I tesori del viaggio. Speranza, amore e fede gli ingredienti della missione di Avellino per il mondo in Madagascar

Un’esperienza unica quella di cui ci parla Elvira Napoletano, appena tornata da un viaggio di missione in Madagascar. In un precedente articolo abbiamo descritto le motivazioni che hanno mosso l’APS Avellino per il mondo a intraprendere questa fattiva collaborazione con la missione redentorista di Wohemar per il completamento della clinica ostetrica e pediatrica a servizio dei villaggi.

Ora che la vicepresidente dell’associazione Elvira Napoletano è tornata, abbiamo raccolto le sue impressioni per raccontarvi la sua missione in Madagascar.

Carissima, ben tornata prima di tutto. Sappiamo che la situazione politica in Madagascar in queste settimane è piuttosto agitata e questo aveva impensierito i tuoi amici in previsione del tuo viaggio. Le precedenti missioni ti hanno vita impegnata in Senegal, ma com’è il Madagascar?

Mi sono trovata, pur essendo sempre in Africa, a osservare qualcosa di diverso in questo luogo. La mia esperienza è stata più carica di umanità, perché qui ho trovato una povertà più profonda rispetto agli altri paesi africani che ho visto. I padri redentoristi qui fanno un gran lavoro e nei nostri confronti, perché con me c’era anche Angela De Marco, sono stati molto accoglienti. E, nonostante i disagi, devo dire che mi è dispiaciuto veramente andarmene, sarei rimasta lì ad aiutare.

Siete riuscite a fare ciò per cui siete andate?

Oh sì, ma c’è ancora molto da fare per completare la clinica, in particolare per il completamento delle attrezzature della sala operatoria, e bisogna portare del personale per formare i medici e gli infermieri che prestano il loro servizio sia nei dispensari medici che nella clinica stessa. E poi ci sono i bambini, per i quali si prodigano molto i redentoristi, a cui dobbiamo fare arrivare materiali scolastici. Abbiamo vagliato insieme, sul posto, le necessità e gli aiuti di cui hanno bisogno per poterci attivare proficuamente da qui. La missione è anche in attesa delle due ambulanze, di cui avevamo già parlato la volta scorsa e che dovrebbero arrivare tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre in Madagascar.

Ti vedo raggiante, è questo l’effetto che fa l’Africa?

Il sapere di poter fare qualcosa di concreto per popolazioni che vivono in un luogo meraviglioso, ma con tanta povertà, è sicuramente una bella cosa. Ma l’emozione che si prova durante una missione è difficile da raccontare, perché quello che si vive quotidianamente in questi contesti è lontano dal nostro essere occidentali e solo vivendolo si può capire la grande povertà che vive i tre quarti della popolazione mondiale. Ma, come dico sempre, il grande paradosso sta nel fatto che loro affrontano la loro vita umile con il sorriso, accoglienti e con la gioia nel cuore. Le immagini che porto con me lasciano trasparire solo in minima parte la realtà. Ringrazio sempre i Redentoristi per aver reso questa esperienza indimenticabile e per avermi permesso di vivere momenti così intensi e significativi.

Sono doverosi i paragoni con la nostra vita “occidentale”. Cosa hai portato nella valigia da questo lungo viaggio missionario?

La speranza, l’amore, la gioia della vita in un posto dove noi occidentali ci chiediamo come si può essere così sorridenti quando noi ci deprimiamo solo perché non diamo un senso alla nostra vita. La calma, il prendere la vita senza stress, vivendola quotidianamente… e soprattutto gli occhi dei bambini, che sembravano stelle luminose in un cielo nero, ma anche la grande fede in Dio che da noi ormai è marginale. Un viaggio che mi ha insegnato a vedere la vita con occhi diversi, a trovare la bellezza nella semplicità e a riscoprire il valore della fede e dell’amore.

E poi, la clinica ostetrica pediatrica a Wohemar è un esempio concreto del grande lavoro che i Redentoristi stanno facendo per i poveri in questa terra. Continuiamo a camminare sulla strada delle missioni, fieri di poter testimoniare e partecipare al sostentamento di queste missioni. La povertà di questa terra è contrastata dalla gioia e dai sorrisi dei bambini e degli adulti, che riempiono il cuore inaridito dal nostro vivere occidentale e consumista. È un’esperienza che ci fa riflettere e ci ricorda l’importanza di vivere con semplicità e gratitudine.

Il tuo punto fermo restano i bambini.

Bambini che sono costretti a lavorare per le condizioni di povertà della famiglia, sono immigrati che parlano da soli, mentre i nostri bambini vivono in un mondo ovattato e protetto, ma che spesso li rende insoddisfatti. Milioni di bambini nel mondo sono costretti a lavorare per un pugno di riso… questo deve farci riflettere sulla nostra responsabilità e sulla necessità di agire per cambiare questa realtà.

La tua riflessione è giusta. Cosa rimane nei tuoi occhi, una volta tornata?

Viaggiare lungo le strade dei villaggi è un continuo sorprenderti di come si può vivere in condizioni così diverse, guardando con occhi occidentali. La giornata in quei villaggi si inizia la mattina presto perché le distanze sono lunghe e gli spostamenti avvengono per lo più a piedi. I bambini che vanno a scuola partono alle 5 del mattino, mentre noi se non accompagniamo i nostri figli fin dentro la scuola con la macchina non siamo soddisfatti. Poi ci lamentiamo che i ragazzi non sanno gestirsi e non sono responsabili… poniamoci qualche domanda: cosa stiamo insegnando ai nostri figli? Cosa significa essere responsabili e autonomi nella nostra società?

So che hai condiviso il tuo compleanno in Madagascar alla Missione redentorista. Una esperienza nuova anche questa.

Il mio compleanno è stato un giorno speciale, vissuto nella missione in Madagascar, è stata un’esperienza unica e indimenticabile. L’unica nota di amarezza è la lontananza dalle mie figlie, ma so che loro condividono il mio spirito missionario.

©Riproduzione riservata

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About Eleonora Davide

IL DIRETTORE RESPONSABILE Giornalista pubblicista, è geologa (è stata assistente universitaria presso la cattedra di Urbanistica alla Federico II di Napoli), abilitata all’insegnamento delle scienze (insegna in istituti statali) e ha molteplici interessi sia in campo culturale (organizza, promuove e presenta eventi e manifestazioni e scrive libri di storia locale), che artistico (è corista in un coro polifonico, suona la chitarra e si è laureata in Discipline storiche della musica presso il Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino). Crede nelle diverse possibilità che offrono i mezzi di comunicazione di massa e che un buon lavoro dia sempre buoni risultati, soprattutto quando si lavora in gruppo. “Trovo entusiasmante il fatto di poter lavorare con persone motivate e capaci, che ora hanno la possibilità di dare colore e sapore alle notizie e di mettere il loro cuore in un’impresa corale come la gestione di un giornale online. Se questa finestra sarà ben utilizzata, il mondo ci apparirà più vicino e scopriremo che, oltre che dalle scelte che faremo ogni giorno, il risultato dipenderà proprio dall’interazione con quel mondo”.