Il gioco delle emozioni. Il focus di Giuseppe Rocco

Le emozioni sono il sale della vita; sono quelle sensazioni che arricchiscono la nostra quotidianità; sono gli eventi che attribuiscono significato e restano nella memoria.  Le emozioni attribuiscono dinamicità e colore alla nostra esistenza e sono essenziali per il nostro adattamento sociale, anche se restano una dimensione complessa e in parte enigmatica. Comunque si può affermare che le emozioni costituiscono la cerniera fra la componente biologica, soggettiva, sociale e culturale, attraversando in profondità la nostra esperienza umana.

Queste sensazioni hanno incontrato dagli anni settanta la ricerca di studi psicologici, partendo dall’assunto che possono essere considerate come collezioni specifiche e coerenti di risposte fisiologiche attivate da determinati sistemi cerebrali, al momento in cui l’individuo si rende conto di certi stimoli o situazioni. Come tutti gli studi, gli scienziati si sono divisi nell’interpretazione.

La teoria periferica, collaudata a Lipsia da Wundt e confermata da James, ha definito l’emozione come il sentire i cambiamenti neurovegetativi a livello viscerale; secondo questa teoria alla base dell’esperienza emotiva vi sarebbe un meccanismo retroattivo dalla periferia dell’organismo al sistema nervoso centrale.

La teoria del feedback facciale riguarda le espressioni facciali che forniscono informazioni motorie e cutanee le quali influenzano il processo emotivo. Questa ipotesi, avanzata da Ekman, sostiene che le espressioni facciali da sole siano sufficienti a generare l’esperienza emotiva corrispettiva, in quanto esisterebbe una corrispondenza fra una determinata configurazione di movimenti dei muscoli facciali e una certa emozione.

La teoria centrale, caldeggiata da Cannon nel 1927, sostiene che i centri di attivazione, di controllo e di regolamentazione dei processi emotivi non si trovano in sede periferica come i visceri, ma sono localizzati centralmente nella regione talamica del cervello; i segnali nervosi da essa provenienti sarebbero in grado di indurre le manifestazioni espressive e motorie e inviare le componenti soggettive attraverso la connessione con la corteccia cerebrale. Questa tesi viene suffragata dalla sperimentazione elettrica delle aree ipotalamiche dei gatti, in modo che Cannon intravvede emozioni che presentano la medesima configurazione. Successivamente questa teoria viene integrata e riformata, precisando che il sistema limbico, in riferimento alle emozioni, conta su due strutture: l’ipotalamo e l’amigdala. Il primo svolge funzioni di coordinamento del sistema autonomo (simpatico e parasimpatico) e di controllo del sistema endocrino; l’altro diventa una sorta di computer della vita emotiva.

La teoria cognitivo-attivazionale di Schachter concepisce l’emozione come la risultanza dell’interazione fra due componenti distinte, una di natura fisiologica dell’organismo e l’altra di natura psicologica con la percezione di eventi. Questa teoria ha concesso aperture sul rapporto cognizione ed emozione. A differenza dei riflessi, che hanno un decorso immediato e involontario, le emozioni sono automatiche ma strutturali e complesse.

La teoria costruttivistica, che affida le emozioni a prodotti eminentemente sociali e culturali, anziché come processi e fenomeni sociali.

In sintesi, non abbiamo una risposta certa e scientifica; non si riescono a permeare i sentieri del cervello, che comanda infine tutto l’assetto emotivo. Sappiamo con certezza che le emozioni sono il motore del comportamento umano, il termometro del nostro benessere globale e la bussola delle modalità esistenziali.

Si narra che i giocatori di poker devono essere capaci di non rivelare le emozioni altrimenti avvertono gli avversari delle proprie potenzialità, rischiando di perdere la posta. Nella vita in qualche modo si ripete il poker, nel senso di nascondere agli altri le proprie sensazioni intime.

Per comprende appieno le emozioni, liberiamo il campo da significati affini. Il temperamento è l’insieme dei tratti e delle differenze individuali, intese come predisposizioni comportamentali fondamentali, influenzati da fattori biologici; la personalità è un assetto psicologico più ampio che contiene importanti strutture cognitive, il sistema delle credenze e dei valori, il concetto di sé; i sentimenti sono disposizioni affettive rivolte in maniera relativamente stabile verso specifici individui. 

