dal rapporto, in Italia, al 1° gennaio 2023, risultano attivi 12.363 presidi residenziali che dispongono complessivamente di 407.957 posti letto, pari a 7 ogni 1.000 residenti. Gli ospiti totali sono 362.850, con un incremento dell’1,8% rispetto all’anno precedente, in linea con la crescita osservata negli anni precedenti con il Covid19. Più del 75% degli ospiti è ultra-sessantacinquenne, il 19% ha un’età tra i 18 e i 64 anni e il restante 5% circa è composto da minori. Il presidio residenziale può erogare una o più tipologie di assistenza per un determinato target di utenza prevalente, dette Moduli o “unità di servizio”. Secondo i dati, al 1° gennaio 2023, nelle strutture operano 14.977 unità di servizio: di queste, quelle che erogano assistenza socio-sanitaria sono 8.924, per un ammontare di quasi 319.000 posti letto (il 78% dei posti letto complessivi).

Le unità di servizio che erogano, invece, assistenza di tipo socio-assistenziale ammontano a 6.053 e dispongono in totale di 89.195 posti letto (il 22% dei posti letto complessivi). Le unità di tipo socio-assistenziale sono prevalentemente orientate a fornire accoglienza e tutela a persone con varie forme di disagio.

Ripeto sulla sanità che la civiltà viene valutata. Scatta la rabbia perché oltre dieci anni orsono, l’Italia era all’avanguardia, ossia occupava le prime posizioni in termini di assistenza alle malattie e patologie secondarie. Un calo preoccupante, in quanto il popolo italiano, per fortuna e per pratiche precauzionali, vanta il maggior numero di anziani in Europa. Questo è un fiore all’occhiello, poiché l’anziano regala saggezza e spinta al benessere senza ricerca di conflitti armati.

In concomitanza scatta l’altra rabbia, quella che riguarda le aliquote dell’imposta, in cui noi siamo uno dei maggior paesi a subire livelli altissimi. Tutto ciò senza adeguate corresponsioni in termini di salute e welfare. Secondo le statistiche sulle entrate fiscali pubblicate oggi dall’organismo internazionale OCSE, prima è la Francia con il 43,8% e seconda la Danimarca dove il rapporto tra peso delle tasse e Pil è al 43,4%. Al terzo posto, come detto, l’Italia al 43%.

Le scelte dipendono dai governanti. Nel secondo dopoguerra, in Italia ha governato la Democrazia cristiana, la quale ha impresso alla Nazione una linfa democratica che a sua volta ha determinato la libertà, la pace e il benessere. Questi governi sono stati in grado di avviare un’associazione di Stato ad alto livello, quella ora conosciuta come Unione europea, una vera trincea alla pace, che speriamo tutti venga salvaguardata e rafforzata. I tempi sono cambiati e le linee sembrano quelle dirigistiche, tipiche esattamente di un secolo fa. Nella strategia sinistra i punti di preoccupazione sono riferiti agli Usa e alla Russia, che con i due imperialisti di Trump e di Putin, creano disfunzioni e nuove soluzioni alla sopravvivenza. Forse l’Unione europea dovrà completare la sua funzione, da esemplare circuito economico a sicurezza militare, per arginare l’atmosfera crescente di ostilità.

Perché ai vertici di ogni istituzione e di nazione si rintracciano elementi violenti e corrotti? La risposta la può fornire l’economia, mutuando la legge di Gresham, secondo la quale la moneta cattiva scaccia la buona.  Storicamente Thomas Gresham, operatore finanziario della regina Elizabeth I, la enunciò nel 1551.  Nell’allora sistema monetario il valore nominale delle monete era pari al loro contenuto in oro o in metalli preziosi. Purtroppo le monete in circolazione si logoravano e perdevano parte del metallo prezioso. Pertanto le monete in circolazione da tempo contenevano un valore intrinseco inferiore al valore nominale ed erano considerate cattive. L’intuizione di Gresham sta nel fatto di verificare che vi era una tendenza della moneta cattiva a scacciare quella buona, in altri termini gli operatori economici tendevano a disfarsi prima delle monete cattive. Per esteso, il riferimento diventa valido anche oggi per i cittadini nello spendere il denaro, in quanto portati a liberarsi prima delle monete strappate o consumate per trattenere quelle più nuove. Con tale migrazione linguistica, si comprende come nel tentativo di carriera politica prevale colui che sgomita e che si avvale di sistemi scorretti per raggiungere obiettivi egemoni. Non si tratta di un puro significato metaforico in quanto mostra i contorni di un riferimento sostanziale nel quale il cittadino aggiorna l’ontologia, con una situazione socio-politica di arrampicatori sociali che si attaglia molto bene con la legge economica di Gresham.

I nuovi politici, non tutti ma buona parte, hanno introiettato gli spiriti antropologici irrequieti e li hanno derubricati da ogni connotazione di dignità a guisa di valori di una nomenclatura abilitata a confondere la licenza con la libertà. Il partito per sua natura diventa “tolemaico”, ritenuto cioè al centro dell’universo e dell’intelligenza. Per concludere, In tale contesto, giova ricordare che nella società sono avvantaggiate le persone scorrette per via della legge di Gresham, secondo la quale la moneta cattiva scaccia la buona.

©Riproduzione riservata


[1] Studio effettuato dalla Cisl e pubblicato su New n. 64 del 17 febbraio 2025.

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About Giuseppe Rocco

Esperto di commercio estero. Vice Segretario generale della Camera di commercio di Bologna sino al 31.1.2007; Docente esterno presso l’Università di Bologna, Istituto Economico della Facoltà di Scienze politiche, in qualità di cultore dal 1990 al 2006, di “Istituzioni Economiche Internazionali” e in aggiunta dal 2002 al 2006 di “Diritti umani”; Pubblicista iscritto all’Albo dei Giornalisti dal 1985; 450 articoli per 23 testate nazionali; in particolare consulente del Il Resto del Carlino, in materia di Commercio internazionale, dal 1991 al 1995; Saggista ed autore di 53 libri scientifici ed economici; Membro del Consiglio di Amministrazione del Centergross dal 1993 al 2007;Membro del Collegio dei periti doganali regionali E. Romagna, per dirimere controverse fra Dogana ed operatori economici dal 1996 al 2000, con specificità sull’Origine della merce.