Intervista al Sindaco di Bergamo, Giorgio Gori

Gori Bergamo

Pochi giorni fa è stato pubblicato sul sito del Comune di Bergamo Bergamo2020, strategia di rilancio e adattamento.

Si tratta di un programma guida che ha lo scopo di far rinascere la città di Bergamo dopo i danni devastanti del Corona Virus.

Il piano prevede interventi mirati e si pone degli obiettivi, appunto, di miglioramento. È il frutto di un lavoro di squadra che è partito in Comune ma ha coinvolto tutti, cittadini compresi.

Il Sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, è stato disponibile a chiarirne alcuni aspetti per i lettori di WWWITALIA.

Sindaco, innanzitutto desidero ringraziarla per la sua disponibilità a dedicarmi un po’ di tempo in un momento così particolarmente impegnativo.

Ho letto il programma per la strategia di rilancio e adattamento. Esso tiene in considerazione tutte le figure inglobate nella città a partire dal Sindaco e dalla Giunta Comunale, alle Associazioni di categoria per finire ai cittadini che hanno potuto dare i loro pareri e suggerimenti. Mi sembra un funzionale gesto di democrazia coinvolgere tutti e dare la giusta importanza a chi vive la città.

L’idea di costruire questa strategia nasce con la consapevolezza di dover dare risposte veloci e concrete a una situazione che nessun piano di Mandato poteva tenere in considerazione prima della crisi coronavirus: siamo chiamati a ripensare diversi aspetti delle nostre città, come la mobilità, ma anche il commercio, i servizi educativi, quelli sociali, per far fronte a una stagione come quella della convivenza con il virus, che è ancora in circolazione e che non può essere sottovalutato, visto che ora, soprattutto in Lombardia e a Bergamo, sappiamo bene quanto possa essere devastante. Ma questo momento rappresenta anche una possibilità per correggere in corsa alcune cose su cui siamo consapevoli che sia necessario uno sforzo in più, penso all’ambiente e a stili di vita più sostenibili.

Il piano di rilancio e adattamento Bergamo 2020 nasce comunque dalla Giunta: credo già questo sia un elemento importante, a sottolineare il ruolo di guida, di punto di riferimento e di visione dell’Amministrazione comunale, tanto più importante se calato in un momento complesso e delicato come quello che ci troviamo a vivere. Da lì abbiamo deciso di allargare il campo a tutte le forze politiche del Consiglio Comunale, agli stakeholder della nostra città e, infine, ad associazioni e cittadini perché sono convinto che le azioni che vogliamo mettere in campo siano più efficaci se condivise. Credo che ne sia uscito un buon lavoro, che certamente orienterà le nostre scelte nel breve e medio periodo, e che può rappresentare un modello per i prossimi anni.

Sono rimasta particolarmente colpita dalla considerazione scritta nel documento in cui si dà grande importanza alla cultura come strumento di sviluppo e di ripresa. Condividendola in pieno mi chiedo, e giro a lei il quesito, quanto la gente e le organizzazioni saranno disposte a vivere di nuovo con partecipazione la cultura dopo la terribile esperienza del Covid19?

Io credo che ci sia grande voglia di tornare a vivere la cultura nelle nostre città e nel nostro Paese. Le faccio un esempio: in questo momento abbiamo immaginato diverse iniziative in città, una all’interno dello spazio verde del nostro ex Lazzaretto, un bellissimo luogo all’aperto nel quale poter ricominciare a fare teatro, musica, iniziative, l’altra nei quartieri, delle vere e propri incursioni culturali, quasi 120 proposte da godere “affacciati alla finestra”. E devo dire che entrambi i percorsi stanno riscuotendo un buon gradimento e un discreto successo di pubblico, seppure con tutte le disposizioni e le precauzioni del caso. Ma perché questo è il nostro retaggio, viviamo in città nelle quali la cultura e la storia si respirano per le strade e credo che ci sia una grande voglia di normalità, di svago, ma soprattutto di bellezza.

