I gatti leggono l’anima

Di fronte a certe creature bisognerebbe tacere. Lasciar parlare gli occhi, forse. O il silenzio. Perché ci sono esseri che non si possiedono. Non si addomesticano. Non si comprano, non si comprano mai. Non perché siano ingrati, ma perché sono liberi. È la loro natura a renderli intoccabili. Intoccabili, ma presenti. Come un vento caldo che non puoi afferrare, ma ti scalda lo stesso. I gatti.

Eppure, con una leggerezza disarmante, restano. Restano accanto quando crolli. Quando non vuoi spiegare, quando tutto è troppo. Quando il mondo ti dice “vai avanti”, loro si accoccolano accanto a te e ti sussurrano, senza voce: “Riposati”.

Non si offrono per guarirti. Ma lo fanno lo stesso. Ti osservano, ti studiano, ti leggono. Sanno tutto di te. I giorni bui, le notti insonni, i tremori che non confessi a nessuno. Loro no, non chiedono spiegazioni. E soprattutto, non ti invadono.

È lì la differenza. Loro non riempiono lo spazio. Lo attraversano. Con grazia, con mistero, con quella forma di rispetto che noi umani abbiamo dimenticato da tempo.

La scienza li ha misurati, quei suoni. Le fusa. Hanno dato numeri, come sempre: tra i 25 e i 150 hertz. Frequenze che curano, dicono. Che rigenerano ossa, muscoli, cuore. Frequenze che calmano il sistema nervoso, che stabilizzano il respiro. Ma io, che ho sentito il petto di un gatto vibrare sul mio dolore, non ho bisogno di numeri. Mi basta ricordare.

Quel suono non è solo un suono. È una medicina. È una preghiera sussurrata al posto tuo, quando non hai più fiato per chiedere aiuto.

I gatti sanno. Lo sanno da sempre. Non c’è trauma che non sentano, non c’è angoscia che non percepiscano. E non fanno nulla, apparentemente. Non parlano. Non danno consigli. Non ti stimolano a reagire. Semplicemente si mettono accanto. Ti contengono. Con lo sguardo, con il corpo, con quel silenzio pieno di tutto.

E nel farlo, ti rimettono al mondo.

C’è chi li chiama animali domestici. È una bestemmia, questa. Loro non vivono con te. Ti scelgono, ti ospitano per un tratto. E poi vanno via, se devono. Non per egoismo. Ma per dignità. Perché l’amore, quello vero, non trattiene. Non pretende. Accade e basta.

Ho visto gatti fissare il vuoto come se ci fosse qualcosa. E forse c’era. Ho visto gatti dormire sempre sullo stesso punto della casa, come se lì ci fosse un nodo energetico da sciogliere, e c’era. Ho visto gatti restare accanto al petto di un uomo depresso, per settimane. Senza mai chiedere nulla. Neanche un grazie.

Non è esoterismo da quattro soldi. Non è romanticismo. È la verità che solo chi ha avuto un gatto può capire. Se sei pronto, ti scelgono. E se lo fanno, non sarai più lo stesso. Perché loro non ti giudicano, non ti misurano. Ti vedono intero, anche quando sei in frantumi.

Ed è in quel momento, forse, che inizi a guarire.

E se un gatto non ce l’hai?

Ecco un semplice esercizio ispirato al potere delle fusa feline:

Ti serve:

  • Audio con le fusa di un gatto
  • Cuffie o una cassa
  • Un posto tranquillo dove non ti disturbino

Come fare:

  1. Siediti o sdraiati in una posizione comoda. Chiudi gli occhi.
  2. Avvia il suono delle fusa. Ascoltalo come fosse un respiro antico.
  3. Inspira lentamente quando il suono si alza. Espira quando si abbassa.
  4. Se vuoi, emetti anche tu un suono morbido con la gola mentre espiri (un “mmm” sommesso, profondo).
  5. Immagina di essere un gatto al sole. Che non ha fretta. Che non deve spiegare niente a nessuno. Che si sente al sicuro.

Resta lì. Respira. Ascolta.

E quando il suono finisce, non dire niente. Non pensarci troppo. Apri gli occhi. Guarda il mondo da lì, da quel piccolo silenzio nuovo dentro di te.

Forse non sei guarito. Ma forse stai iniziando a respirare di nuovo.

Se un gatto ti ha mai scelto, lo sai: non sei più solo. E se non ti ha ancora scelto, impara ad ascoltare come loro. A guardare come loro. A vivere come loro. Perché a volte, la vera forza non sta nel resistere. Sta nel riposare. E poi, nel ricominciare.

©Riproduzione riservata

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About Donata De Bartolomeis

Naturopata ai sensi della legge 4/2013, holistic coach, laureata in psicologia, porto avanti un mio metodo dolce e non invasivo, la “Speleologia del sé”, per lavorare sui blocchi energetici (credenze limitanti, auto-sabotaggi, emozioni depotenzianti…). “Non sono ciò che faccio, sono semplicemente ciò che sono. E spesso mi ritrovo a guardare il mondo a testa in giù.” http://edizioniilpapavero.it/altraformazione/benessere e il numero di tel. 3387780160