La scuola ricomincia

La scuola ricomincia il 24 settembre anche nella nostra regione (la Campania), ricomincia, ma non sarà più la stessa. La pandemia ha segnato il passo tra un prima e dopo, ci ha travolto anche emotivamente come uno tsunami, una catastrofe e nulla sarà più come prima; noi siamo cambiati, più vulnerabili timorosi di un essere invisibile, insidioso che ci può colpire ovunque e che ci atterrisce proprio per la sua imprevedibilità.

La scuola più di ogni altro luogo, riapre cambiata. I ferrei protocolli anticovid per ridurre il rischio contagio sono precisi e dettano spazi, regole e comportamenti. Distanziamento e igiene ne sono i capisaldi. E così si è innescata la folle corsa al ripristino di spazi inesistenti, a liberarsi di tutto il ritenuto superfluo, dai banchi biposto, alle cartine, ai giochi per i più piccoli, ai sussidi didattici. Tutto, in un delirio diffuso, in un immotivato panico da contagio, è stato visto come pericoloso, veicolo di un virus malefico. Uno scossone per l’ambiente per la mole di rifiuti ingombranti in tutto il paese da smaltire non si sa come. Non si è pensato ad un riutilizzo, in pochi mesi si è voluto riparare all’indifferenza di decenni. Edifici malconci, suppellettili vecchi traballanti, ma una scuola che ha sempre tentato di sopravvivere, di comunque esserci perché abitata da una linfa che si rinnova ogni anno.

Ma il covid non fa sconti e colpisce ancor di più chi è portatore di malattie pregresse e la scuola è malata da tanto tempo, un malato che non ha avuto la forza di farsi ascoltare, con i ministri di turno che, per far rumore, hanno tentato terapie d’urto che hanno indebolito ancor di più il paziente. Ma la scuola, bene comune, necessaria sin dai tempi delle primissime civiltà, ha dato sempre segni di rialzarsi, di essere dignitosa al suo compito perché la sua essenza è il contenuto umano.

 Ma questa volta è diverso il colpo infertile è durissimo, si ledono i principi fondanti; si minano I valori che caratterizzano la scuola come prima esperienza umana sociale. Il distanziamento contraddice ciò che la scuola è: condivisione, cooperazione, inclusione, contatto. Il docente a due metri di distanza con mascherina, l’alunno in banchi singoli distanziati, non ci sarà più il conforto del compagno di banco, che figura bella, anch’essa necessaria per la formazione di ognuno di noi. Il compagno di banco ha ispirato la penna di scrittori e sceneggiatori, è l’amico, confidente, colui che rassicura, complice, lo si ricorda a vita nome e cognome perché con lui si è percorso un tratto di strada importante.

Il virus ci induce alla diffidenza dell’altro, all’egoismo alla chiusura, non si presta nulla ognuno con il proprio materiale didattico. Ma è proprio la didattica a farne le spese, sarà complicato anche passare tra i banchi, un gesto di controllo sì, ma anche di guida sicura di risposta ad una richiesta di conforto, aiuto, correzione. Sarà una didattica a distanza in presenza filtrata da mascherine che ne nascondono l’espressione, il sorriso. Neppure il canto è consigliato per emissione involontaria di goccioline pericolose.

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Intanto sono sette mesi che in quelle aule si respira un inquietante silenzio, non hanno anima senza il vociare dei ragazzi, il frastuono continuo ed inevitabile della vita scolastica quotidiana. Fermi nel proprio banco, anche la ricreazione sarà meno creativa senza possibilità di scambio e risate spontanee, allo sfottò del compagno o dell’insegnante stesso, paradossalmente dopo tanta innovazione si tornerà ad una didattica più che tradizionale senza poter utilizzare sussidi comuni, banditi i lavori di gruppo così motivanti, persino il circle time di pensieri ed emozioni circolanti sarà impedito dai segni di scotch adesivo che delimitano gli spostamenti di banco e sedia.

Un luogo per antonomasia soggetto da sempre al rischio biologico per l’affluenza del numero di persone, fucina di anticorpi potenti dopo anni di frequenza, diventa luogo asettico, con igienizzanti in ogni dove e nonostante il terrorismo mediatico, ad oggi il luogo più sicuro da rischio contagio rispetto al liberi tutti degli ultimi mesi.

Sarà la scuola, ancora una volta capace di reinventarsi, come ha fatto in questi anni, per non estraniarsi dai suoi principi fondanti? Resta l’emozione e l’entusiasmo di tornare a scuola se pur con tutti i nuovi rituali, resta lo sguardo al di sopra delle mascherine a riallacciare un contatto, una complicità, bisogna solo ritrovare il filo didattico formativo che non può prescindere da una relazione emotiva forte tra i fattori principali: alunni e insegnanti.

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About Angela Ristaldo

Angela Ristaldo, giornalista pubblicista per inseguire una passione per il giornalismo nata tra i banchi di scuola come espediente didattico privilegiato per educare i ragazzi, anche in tenera età, all'autonomia di giudizio e al senso critico. Organizza da anni un giornale scolastico che spazia tra gli interessi dei ragazzi agli stimoli circostanti che la realtà propone. Laureata in Lingue è dal 2005 insegnante di scuola primaria per scelta, credendo fortemente nella scuola come veicolo e velivolo formativo di cultura: unica arma per essere vincente in questi tempi così cangianti e difficili. Amante dell’Arte, spazia nei suoi articoli, tra le più svariate tematiche dal sociale alla scuola senza mai perdere di vista la bellezza insita in tutte le cose se la si sa osservare e valutare.