La carestia ai tempi della fame e la gente cantava Luna rossa

Locandina

Conosciamo, oggi, l’autore Ciro Del Gaudio. Il suo libro La carestia ai tempi della fame e la gente cantava Luna rossa è edito da Il Papavero edizioni e sarà presentato ad Avellino il prossimo 14 dicembre presso sala Ripa del Carcere Borbonico.

In attesa della presentazione del libro abbiamo incontrato l’autore per un’intervista.

Come definirebbe il suo libro?

Del libro, molto semplicemente, si potrebbe dire che è la storia in chiave autobiografica di un quarto di secolo. Storia che ha inizio il 14 settembre 1943 e termine il 31 dicembre 1968.

A me, però, piace definirlo un salutare spunto di riflessione, un lungo minuto di raccoglimento, durante il quale il lettore avrà tempo e modo per…rinfrescarsi la memoria sui tragici eventi del bombardamento ad Avellino e di come la già povera gente ne venne fuori.

È, inoltre, un invito a rivalutare le cose semplici della vita, magari non rinnegando del tutto il consumismo ma imparare presto come farne a meno.

È, infine, un severo monito a chi, oggi, si lascia abbindolare dal potere che promette ricchezze per tutti. Spergiuri! Perché la ricchezza non potrà mai essere nella disponibilità di tutti. Al contrario, la povertà potrà essere di tutti.

Nonni e nipoti: un rapporto speciale. Ci racconta qualcosa?

Ho un solo nipote a cui ho dedicato già un libro, scritto solo per lui e dato solo a lui, che è la mia gioia. Senza di lui non potrei vivere. Probabilmente sto anche commettendo l’errore di “viziarlo” un po’ ma ritengo che i nonni ne abbiano la licenza mentre, magari, ai genitori tocca essere più severi.

Le guerre maledette e eterne. Era solo un bambino ma penso che non potrà mai dimenticare i bombardamenti del 1943 sulla città di Avellino. Quali sono i sentimenti che si provano in un momento del genere?

Non si pensa a molte cose, solo a salvarsi. In un secondo momento si riflette sul perché viene il male quando già si produce da sé e non ci sarebbe necessità di crearne dell’altro.

C’è un passo del libro in cui si evidenzia la generosità del popolo irpino, cioè quando i popolani avellinesi ricambiano con i doni della natura i prodotti lanciati dai camion degli americani appena arrivati. Un gesto emozionante, che inorgoglisce. Oggi, secondo lei, si sarebbe diversi?

La vita, anche quella degli avellinesi, si è incattivita ma io penso che non si tirerebbero mai indietro a fare una cosa del genere. Nessuno lo farebbe. Gli avellinesi, in parte, stanno conservando il loro interesse verso il bene. Erano altri tempi. C’era molta più solidarietà. I vicini di casa, ad esempio, erano considerati delle risorse; oggigiorno, magari, non si conoscono neanche e, spesso, tra condomini si litiga.

Che cosa è il lusso della fame?

Avere fame significa mettere in risalto che quando non c’è benessere per tutti si apprezza ancora di più quel poco che si ha. Un organismo che non richiede cibo è un corpo che sta morendo. Quindi, guai a non avere fame.

La seconda parte del libro è incentrata sui movimenti del ’68 e gli anni ’70. Ribellione e boom economico. Cosa è rimasto oggi di quegli anni?

I ricordi e l’eterna lotta tra i buoni e i cattivi maestri.

Alcune conquiste sociali, il voto alle donne, la democrazia, la possibilità di potersi muovere all’interno della società anche se oggi vi sono ancora delle sacche di resistenza poiché la libertà non è nella disponibilità di tutti.

Infine vorrei chiederle della sua esperienza nella casa famiglia. Improntata sul modello francese, cosa le ha dato in termini di capacità nel comprendere e aiutare?

La casa famiglia nacque in seguito all’iniziativa dell’ENAIP per promuovere una cultura alternativa, seguendo la dottrina di don Milani, con lo scopo di mettere a disposizione di chi non frequentava la scuola insegnanti che potessero fornire istruzione. Il nostro metodo era quello di partire dalle esperienze di vita dei ragazzi per arrivare alla teoria. Era molto interessante in quanto era rivoluzionaria. Peccato che durò poco perché ben presto lo Stato non finanziò più l’iniziativa e le cinque strutture furono chiuse. Dopo un reclutamento c’era un’alternanza scuola famiglia. I ragazzi stavano da noi per quindici giorni in convitto e negli altri quindici giorni andavamo noi in famiglia. Nel corso dell’anno facevamo anche delle modifiche al piano di studi a seconda delle situazioni. Ho imparato più da questa esperienza che in tanti anni di studio.

I ragazzi erano appassionati perché erano trattati bene, c’era anche una donna che si occupava di loro in convitto.

Ringraziando l’autore Ciro Del Gaudio ricordo ai lettori, e a chiunque volesse partecipare, che la presentazione si svolgerà sabato 14 dicembre alle ore 18,00 presso la Sala Ripa del Carcere Borbonico di Avellino.

Interverranno, oltre l’autore, il sociologo Ugo Santinelli e le giornaliste Eleonora Davide e Maria Paola Battista.

L’editrice Donatella De Bartolomeis sarà la moderatrice.

 @riproduzione riservata WWWITALIA.EU

Locandina

 

Print Friendly, PDF & Email

About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu