Cosa sta rompendo il patto di fiducia tra popolazione e forze dell’ordine?
Dopo le manifestazioni che nelle città italiane hanno visto scendere in piazza cittadini, che protestano per il DDL Sicurezza, per il diritto a manifestare e per gli episodi di violenza che hanno visto protagoniste le forze dell’ordine, come nel caso del giovane Ramy, i cittadini si chiedono come si è potuto arrivare a questo. Invitiamo i nostri lettori a riflettere sul significato del vivere civile, sui nostri diritti, sui nostri doveri e sul rispetto della libertà altrui, a qualunque religione, orientamento di genere, colore della pelle, provenienza o censo appartenga. A riflettere sulla storia che ci portiamo sulle spalle, su quella che dobbiamo scrivere insieme, per noi e per le generazioni future. Riappropriamoci della facoltà di scegliere, svegliandoci dal torpore in cui il benessere e gli agi ci hanno fatti sprofondare. Chiediamoci sempre “Perché?”
Riportiamo, qui di seguito, le parole di sconcerto e le domande che si fa la nostra Angela Ristaldo, come sintomo del malessere che serpeggia nella nostra società.
Come è successo che si siano ribaltati tutti i valori di rispetto e onorabilità verso chi indossa una divisa?! Chi è oggi quel ragazzo che decide di intraprendere una carriera militare con l’idea ‘insana’ di difendere uno Stato?! Cosa significa più la frase, ormai svuotata di senso, che ci sottolinea che: “Lo Stato siamo noi”, cittadini inermi di fronte allo scorrere emorragico di ingiustizie sociali e criminali, a cui una divisa dovrebbe infondere sicurezza, rifugio o quantomeno un viatico alla speranza che, alla fine, i ‘buoni’, gli onesti possano avere la meglio?
Come è successo che, invece, le persone, rispettose della legge, delle regole, garanti di un con-vivere civile, le persone ‘perbene’, nell’accezione più nobile di persone che si muovono per un bene collettivo, per la comunità, non abbiano più collocazione e voce?!
Come è successo che i carabinieri e la polizia siano il nemico da combattere, odiare, beffeggiare? Quel ragazzo che sceglie di indossare una divisa perché lo fa oggi? Per i bassi guadagni? Per il brivido del rischio di poter morire?! Nel dopoguerra la divisa rappresentava un riscatto sociale dal mondo contadino, un passo che dava alla famiglia onorabilità, orgoglio di appartenenza. Quei giovani erano votati al rispetto della Costituzione, quell’insieme di regole che fanno di un paese un luogo democratico di diritto, quel diritto che ci renderebbe davvero liberi.
Come è successo che tutto questo non abbia più valore?! Così come gli insegnanti, i sanitari, votati per scelta e convinzione a un servizio comunitario, che sono stati catapultati in basso alla gerarchica scala sociale di onorabilità. Nelle antiche civiltà gli scriba e i soldati erano collocati in cima insieme ai dotti, seppure in una scala gerarchica che, in una ideologica virtuosa e in una società utopica, dovrebbe essere abbattuta.
Soprattutto in certi ambienti malsani, dove vige un codice di valori comportamentali fuori dalla legge, già nei termini usati, si educano i piccoli a identificare la divisa con ‘e guardie’ in tono dispregiativo, persone di cui diffidare e non affidarsi come sarebbe più consono.
Purtroppo nel nostro Paese la politica è fatta di strumentalizzazioni e faide contrapposte e divisorie anche su argomenti su cui si dovrebbe fare fronte unito in difesa della Costituzione e il diritto.
Come è successo tutto questo?!
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