Proprio per questo, ci puntiamo molto e sul medio e lungo periodo lavoriamo a una proposta molto più strutturata, ovvero quella della Capitale Italiana della Cultura 2023 con Brescia: manca solo l’ufficialità, ormai, ma il percorso sembra essere ormai segnato e sono convinto che possa rappresentare una grande occasione per il rilancio della nostra città. Con Brescia, poi, città “cugina” con la quale abbiamo condiviso il destino nell’emergenza e con la quale mi pare simbolico intraprendere questo percorso.

Considerando che la città di Bergamo con la sua popolazione è stata una delle principali vittime della pandemia da Covid 19 non posso non chiederle quanto sia stato faticoso, in termini di urgenza e responsabilità, gestire una situazione di emergenza che ha falcidiato il territorio.

Io ho avuto un ruolo di retrovia, in prima linea ci sono stati medici, infermieri, operatori sanitari. In Comune eravamo solo in tre, io, il mio portavoce e la mia assistente. L’agenda della mia giornata era vuota, ma non ho mai avuto comunque un minuto libero, quasi sempre al computer, al telefono, in videoconferenza, nel tentativo di fare da facilitatore e con la necessità di prendere decisioni immediate per organizzare i volontari, cercare di recuperare dispositivi di protezione, di garantire i servizi e dare risposte concrete alle persone a casa. Ma ero anche impegnato a fare interviste per dire al nostro Paese e anche al mondo (perché ho avuto modo di parlare con le principali testate giornalistiche mondiali in questi mesi) quanti e quali fossero i rischi legati al coronavirus.

Tutti noi, qui, abbiamo inoltre perso un parente, un amico, un conoscente, una persona che incontravamo per strada. La sera tornavo a casa distrutto, dal lavoro e dalle notizie, che sembravano non essere mai buone: non è facile non farsi prendere dalla tristezza in situazioni come quella che abbiamo vissuto, con il rischio di perdere lucidità e di non essere più efficaci nella propria azione di governo del territorio. È stato certamente faticoso, ma penso che lo fosse molto di più per tutti coloro che han combattuto in prima linea il virus e son riusciti a salvare le vite dei miei concittadini: non li ringrazierò mai abbastanza.

Infine, a suo parere come e in che cosa la pandemia ha cambiato l’umanità?

Un sacerdote che conosco mi ha detto una volta che dal Male – e una pandemia certamente lo è – non può venire nulla di buono. Sono parole che mi tornano costantemente nella testa e che fanno da ulteriore stimolo a quello che faccio tutti i giorni, perché c’è bisogno di uno sforzo superiore al solito nel tentativo di migliorare la città e la vita delle persone che la abitano. Io non penso che il mondo sia realmente cambiato, sicuramente non penso che ne siamo usciti migliori, come sosteneva qualcuno. Credo che abbiamo vissuto una specie di sospensione della normalità e che, quando questa vicenda si sarà chiusa, cercheremo di tornare alle nostre esistenze, magari facendo qualche aggiustamento: credo che abbiamo capito che alcuni nostri comportamenti non siano sostenibili e che probabilmente dobbiamo riorganizzare alcune priorità delle nostre vite, ben sapendo quanto siamo fragili di fronte a eventi come la crisi covid19 di questo 2020. Abbiamo capito, forse, quanto siano importanti e praticabili soluzioni come lo smart working, quanto la qualità della vita delle persone sia fondamentale nell’ambito del lavoro.Nella nostra città credo che avremo rafforzato ulteriormente il nostro senso di comunità e sappiamo che il nome Bergamo adesso significa qualcosa per tutto il mondo, perché tutti ormai ci conoscono: dobbiamo prendere quell’empatia, quella vicinanza che abbiamo sentito in queste settimane, e renderla un’opportunità, per divenire attrattivi, per farci conoscere per quello che siamo, per promuoverci e ripartire. Credo che questo sia diventato il senso di questo mio secondo mandato e in questa direzione che lavorerò nei prossimi 4 anni.

 

Grazie, lei è davvero un Sindaco esemplare. Le auguro buon lavoro e faccio i miei più cari auguri alla città di Bergamo.

Maria Paola Battista

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu