È l’Irpinia a lottare per la lingua italiana in Svizzera

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Sono gli irpini a difendere la lingua italiana e l’italianità nel mondo, sono gli irpini a portare avanti le loro radici a testa alta e con orgoglio.

Si è conclusa la settimana scorsa la tavola rotonda sull’importanza dell’italianità e della lingua italiana ad Emmenbrücke (Svizzera). Ad organizzarla Antonia Cianciulli, irpina residente in Svizzera, che crede fortemente nelle sue radici e con grande dedizione da anni porta avanti le tradizioni e la cultura dell’Irpinia e in particolare di Andretta creando, attraverso i social, un filo sottile che unisce le diverse comunità di italiani in tutto il mondo.

Durante il dibattito, dai risvolti interessanti, sono emerse sul tema, argomentazioni diverse. L’incontro si è aperto con due collegamenti telefonici: con Pietro Gianinazzi, presidente ASDLI di Berna e con il prof. Carlo Simonelli scrittore italo- svizzero.

A seguire hanno palesato la loro esperienza insegnanti e studenti di una lingua preziosa, ma purtroppo poco studiata. Tra i rappresentanti delle scuole Rosanna Muzzi, Scuola IncontroItalia Lucerna, Rocco Sestito, studente dell’università di Zurigo,  figlio di calabresi residenti in Svizzera che ha preso parte ai corsi di lingua e cultura italiana, e le rappresentanti dei docenti dei corsi di Lingua e cultura italiana Fasanella Maria e Natalia Geraci.

Per la letteratura e l’editoria sono state preziose le testimonianze di Sara Esposito, che, pur essendo nata e cresciuta a Lucerna e avendo pubblicato il suo primo fantasy, “Il Bianco Tristano”, in tedesco, ha voluto fortemente pubblicarlo anche in lingua italiana con la casa editrice Il Papavero; la scrittrice del “Diario di pietra” ed. Il Papavero, presentato anche al Premio Strega e accolto dai docenti di antropologia dell’università di Salerno, Alessandra Cotoloni, che ha voluto sottolineare come finanche i graffiti del Nannetti a cui si è ispirata nel suo romanzo, sono stati valorizzati più che in Italia a Losanna che ha voluto dedicar loro un’intera sezione del museo di art brut. L’editrice Donatella De Bartolomeis, che da quattro anni incontra le comunità di italiani in Svizzera con libri e convegni per tener vive le radici italiane in chi dall’Italia è lontano, ha aperto il suo intervento con l’importanza della nostra lingua e delle singole parole “Noi siamo le nostre parole” ha esordito e poi si è soffermata sulla differenza tra ciò che siamo e ciò che pensiamo di essere e sulla percezione che diamo di noi. “Orami ci conoscono e ci associano a don Vito Cor Leone, a Gennaro Savastano, ad Al Capone, ma nessuno parla, nessuno sembra ricordare, i nomi dei tanti italiani che hanno fatto la storia e non mi riferisco alla storia del proprio paese, che pure è importante, ma la storia nazionale, dando un contributo in diversi settori. Ricordiamo ad esempio Amadeo Peter Giannini per l’economia, il prof. Coltorti, da pochi anni scomparso, e il prezioso contributo che ha dato alla medicina scoprendo le transaminasi… e tantissimi altri. Dobbiamo essere fieri di essere Italiani e camminare a testa alta” e poi mostrando un’edizione dei promessi sposi e della divina commedia in tedesco (datate 1909 e 1915) ha concluso “Se in Svizzera nei primi del ‘900 si dava valore a queste opere, tanto da sentire l’esigenza di tradurle in tedesco per una maggiore diffusione, un motivo ci sarà.”

A moderare il convegno Antonia Cianciulli, supportata anche dalle letture e interpretazioni di diversi classici italiani a cura dell’istrionico Ettore Carradori.

Ad onorare l’iniziativa con la loro presenza Luciano Alban, presidente del Comites di Zurigo che comprende ben 9 cantoni, ed Enzio Bertola, Responsabile Comunicazione – Antenna Ticino dell`ASDLI, Ass.ne Svizzera della Lingua Italiana.

L’appuntamento è per il prossimo anno, con la speranza che nei prossimi mesi si riesca a smuovere qualcosa e a portare la nostra lingua anche nelle scuole svizzere dove la presenza degli italiani è più che consistente.

 

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