Irpinia Mood. Ce la raccontano Alessandro Graziano e Andrea D’Alessandro

Irpinia Mood

Ritorna il Food Festival organizzato da Irpinia Mood e, mentre fervono i preparativi, disturbo il Presidente dell’Associazione Alessandro Graziano e Andrea D’Alessandro del comitato direttivo.

Trovano, infatti, con grande gentilezza, un po’ di tempo per concedermi un’intervista per i lettori di WWWITALIA.

Chiedo, innanzitutto, al Presidente che cosa è Irpinia Mood e come opera.

L’associazione è nata cinque anni perché i suoi fondatori avevano deciso di investire i loro interessi nel territorio irpino.

Ci siamo, quindi, posti delle domande su come migliorare qualitativamente la vita del territorio ma, soprattutto, come rendere attrattiva questa provincia che, ovviamente, ai nostri occhi si presenta bellissima. Abbiamo, quindi, riflettuto su quali potessero essere gli strumenti di valorizzazione del territorio e la risposta è stata che la vocazione del territorio irpino è di tipo agricolo e che esso ha una spiccata biodiversità. Lo dimostra il fatto che proprio negli ultimi anni si è investito molto in agricoltura e si è avuta la nascita di prestigiose cantine e aziende agricole che si contraddistinguono per i loro prodotti di altissima qualità.

Così abbiamo individuato l’enogastronomia e la filiera agroalimentare come volano di promozione; quelli più bravi di noi, che fanno marketing, lo chiamano “il posizionamento”.

Questo perché abbiamo immaginato che le altre province della Campania potessero offrire altri tipi di prodotti come quelli storici e culturali e che il posizionamento ideale dell’Irpinia potesse partire dall’enogastronomia. Crediamo, infatti, che possa esistere un’economia legata al turismo solo se esso diventa “sistema” cioè prospettiva di sviluppo per tutti.

Come vi siete mossi da quando avete fondato l’associazione?

Immaginando questo festival, partendo dalla valorizzazione dei prodotti. Abbiamo pensato di realizzarlo ad Avellino perché il capoluogo, da questo punto di vista, non è mai riuscito a esercitare la sua funzione di capoluogo, non è mai stato baricentrico rispetto alla provincia per cui ci siamo posti proprio un problema di carattere politico, che era quello di far recuperare l’identità di capoluogo ad Avellino.

Quando abbiamo iniziato, cinque anni fa, lo street food era molto in voga e ci è sembrato la maniera giusta per partire; l’idea era quella di mettere in strada i prodotti per provare a raccontare il territorio. In seguito, poi, c’è stata un’evoluzione in quanto noi non vogliamo soltanto distribuire cibo all’interno dell’evento ma proviamo a rappresentare anche la parte lenta dell’enogastronomia.

Cosa si intende per parte lenta?

Intendiamo il concetto di cibo che non solo riempie lo stomaco ma che, attraverso le storie di chi lo produce, riempie anche la mente. Quindi, il cibo che è cultura ed ha, per questo, bisogno di spazi di consumo condivisi e con tempi diversi da quelli dello Street Food.

Inizialmente avete contattato delle aziende?

Per partire abbiamo provato a coinvolgere le realtà più rappresentative del territorio, quindi le aziende dell’agroalimentare coi numeri più importanti, come Basso e De Matteis, che hanno subito sposato l’iniziativa tant’è che sono nostri partner strategici dall’inizio. A loro, negli anni, se ne sono affiancate delle altre. Ovviamente Irpinia Mood è anche un modo diverso di raccontare questo territorio e quindi, prima di tutto, queste aziende condividono l’idea prima ancora che l’evento, anche perché l’azione associativa non si è limitata soltanto all’evento.

Infatti, cosa avete organizzato durante l’anno?

In realtà approfondiamo sempre quella che è la mission iniziale e cioè valorizzare il territorio, parlare di turismo in modo diverso. Chi oggi, infatti, collega il significato della parola turismo soltanto ai grossi numeri fa un grandissimo sbaglio, perché nella nostra fase storica turismo vuol dire anche viaggio, conoscenze, scoperte, esperienze, natura. Il viaggiatore oggi è orientato ed è attratto da canoni e criteri completamente diversi e il “prodotto Irpinia” è perfetto.

Ho visto che in Corso vittorio Emanuele stanno allestendo delle casette.

Infatti. Avremo delle aziende espositrici che quasi sempre hanno una connessione diretta con l’argomento come anche degli outsider che si collegano comunque alla manifestazione. Ospitiamo, infatti, una concessionaria di moto che noi vediamo come uno dei mezzi più belli per poter visitare l’Irpinia “on the road”.

Mentre il riferimento è al pane, al pane quotidiano.

Segue il filo conduttore di narrazione che utilizziamo dal secondo anno. Abbiamo parlato di una terra “in moto”, anche per sovvertire l’abitudine di associare l’Irpinia a accadimenti storici tristi come il terremoto.

Proponiamo, quindi, un territorio che prova a rimettersi in movimento.

Il secondo anno abbiamo messo al centro del dibattito la biodiversità perché non tutti sanno che l’Irpinia, così come è geopoliticamente rappresentata, è un territorio con spiccata biodiversità grazie alla presenza dell’abbondante bacino idrico. Qualche anno fa si parlava di trivellazioni ma noi abbiamo già il nostro petrolio, che è l’acqua. Quindi l’anno scorso abbiamo parlato di acqua mentre quest’anno parleremo di pane e di grani antichi (perché il territorio è ovviamente molto vocato alla coltivazione dei grani), un argomento su cui nel mondo enogastronomico c’è grande attenzione. Pane quotidiano ha per noi anche un significato simbolico, perché volevamo mettere in strada tutte quelle buone pratiche che potrebbero migliorare la vivibilità di questo territorio, perché consideriamo chiave un concetto: se il territorio non diventa vivibile per chi lo abita non può diventarlo per i cittadini temporanei, cioè i turisti.

