Il cielo è d’acciaio, diario di un giovane nei giorni di guerra di Michela Marano, Capponi Editore. La recensione
Un diario, il racconto di un giovane che descrive la guerra tra Russia e Ucraina dal 24 febbraio 2022 al 25 luglio dello stesso anno. Da allora sappiamo che poco è cambiato, anche se le speranze nutrite in quel primo anno di conflitto hanno ceduto il passo prima alla rabbia, poi alla rassegnazione e inesorabilmente all’abitudine. La palpitante avventura del giovane Ruslan, di appena 18 anni, costretto a lasciare il suo paese di origine, dividendosi dal resto della sua famiglia, già mutilata del padre, partito per il fronte, narra l’evoluzione del conflitto con la potenza descrittiva del diario, mentre gli avvenimenti scorrono attraverso il narratore, che apprende come può le notizie su ciò che gli capita intorno, dalle informazioni che vengono dai giornali, su cui riesce a mettere saltuariamente le mani, o anche da persone che incontra nel suo viaggio. Primo tra tutti dall’ortodosso ingegnere ventottenne di origini giordane Ismael, che farà da Virgilio al viaggio infernale che Ruslan dovrà affrontare. Un viaggio che lo farà crescere, conoscendo meglio se stesso e la realtà che lo circonda, in cui dovrà sperimentare i disagi della guerra e ascoltare le testimonianze di chi fugge come lui alla ricerca della salvezza. Il ritorno alla casa natia, che ricorda la manzoniana calata dei lanzichenecchi, l’orrore di Burka, la consapevolezza che niente sarà più come prima, faranno del ragazzo, sorpreso dalla guerra quando è in procinto di completare gli studi superiori, un uomo capace di guardare in faccia il dolore e di cercare ancora un futuro.
La scelta del genere narrativo del diario è sempre ardua, a causa dei limiti che questa forma impone all’autore, e per questo va lodato il coraggio di Michela Marano che, forte della sua esperienza poetica, ricorre a immagini che chi è avvezzo al linguaggio lirico è uso concepire, stemperando in questo modo il registro descrittivo, proprio del genere. E l’autrice ne fa uso anche per descrivere lo stato d’animo di Ruslan, con il cosiddetto “correlativo oggettivo”, una efficace tecnica in grado di rivelarlo, attraverso la descrizione di eventi esterni.
“Qui il colore predominante è il nero, poi, di là nell’orizzonte, il grigio del cielo. Mi convinco che qui, ormai, il mondo è in bianco e nero.”
p.46
Il linguaggio è semplice e scorrevole, anche se il tema, che fonda nel reale, un reale che non ha a tutt’oggi soluzione, risponde pienamente e con onestà al titolo scelto, Il cielo è d’acciaio.
“…cielo polverizzato in cenere… color dell’acciaio.”
p.111
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