Le emozioni rappresentano una categoria eterogenea e ognuna di esse può assolvere ad una molteplicità di funzioni con riferimento al contesto e alla natura delle conseguenze. Praticamente le emozioni costituiscono un meccanismo di segnalazione della pertinenza e della rilevanza degli eventi per il soggetto in riferimento ai suoi interessi. Nel processo generale subentra la valutazione delle situazioni, qualificate come piacevoli o spiacevoli, favorevoli o sfavorevoli per il conseguimento dei propri interessi. Di conseguenza le emozioni vengono a svolgere funzioni essenziali di adattamento all’ambiente.

Le attività emozionali non sono soltanto un segno dell’evoluzione della specie umana per assolvere a compiti fondamentali della sua sopravvivenza ma sono strettamente connesse con le relazioni interpersonali. Le interazioni sociali costituiscono quindi la fonte principale delle emozioni che aiutano o frenano le relazioni con gli altri. I giochi relazionali, i desideri, le credenze e le aspettative influenzano le tipologie delle proprie esperienze emotive.

Può accadere che alcune emozioni suscitino altre emozioni in una sequenza a catena attraverso processi di convergenza e di reciprocità affettiva. La mutualità dell’esperienza emotiva, nota come contagio emotivo, è molta diffuso nei bambini per via della maggiore fragilità.

Nell’attività quotidiana avvertiamo un flusso continuo di stimoli, ma soltanto alcuni di essi suscitano emozioni, quelle cioè che hanno particolare significato per noi. Ogni soggetto è in grado di valutare ciò che succede in riferimento al proprio benessere e rispondere in modo selettivo e poter distinguere il pericolo o la ricompensa. La valutazione cognitiva diventa soggettiva, poiché ciò che risulta frustante per un individuo, può essere uno stimolo ignorato da altri; così quello che appare una minaccia per un soggetto può invece essere motivo di curiosità o interesse da parte di altri. La valutazione riguarda la novità dell’evento, la piacevolezza intrinseca, il significato degli scopi, la capacità di far fronte all’imprevisto, la compatibilità con la propria immagine. L’insieme di questi parametri costituisce una griglia di valutazione, che a guisa di un radar, consente di raccogliere e selezionare gli stimoli, in modo da pesare la rilevanza del benessere, il raggiungimento degli scopi e la tenuta dell’autostima.

In un determinato stato emotivo o affettivo, le persone si dimostrano più attente agli eventi che sono maggiormente concordanti e consoni con il loro stato psichico, nel senso che le persone depresse percepiscono più facilmente stimoli spiacevoli e le persone allegre acquisiscono con maggiore prodigalità eventi gioiosi. Il ricordo costante, detto ruminazione mentale, agisce con più profondità nelle vicende intense, quali tristezza, vergogna, amore; ovviamente con meno incisione la collera e la paura.

Mettendo assieme le osservazioni, possiamo affermare che l’emozione è una esperienza privata, coadiuvata dall’interazione fra quello che l’individuo crede di essere (credenze, desideri) e l’ambiente circostante in funzione degli apprendimenti tradizionali e culturali. In effetti si realizza un punto di incontro e di sintesi fra natura e cultura, in un processo dinamico di integrazione, creando un mosaico articolato e individuale, differenti da altri simili.

Il sistema operativo e razionale, deputato alla progettualità, non potrebbe espletare il suo funzionamento in modo efficiente senza l’intervento delle emozioni, poiché sono queste le bussole psichiche che orientano le nostre scelte; esse rappresentano l’energia psichica fondamentale per l’esistenza, nonché il motore primario che spinge verso determinati comportamenti. La vita effettiva non può essere concepita senza tenere conto della fondamentale importanza che le dinamiche affettive rivestono.

Gioca un ruolo importante l’ambiente in cui è immerso l’individuo. L’intervento educativo all’interno di ogni specifica realtà tende a trasmettere al soggetto le modalità con le quali un tipo di emozione deve essere manifestata.

Il mondo degli affetti racchiude una carica energetica sorprendente e capace di risvegliare gli strati primitivi della nostra psiche. Peraltro il linguaggio delle emozioni è portavoce dello stato interiore del soggetto. Mantenere accesa la scintilla della partecipazione emotiva verso gli altri diviene condizione preliminare per la crescita psicologica di ogni individuo. Il desiderio di appartenenza concerne un bisogno primario nell’uomo, nello spirito di unione. Attraverso i rapporti personali, l’individuo combatte il vuoto arido della solitudine, considerando proprio la natura dell’uomo come essere sociale. Sentirsi isolati comporta una consistente sofferenza, in quanto l’individuo non trova punti di contatto per condividere le idee e le aspettative.

