Dalla mistica della finanza ai bitcoin. Il focus di Giuseppe Rocco
Cosa vuoi dalla vita? Un lucano, risponde una battuta pubblicitaria. Per fortuna l’amaro lucano è gradevole e forse è il migliore esistente. Ma nella vita cosa vogliono gli uomini? Quasi certamente il denaro e la ricchezza. Da studi recenti, il godimento del denaro va bene sino a 100 mila euro e dopo decresce il godimento.
Nel raggiungimento degli ideali, non riusciamo a decidere tutto. Un terzo degli avvenimenti sono decisi dal fato; un terzo dalla salute e un terzo dalle nostre capacità. Purtroppo la storia viene condizionata dai poteri, come un governo tiranno in uno Stato occidentale e dalla politica economica (e finanziaria) in un governo democratico.
Mistica è una locuzione utilizzata in ambito finanziario per indicare un sistema di controllo su più società (a catena una proprietaria del 51% dell’altra) investendo il capitale per ottenere il 51% della prima. Generalmente il valore iniziale del capitale investito è inferiore a quello delle società acquistate.
Tra i vari scopi che portano alla costituzione di scatole cinesi e piramidi societarie sicuramente riveste grande importanza quello che, avvalendosi di una serie di holding improprie, è volto a custodire i gioielli di famiglia (società quotate di importanza nazionale), per evitare che queste siano oggetto di scalate e quindi per assicurare alle famiglie proprietarie continuità nella proprietà.
Le piramidi o scatole cinesi si rivelarono un passaggio obbligato in una fase in cui il capitalismo era povero di risorse riuscendo ad investire piccole somme per poi controllare grandi gruppi.
Il loro frequente uso è spiegato dalla possibilità anche per investitori senza ingenti capitali di controllare società di grandi dimensioni e di beneficiare delle elevate risorse finanziarie generate sottoforma di dividendi; solitamente le società alla base della “piramide” sono soggette ad un pagamento molto elevato, poiché le risorse devono risalire fino al vertice della catena di controllo per finire nelle “tasche” degli azionisti che controllano la catena.
Inoltre molte piramidi vengono costituite allo scopo di ottenere benefici privati derivanti dal controllo (anche senza la totale proprietà) di grossi gruppi che spesso si trovano in situazioni di monopolio fornendo in tal modo rendite monopolistiche.
I gruppi italiani di grandi dimensioni sono caratterizzati da una struttura piramidale di società controllate a cascata al vertice delle quali si trova una holding, che costituisce il centro direttivo di tutte le attività economiche governate dal gruppo. Nei gruppi di più grandi dimensioni, fra la capogruppo e le società operative si frappone una serie di subholding e di finanziarie di partecipazione create per coordinare le attività del gruppo e, se quotate, per coinvolgere altri azionisti nel finanziamento delle attività economiche controllate.
I grandi gruppi privati italiani si differenziano da quelli degli altri paesi per il fatto di costituire, ai primi livelli successivi alla capogruppo o alla società cassaforte, delle società finanziarie di partecipazione con titoli quotati che hanno l’obiettivo di fare partecipare altri soci al finanziamento delle attività economiche governate dal gruppo. Tali società finanziarie sono costituite, o acquisite, prevalentemente per sfruttare il meccanismo della leva azionaria.
La finanza trova il suo rifugio-laboratorio, in un culto elaborato, partendo dalla Borsa valori, nobile istituzione al servizio dell’economia, per acquisire capitali e impiegarli sui settori ad alto rendimento. In verità una nobile istituzione. L’uomo riesce ad inquinare tutto, anche le nobili istituzioni. Quindi da linfa della finanza per innescare spinte propulsive, la Borsa è divenuta il ricettacolo degli usurpatori, di finanzieri senza scrupoli, interessati a facili guadagni, del gioco delle carte che da servizio all’economia diventano parte fondamentale dei servizi corrotti. I giochi di Borsa così diventano un carosello legale e gestiscono miliardi di euro senza un riferimento vero all’economia. Diventano un mercato irrazionale e incontrollato di beni e servizi senza una base vera. Al libero mercato subentra il libero arbitrio di accordi malefici. Il gas che costa una inezia alla produzione approda con le carte alla Borsa di Amsterdam e raggiunge cifre inspiegabili, elevando l’inflazione e obbligando i consumatori ad esborsare cifre paradossali.
Ad accrescere la confusione per il cittadino, gli speculatori seriali hanno inventato le criptovalute, che vanno ad incrementare il plesso patologico della finanza. La principale di queste pare sia il Bitcoin, un sistema di pagamento valutario internazionale creato nel 2009 da un anonimo inventore (o gruppo di inventori), noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto.
Di certo, il bitcoin non viene classificato come una moneta, ma come una riserva di valore attualmente molto volatile. A differenza della maggior parte delle valute tradizionali, il bitcoin non fa uso di un ente centrale, in quanto il valore è determinato unicamente dalla leva domanda e offerta. L’organizzazione punta su un database distribuito tra i punti della rete che tengono traccia delle transazioni, sfruttando la crittografia per gestire gli aspetti funzionali, come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione della proprietà.
La rete consente il possesso e il trasferimento pseudo-anonimo delle monete; i dati necessari a utilizzare i propri bitcoin possono essere salvati su uno o più personal computer o dispositivi elettronici quali smartphone, sotto forma di portafoglio digitale. Il patrimonio finanziario ha un indirizzo identificato da un codice alfanumerico che possiede tra i 25 e i 36 caratteri tra numeri e lettere; è l’unico elemento da comunicare per ricevere un pagamento che godrà di un certo grado di anonimato. Va tenuto conto che occorre prestare molta attenzione nella trasmissione del codice alfanumerico in quanto eventuali errori non consentono di annullare l’operazione e causano la perdita del denaro.
