«La questione Afganistan richiede dialogo e diplomazia.» Conte a margine della presentazione del libro di Enrico Passaro a Ravello

Nella magnifica cornice di Villa Cimbrone in Ravello si è svolta mercoledì 18 agosto, la presentazione del libro Non Facciamo Cerimonie! A spasso nelle vicende del protocollo di Stato di Enrico Passaro alla presenza del direttore di Villa Cimbrone Giorgio Vuilleumier che ha introdotto gli ospiti e presentato il sito, elemento di spicco della Costiera, patrimonio Unesco ed eccellenza nel campo alberghiero. Ad alimentare il dibattito il sociologo Domenico De Masi, il direttore responsabile della rivista “San Francesco”, Padre Enzo Fortunato, con la moderazione del giornalista Emiliano Amato, direttore di un giornale online locale e l’intervento dell’ex primo ministro Giuseppe Conte, con cui Passaro ha collaborato per circa tre anni, dal 1° giugno 2018 al 13 febbraio scorso.

Di Cava de’ Tirreni, dal 2009 Enrico Passaro si occupa delle attività di protocollo presso la Presidenza del Consiglio del Ministri, assumendo il ruolo di cerimoniere per Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Giuseppe Conte e adesso Mario Draghi. Ben 7 premier! Da ironico ed autoironico già commenta che in Italia il cerimoniere, rispetto allo stesso ruolo in altri paesi, ha ben da fare con l’avvicendarsi dei diversi governi. Il cerimoniale resta una costante, un rituale che si ripete, rassicurante e rappresentativo delle Istituzioni del Paese a garanzia del rispetto delle regole. È sull’importanza del rito che si apre la presentazione di un libro imperniato proprio sull’importanza e la necessità del rituale protocollo nelle azioni istituzionali. Lo stesso Conte racconta di quanto lui si sia sentito rassicurato da un assetto cerimoniale che lo ha accompagnato al suo primo impegno internazionale, il G7, all’indomani del suo insediamento. Molti sono gli aneddoti, curiosi, divertenti, commoventi, tragici e soprattutto imprevisti in cui ci si imbatte in questa attività delicata tanto da poter incorrere in incresciosi scivoloni diplomatici, soprattutto in campo internazionale dove ci si confronta o scontra con cerimoniali differenti.

L’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Un esempio di rituale introdotto a fine anni ’90 è il passaggio della campanella tra un premier e il suo successore, la campanella originaria è unica, ma una copia resta al premier uscente.  Lo stesso Conte, ci racconta il Passaro, ha risolto l’inghippo del passaggio della campanella dal Conte 1 al Conte 2 onorando il rito passandosi di mano in mano lui stesso la campanella. Il rituale, per Giuseppe Conte, non può essere vuota astrazione, ma deve avere corpo e significato per dare lustro a quella Istituzione. Il rituale è necessario perché sia riconosciuta l’Istituzione stessa, ma deve avere essenza e non mera parvenza nelle cerimonie pubbliche e le regole protocollari. La cultura delle regole, infatti, è fondamentale come rituale collettivo, liturgia laica. Il movimento 5 stelle, di cui oggi Conte è leader, ha messo in discussione quelle regole per scongiurare che divenissero vuote, mero orpello e che invece devono assumere vesti di etica pubblica nel rispetto delle Istituzioni e del loro ruolo rappresentativo per riaccendere la fiducia tra popolo e classe dirigente in nome dell’articolo 54 della Costituzione, che fa capo all’onore e alla disciplina.

Incalzato dal moderatore Emiliano Amato, l’ex primo ministro non si è sottratto nel raccontare la sua difficile e delicata esperienza durante la pandemia, rivelando l’uomo consapevole del ruolo da assumere in quel momento di grande fragilità per il paese, in cui le certezze erano poche. Ha, quindi sottolineato che comunque l’Italia ha fatto da apripista agli altri paesi assumendosi la responsabilità di misure restrittive per il cittadino. Il suo timore era proprio la tenuta sociale, che il popolo potesse ribellarsi a queste regole causando un’esponenziale dilagarsi della pandemia. Ha raccontato la battaglia intrapresa a Bruxelles, il cui esito non era affatto scontato, ma che lui ha sentito da subito come fondamentale per una possibile ripresa economica del Paese così fortemente in crisi. Una battaglia vinta grazie all’intuizione di puntare alla comunicazione diretta, attraverso i media dei principali paesi europei, per parlare alle persone e convincerle che l’Italia era parte necessaria alla filiera economica europea senza la quale la stessa sarebbe t compromessa. Nel Conte 2, per il Sud, si è approvato un piano economico con una progettualità decennale, a lungo termine, con misure a più livelli con una particolare attenzione alla filiera dell’istruzione e della formazione che possa diventare competitiva al Sud come per il resto del Paese. Il rilancio del Sud, secondo Conte, è necessario per la ripresa dell’Italia tutta.

Ha poi fatto riferimento agli ultimi accadimenti in Afghanistan, dichiarandosi convinto che una situazione così complessa non può risolversi con le armi, ma con un dialogo continuo, le armi della diplomazia, senza cavalcare l’onda emotiva in una complessa situazione geopolitica. Un dialogo serrato con il nuovo regime e con tutte le comunità per non vanificare i passi avanti fatti negli ultimi vent’anni e proteggere le persone che sono lì.

Conte ha concluso il suo intervento con l’auspicio che si perseguano processi decisionali trasparenti e partecipati così da potersi confrontare con una soluzione migliore e una imminente scelta di un Presidente della Repubblica che racchiuda in sé le diverse qualità necessarie per il Paese.

Personalmente penso che il professor Giuseppe Conte si sia rilevato un uomo equilibrato, disponibile, che ha cercato nella sua esperienza di mettere in campo al meglio delle sue possibilità al servizio di una causa con piena assunzione di responsabilità. Credo che lo si possa definire un uomo ‘perbene’, restando convinta che questo aggettivo tutti noi, al di là dei colori politici e partitici, sentiamo il bisogno di accostarlo a chi si proporrà alla guida del nostro paese.

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About Angela Ristaldo

Angela Ristaldo, giornalista pubblicista per inseguire una passione per il giornalismo nata tra i banchi di scuola come espediente didattico privilegiato per educare i ragazzi, anche in tenera età, all'autonomia di giudizio e al senso critico. Organizza da anni un giornale scolastico che spazia tra gli interessi dei ragazzi agli stimoli circostanti che la realtà propone. Laureata in Lingue è dal 2005 insegnante di scuola primaria per scelta, credendo fortemente nella scuola come veicolo e velivolo formativo di cultura: unica arma per essere vincente in questi tempi così cangianti e difficili. Amante dell’Arte, spazia nei suoi articoli, tra le più svariate tematiche dal sociale alla scuola senza mai perdere di vista la bellezza insita in tutte le cose se la si sa osservare e valutare.