Le emozioni costituiscono una parte integrante della personalità, in quanto presentano una loro linea di sviluppo adiacente a quella relativa all’evoluzione psichica del soggetto nel corso dell’esistenza. Nelle fasi della vita, l’uomo esperisce una forte condizione di dipendenza dalle figure esterne di riferimento, le quali provvedono a trasmettere i valori in aderenza con una determinata linea tradizionale.

Nel contesto generale, le espressioni facciali possono riguardare un tratto personale e nel contempo un segnale per comunicare all’interlocutore i propri interessi personali e motivi sociali. Chiaramente l’espressione facciale si modella all’individuo: per esempio l’emozione di felicità vissuta dal nuotatore in caso di vincita della gara sfocia in un urlo, dal sorriso contenuto del vincitore di una medaglia d’oro alle olimpiadi. Passiamo dai gesti iconici o lessicali alla pantomima, ossia a gesti che rappresentano attività motoria o imitazione di scene e di situazioni; passiamo inoltre da gesti simbolici ossia convenzionali (del tipo del segnale OK) a gesti deittici, quali movimenti compiuti con l’indice per indicare un oggetto o la direzione; ancora assistiamo a gesti motori o percussioni, come tamburellare con le dita. Quindi le manifestazioni delle emozioni si qualificano come un dispositivo molto importante non soltanto per rilasciare ma propria idea ma per completare l’aspetto interpersonale.

Negli ultimi anni siamo stati martellati dalle cronache che ritraggono l’incapacità emotiva che regna nelle nostre famiglie e nella nostra vita collettiva.

L’evoluzione ha conferito un assetto fondamentale nella psiche umana e i sociobiologi indicano la prevalenza del cuore sulla mente nei momenti più critici della vita. Il valore del nostro repertorio emozionale ai fini della sopravvivenza trova conferma nel suo imprimere nel nostro sistema nervoso come bagaglio culturale umano. Nonostante i vincoli sociali, spesso le passioni riescono a sopraffare la ragione. Così quando siamo in collera, il sangue ci affluisce alle mani e questo rende più facile sferrare un pugno; se abbiamo paura, il sangue fluisce verso i grandi muscoli scheletrici favorendo la fuga e facendosi impallidire; se viviamo un momento di felicità, avvertiamo cambiamenti biologici nella maggiore attività di un centro cerebrale che inibisce i sentimenti negativi; se ci travolge l’amore, i sentimenti di tenerezza e di soddisfazione sessuale comportano il risveglio del sistema parasimpatico, registrando un comportamento opposto alla fuga e al combattimento. Le inclinazioni biologiche vengono plasmate dall’esperienza personale; ad esempio l’esternazione del lutto avviene in modi diversi dai paesi arabi ai popoli scandinavi.

Le emozioni sono contagiose: chi ride aiuta i presenti a ridere. Le emozioni sono correlate agli stati di patologie, quando ci si rivolge ad un sanitario. L’approccio sprezzante del medico o dell’infermiere in condizioni di disagio fisico può accrescere la sensazione di malessere per la fragilità emotiva del malato.

Foto di Prawny da Pixabay

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About Giuseppe Rocco

Esperto di commercio estero. Vice Segretario generale della Camera di commercio di Bologna sino al 31.1.2007; Docente esterno presso l’Università di Bologna, Istituto Economico della Facoltà di Scienze politiche, in qualità di cultore dal 1990 al 2006, di “Istituzioni Economiche Internazionali” e in aggiunta dal 2002 al 2006 di “Diritti umani”; Pubblicista iscritto all’Albo dei Giornalisti dal 1985; 450 articoli per 23 testate nazionali; in particolare consulente del Il Resto del Carlino, in materia di Commercio internazionale, dal 1991 al 1995; Saggista ed autore di 53 libri scientifici ed economici; Membro del Consiglio di Amministrazione del Centergross dal 1993 al 2007;Membro del Collegio dei periti doganali regionali E. Romagna, per dirimere controverse fra Dogana ed operatori economici dal 1996 al 2000, con specificità sull’Origine della merce.