Da Monteforte Irpino (AV) doverose riflessioni sulla violenza di genere
L’incontro L’Amore non fa male. La violenza non è amore. e la voglia di aiutare la società ad essere migliore, grazie alla Confraternita di Misericordia ODV di Monteforte Irpino, con la collaborazione della Società Cooperativa Demetra di Avellino e di CESVO LAB, centro servizi di volontariato Irpinia Sannio e alla partecipazione della Parrocchia dei SS. Martino Vescovo e Nicola di Bari
Tante, troppe le sfaccettature da elencare quando si parla di violenza sulle donne. Troppi i numeri da contare, troppe le occasioni perse per prevenire il peggio, troppa ignoranza e troppa poca consapevolezza delle donne. Gli incontri come quello svoltosi ieri sera in una chiesa di un centro irpino, un tavolo di relatrici e relatori, testimoni, volontari, a cosa servono?
A Monteforte Irpino nel pomeriggio del 28 novembre si è tenuto un incontro dal titolo “L’Amore non fa male. La violenza non è amore.” Già, proprio così, con il punto a chiusura. E non a caso, perché chi lotta per il contrasto alla violenza di genere quel punto vorrebbe metterlo, eccome! E, invece c’è tanto lavoro da fare perché quei “troppo” diventino “nessun”.
A incontrare gli intervenuti, come abbiamo anticipato in un precedente articolo, il parroco don Fabio Mauriello, Angelo Ferraro, presidente confraternita di Misericordia di Monteforte Irpino, Carmela Santella, coordinatrice dell’evento, segretaria e amministratrice della Confraternita di Misericordia di Monteforte Irpino; la Dott.ssa Genevieve Azzurra Testa, criminologa e operatrice centro antiviolenza della Società Demetra; la Dott.ssa Laura De Falco, operatrice centro antiviolenza della società Demetra; la Dott.ssa Aida Riccio, psicoterapeuta familiare; la Dott.ssa Maddalena Guida, psicologa; la Dott.ssa Virginia Evangelista, docente di Religione Cattolica; il Maggiore Gianfranco Iannelli, Comandante della Compagnia Carabinieri di Baiano (AV).
Le attività che i relatori svolgono ogni giorno la dicono lunga sulla loro conoscenza di ciò che vivono le vittime delle diverse forme di violenza che l’essere umano è capace di concepire e mettere in atto. Così dall’incontro è venuto fuori un quadro abbastanza complesso della nostra società, che vede coesistere una violenza familiare, che si consuma tra coppie consolidate, e una violenza che caratterizza le giovanissime coppie, dato questo che sconcerta ancora di più, vista l’età anagrafica dei ragazzi coinvolti in atti persecutori, che troppe volte arrivano al femminicidio. Ed è questo l’aspetto più allarmante che la dott.ssa Riccio ha sottolineato nell’illustrare il tema dell’incontro.
Viene da pensare che esista un paradosso nella società moderna, che viaggia a due velocità: dove, a fronte di una crescente liberalizzazione dei rapporti di coppia, sdoganati da modelli di inibizione dell’emancipazione sociale dei giovani, sussiste però una formazione di stampo patriarcale, non mediata da processi di maturazione personale in soggetti troppo giovani. Gestire l’abbandono da parte della fidanzatina diviene in alcuni casi la molla per far scattare la reazione violenta, per lo più con l’illusione di farla franca. Il riuscire a riconoscere la donna come qualcosa di diverso da un oggetto, concetto che molta musica seguita dai più giovani suggerisce, richiede un lavoro su se stessi, quando si parte da una cultura così profondamente segnata. E tanto lavoro va fatto proprio con le giovani donne, inconsapevoli in molti casi di se stesse e della propria dignità.
Insegnare cosa sono le Red Flags, i segnali d’allarme, è doveroso, come ha sottolineato la prof.ssa Evangelista, che vive quotidianamente un proficuo rapporto dialogico con le sue allieve. I numeri della violenza in Italia sono impressionanti, lo ha affermato la dott.ssa Guida, e il Maggiore Iannelli, impegnato con l’Arma in una capillare opera di divulgazione e contrasto della violenza di genere, ha sottolineato l’importanza di ogni singolo caso, quei tanti singoli casi di cui il centro antiviolenza della Società Demetra di Avellino si occupa ogni giorno, grazie all’impegno di professioniste come la dott.ssa Testa e la dott.ssa De Falco.
Perché allora incontrarsi per dirsi queste cose? Perché il processo di educazione delle nuove generazioni all’affettività sana richiede tempo, impegno, pazienza e tanto dialogo. Perché ogni giorno, e non solo nella ricorrenza del 25 novembre, noi tutti ci facciamo carico di migliorare la nostra società a partire dai nostri figli, dai nostri alunni, proteggendo anche ci sta vicino, per cui dovremmo sempre tenere gli occhi ben aperti e anche le orecchie. Ci vuole tempo per sradicare i falsi e nocivi disvalori del “patriarcato”, ma possiamo riuscirci. Ben vengano quindi questi incontri!
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