La dimensione basata sui bitcoin è ancora molto piccola, se paragonata a economie stabilite da lungo tempo, e il software è ancora in uno stato primordiale; tuttavia sono già commercializzati in bitcoin merci e servizi reali quali, ad esempio, automobili usate o contratti di sviluppo software.
Si registrano moltissimi enti, organizzazioni e associazioni che accettano donazioni in bitcoin; dal novembre 2013 l’università di Nicosia, a Cipro, riconosce il bitcoin come mezzo di pagamento delle tasse universitarie A partire dal 1º luglio 2016, nella città di Zurigo, è possibile pagare in bitcoin alcuni servizi pubblici, tra cui la sanità e i trasporti. Anche la Repubblica Centroafricana ha adottato il bitcoin come valuta legale il 27 aprile 2022 affiancandolo al franco CFA.
A differenza delle altre valute a corso legale, i bitcoin hanno una caratteristica unica: nessuno può controllarne il valore a causa della natura decentralizzata del metodo di creazione della valuta. I trasferimenti sono definiti come un cambio di proprietà della valuta e vengono effettuati senza la necessità di una direzione esterna che debba fare da supervisore tra le parti. Tale modalità di interscambio rende impossibile annullare la transazione e quindi riappropriarsi delle monete che hanno cambiato di proprietà. Il cliente Bitcoin trasmette la transazione ai suoi nodi più vicini, che ne verificano l’autenticità e la disponibilità dei fondi e la ritrasmettono a loro volta ai nodi a cui sono connessi. Utilizzando le stime ricorrenti, Il numero totale di bitcoin tende al limite di 21 milioni. Si presume che I bitcoin subiranno una deflazione nel valore (cioè un aumento del valore reale) dovuta alla scarsità di nuova moneta.
Tra gli scenari previsti per un possibile fallimento del Bitcoin, vi sono la svalutazione della moneta, una base di utenti in diminuzione, o un attacco frontale al sistema da parte dei governi. Nella clonazione totale del sistema e nel carosello insidioso e complesso, non si riesce facilmente a bandire ogni forma di denaro digitale come Bitcoin. La decentralizzazione e l’anonimato che fanno intrinsecamente parte del Bitcoin possono essere interpretati come una reazione ai procedimenti giudiziari nei confronti di aziende che lavoravano nell’ambito del denaro elettronico
Per queste ragioni, alcuni commentatori sollevano dubbi sulla reale possibilità tecnica di bloccare gli scambi anonimi in criptovalute su Internet. Le restrizioni sarebbero motivate dall’attività delle organizzazioni criminali e terroristiche negli scambi anonimi e criptati, dal rischio dei numerosi e piccoli risparmiatori che acquistano criptovalute come bene rifugio oppure per guadagnare sulle variazioni di prezzo, dall’instabilità creata dai pochi grandi investitori in Borsa.
I provvedimenti variano dalla forma dell’autoregolamentazione di settore con la creazione di registri nazionali degli operatori autorizzati, alla sospensione dei titoli in Borsa, divieto di transazioni anonime riservandole a chi possiede un conto corrente bancario autenticato, al blocco delle carte di credito.
Altra importante questione riguarda la proprietà e il controllo della moneta, e della ricchezza scambiata in bitcoin senza transitare dai tradizionali canali di investimento bancari. La criptomoneta è emessa da operatori talora quotati in Borsa, ma che non sono proprietari del valore introdotto nei circuiti di scambio, e che sono quindi fuori controllo, perché agiscono in un contesto multinazionale e pertanto non sono influenzati dagli strumenti di politica monetaria delle banche centrali (un rialzo dei tassi, ecc).
Il Governo cinese ha bloccato gli scambi in criptovaluta anche se in Cina si concentra il 30% del valore degli scambi totali nelle 1.200 criptovalute censite, rendendola la principale piazza finanziaria – e speculativa – mondiale in questo tipo di moneta.
Il Giappone è stato uno dei primi e pochi paesi al mondo a riconoscere la legittimità delle criptovalute, introducendo una regolamentazione e iscrivendo undici operatori in un registro istituito presso l’autorità di controllo della Borsa. Invece le principali banche australiane hanno “congelato” senza preavviso gli account di utenti (con accesso in Borsa) denominati in criptovalute.
La criptovaluta è stata persino ritenuta da alcuni come un mezzo per democratizzare la finanza internazionale proprio nel periodo di recessione, favorita come è noto dalla deregulation dei mercati finanziari. La maggior parte degli analisti intravvede – a giusta ragione – la mancanza di legalità della valuta stessa al pari delle valute ufficiali nel mercato globale. Fra l’altro, il Bitcoin porta con sé pochi vantaggi e molti svantaggi. Anche se protegge dall’inflazione e favorisce la libertà di pagamento, non dispone di una tutela giuridica e rischia la deflazione. Cosa molto negativa è il rischio di perdere la chiave privata di accesso e non poterla ripristinare.
Le figure deputate a questo lavoro, chiamate validatori, utilizzano risorse computazionali per risolvere complessi problemi matematici. La prima entità in grado di ottenere la risposta corretta avrà automaticamente diritto a convalidare il successivo blocco di transazioni.
Ho richiamato brevemente questo oscuro istituto, che va ad incrementare le sciagure della finanza, solo per aggiungere un altro tassello alla necessità di imporre e ricostituire una finanza pulita e adeguata al contesto dell’economia, in una visione di etica sociale.
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