Poi avremo il concerto di Morgan.

Morgan sembra così lontano dall’evento ma, in realtà, non lo è affatto perché, sempre nell’ottica di valorizzare il bello e il buono dell’Irpinia, tutto questo non può limitarsi all’enogastronomia, che è solo il punto di partenza, il posizionamento di cui parlavo prima, ma a tutte quelle persone che danno valore al territorio in ambiti diversi. Dal punto di vista artistico abbiamo provato a coinvolgere, come abbiamo sempre fatto, eccellenze irpine e quest’anno abbiamo proposto di partecipare al bravissimo pianista Luis Di Gennaro che ha voluto ospitare il suo amico Morgan.

Quindi avremo un Duo e dove sarà posizionato il palco?

Nei pressi di Via Matteotti.

Grazie Presidente. Chiedo, invece, a Andrea D’Alessandro, che è laureato in Economia del Turismo: “A prescindere da Irpinia mood, si parla moltissimo di territorio come  strumento per promuovere l’economia e farla rinascere tramite, appunto, la valorizzazione di quello che c’è o di quello che c’era piuttosto che di azioni nuove che vadano a modificare il territorio. Mi sta sempre più spesso capitando di ascoltare questo concetto anche dalle Amministrazioni e il mio pensiero va sempre alla mancanza delle vie di comunicazione, nel senso che il visitatore che viene da lontano e che ha desidera visitare l’Irpinia per provare il bello e il buono che ha, a meno che non abbia la macchina, ha delle notevoli difficoltà. Questo rappresenta, secondo me, un fatto di enorme arretratezza.”

Noi stiamo provando a dire che il limite infrastrutturale non è sufficiente a giustificare l’arretratezza che abbiamo sul turismo e che la nostra terra, intanto, si può percorrere a piedi, in bicicletta, con la moto, probabilmente attirando segmenti di mercato che sono interessati da quelle che sono le caratteristiche reali della provincia di Avellino. Tra le iniziative importanti che ha lanciato la nostra associazione c’è il lavoro sul cammino di San Guglielmo, che è una traccia che attraversa tutto il nostro territorio, sulla scorta di quello che è stato il cammino del fondatore delle due strutture religiose più importanti che sono il Santuario di Montevergine e l’Abbazia del Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi. A marzo scorso abbiamo fatto un forum che è durato tre giorni tenuto a Mercogliano, Chiusano San Domenico e Sant’Angelo dei Lombardi, in cui abbiamo cercato di mettere insieme gli operatori dell’accoglienza, compresi i ristoranti, i produttori, le aziende agricole, per cercare di individuare una traccia di racconto sul territorio. Ciò che, secondo noi, manca di più è un’azione sull’Irpinia capace di arrivare all’esterno. Quindi, prima ancora che le vie di comunicazione, serve proprio che l’Irpinia diventi qualcosa di identificato fuori. Nel percorso di Irpinia Mood c’è la partecipazione a fiere del turismo in Italia e all’estero: prima di tutto bisognerebbe raccontare all’estero che esiste un posto che si chiama Irpinia e che questo posto ha delle caratteristiche uniche: la vicinanza sicuramente a degli attrattori turistici straordinari quali sono Napoli e il Cilento, la Costiera Amalfitana e la Reggia di Caserta, e dall’altra parte, però, c’è questo territorio che è la via di mezzo verso le Puglie, quindi terreni importantissimi dal punto di vista agricolo. Noi vogliamo provare a raccontare, intanto, che l’Irpinia è un luogo tra due mari, anche se lo identifichiamo come collina tra i monti, quindi tra due diverse importantissime zone territoriali. Noi pensiamo che il problema delle vie di comunicazione è sicuramente una questione, ma può essere affrontata anche diversamente: non è necessario avere un piano infrastrutturale importantissimo per parlare di turismo in questa terra, ma bisogna, come diceva prima Alessandro, riuscire a fare network, a fare rete tra gli operatori perché  abbiamo moltissimo da raccontare con quello già c’è. Abbiamo bisogno di organizzazione, più che di strade perfette. È chiaro che il problema è di formazione, di avere chiaro quello che si vuole fare.

Secondo lei quanto conta uscire da una chiusura mentale ed aprire il territorio a tutti?

Noi pensiamo che la chiusura non sia una caratteristica irremovibile dell’Irpinia e che la formazione serva proprio a quello. La dinamica difensiva nasce proprio dalla mancanza di organizzazione. Se c’è una organizzazione adeguata, una forza nel proporsi fuori e nel capire che narrando territorio c’è tutto e tutti da guadagnare, queste barriere vengono meno. Le barriere servono a tutelare piccoli interessi quando i piccoli interessi sono gli unici agibili, è chiaro che noi cerchiamo di ragionare di una torta che si allarga, di un interesse collettivo e davanti a questo siamo assolutamente convinti che cadano le barriere.

Nella nostra piccola esperienza possiamo dire che nei nostri interlocutori le riserve sono venute meno grazie alla volontà, alla possibilità e alle potenzialità, percepite da tutti, di fare rete e creare un prodotto che sia forte e quel prodotto per noi si chiama Irpinia.

 

Complimenti e grazie.

Maria Paola Battista

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu