Europa League, Arsenal-Napoli: 2-0. Tutto da rifare

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LONDRA. Non una delusione, non una sconfitta meritata, di più: una squadra senza attributi, una compagine svogliata, confusionaria, in crisi nei ruoli cardine, a partire dalle fasce laterali dove Rui, una frana, come già ci aveva abituato in tutte le gare di Champions League, superficiale al punto da regalare la palla agli avversari che hanno così messo a segno la prima rete, quando già i londinesi avevano preso in mano il match, stringendo i partenopei nella loro metà campo, con Hysaj, sul versante opposto, che tra errori e difficoltà a chiudere sugli avversari, ha concesso agli inglesi di maramaldeggiare sul lato sinistro dell’attacco dell’Arsenal. Solo la coppia centrale ha retto agli urti frontali, ma con uomini in maglia biancorossa che si affollavano in area non era facile essere lucidi nei disimpegni, comunque Koulibaly e Maksimovic, per quanto possibile, hanno svolto il loro lavoro, sottolineando la prova maiuscola di Meret, ancora salvatore del passivo ridotto, e grazie a lui qualche chance di poter accedere alla semifinale la si può coltivare. Assolutamente insufficiente il centrocampo, con Ruiz alla sua peggiore prestazione in maglia azzurra, con Zielinski irriconoscibile anche quando si è trovato in condizione di battere a rete a pochi passi da Check, e per non descrivere la completa metamorfosi di Allan, che sembra voler lanciare messaggi di guerra al presidente, al quale non resta che concedergli il pass per i transalpini del PSG, forse attratto dagli euro francesi che hanno il sapore della quantità, e il solo Callejon ha cercato, sulla fascia di competenza, di essere incisivo ed i suoi cross sono stati le uniche opportunità per cercare di violare la porta avversaria, di realizzare quella rete che avrebbe potuto far pendere la bilancia della qualificazione verso il Napoli. E l’attacco, pura presenza di spettatori non paganti, Mertens che ha corso a vuoto, Insigne che sembrava il vaso di coccio tra vasi di ferro e, nonostante abbia dimostrato di non aver recuperato appieno la forma, si è inghiottito un’occasione d’oro, nel primo tempo lanciando in curva un pallone che attendeva di essere depositato in rete con classe e precisione, su assist di Callejon.

Qualche attenuante? Nessuna, a meno che non si voglia mettere in campo il refrain della paura, della soggezione che si prova a giocare in questi stadi inglesi: non ricordiamo male e, andando con la memoria all’ultimo confronto con il Liverpool, la squadra di Ancelotti non aveva sofferto il clima dell’Anfield e, fino all’ultimo istante, aveva rischiato sì, ma era riuscito a creare occasioni per il pareggio che avrebbero significato il passaggio agli ottavi di Champions. La debacle di Empoli e il pari interno con il Genoa erano stati giustificati dal pensiero costante degli atleti alla partita di ieri, ma invece mostravano i segnali di una decadenza fisico atletica dei calciatori del Napoli e il debito di ossigeno lo si è notato in più fasi, per cui il recupero per la gara di ritorno non sarà facile ed emerge ancora una volta la carenza di uomini di centrocampo nella rosa azzurra, stante l’infortunio di Diawara e l’addio di Hamsik che, con la sua esperienza, avrebbe fatto da chioccia ai giovani Ruiz e Zielinski. E Ancelotti ci ha messo del suo, portando a sfinimento la richiesta degli avvicendamenti che i più ritenevano indispensabili, non per l’ultimo quarto d’ora, ma ben prima: possibile che padre e figlio non abbiano osservato e sopportato a mala voglia le deficienze in ogni parte del campo? E non potranno certo essere soddisfatti di un secondo tempo, più equilibrato, si fa per dire, solo per il relax che si erano concessi gli inglesi dopo una prima frazione giocata a ritmi alti: e nonostante questa considerazione, l’Arsenal ha impensierito e messo a dura prova il sempre presente ed attivo Meret, sfortunato sul secondo gol, causato da una deviazione improvvida di Koulibaly. La fiducia del trainer, che spera nel supporto del pubblico al S. Paolo, sembra ispirare più gli incalliti tifosi del Napoli che i realisti supporters partenopei, ma novanta minuti assatanati potranno essere l’unico motivo di speranza di ribaltare questo doppio vantaggio degli uomini di Emery.

Adriano Mongiello

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