La visione

Ci muoviamo ogni giorno nel mondo guidati da una visione, senza la quale, forse, brancoleremmo nel buio. È un filtro che ci permette di interpretare la realtà, uno sguardo che ci proietta verso il futuro o mera illusione che ci impedisce di guardare davvero oltre? Approfondiamo in questo articolo la visione.

Il termine visione deriva dal latino visio, è l’‘atto del vedere’. Già nell’etimologia si cela un’ambivalenza: la visione può essere uno strumento di conoscenza, ma anche un inganno, un miraggio che deforma la verità. A lungo i termini visione e visionario sono stati caricati di un significato negativo, spesso associati alla percezione della realtà. Si intendeva visionario chi sosteneva i frutti della propria fantasia, cose né reali, né mai realizzabili, chi spinto da ideali, sogni o pura follia non riusciva a distinguere la vista ingannevole dei sensi dalla visione autentica della realtà. Ma non ci deve essere, forse, un pizzico di follia per inseguire, credere e sostenere progetti rivoluzionari? Per avere una visione del futuro chiara, seppur ben lontana dal presente o dal passato?  Non si deve essere folli per essere innovatori? Per immaginare e realizzare un cambiamento? Il termine visione si tinge allora di nuove sfumature che hanno il sapore della consapevolezza, della scommessa, di sogni e progetti da realizzare.

Anche la letteratura, così come la filosofia, ha esplorato la natura della visione. In Cecità di José Saramago (1995) un’epidemia improvvisa di cecità costringe l’umanità a riconsiderare il significato della visione e realizzare la totale indifferenza che dilaga nella società, una cecità già ben radicata in tutti coloro che girano lo sguardo verso una visione della realtà addolcita ma distorta: «siamo ciechi che, pur vedendo, non vedono».               
C’è poi chi si perde nel labirinto di una visione, trasformandola in un’ossessione, un’idea fissa che cancella ogni prospettiva. È il caso del capitano Achab, del celebre romanzo di Herman Melville, Moby Dick, la cui visione ossessiva nei confronti della balena bianca lo spinge verso un destino inevitabile.     
Ma se la visione non fosse solo un’illusione? Se fosse anche un motore di cambiamento? Non solo un riflesso della realtà, ma una forza creativa capace di trasformarla? Quanti gli scienziati contro cui è stato puntato il dito, considerati folli solo per aver guardato il mondo sotto una lente nuova e senza i quali non conosceremmo il mondo come lo è oggi? Uno tra tanti, Galileo Galilei, costretto a rinnegare la teoria copernicana, al quale apportò nuove prove ottenute con il metodo sperimentale e contenute nel trattato Sidereus Nuncius del 1610, considerate allora un grave affronto alle leggi imposte da Dio

Visionario è colui che osa credere nei propri sogni. Ma chi è davvero il folle? Chi tenta di inseguirli o chi li lascia svanire con indifferenza? È la storia di Emanuel protagonista del nuovo romanzo di Kristel Sanders, Lo avresti mai detto? (Edizioni Il Papavero) e di tanti giovani come lui che credono nei propri sogni, nelle proprie passioni e a cui troppo presto vengono tarpate le ali. Emanuel ha sempre avuto ben chiara la sua visione: calcare i palcoscenici. Ma troppo presto, già da bambino, il suo sogno si scontra con una famiglia che non crede in lui, con genitori intrappolati nelle convenzioni, che lo costringono a rinunciare a quel desiderio folle e irrealizzabile e a piegarsi a un destino che non gli appartiene. Quando il tempo poi sembra ridursi, quando gli eventi lo costringono a guardarsi dentro, Emanuel si chiede se è davvero una follia voler inseguire una passione, se è davvero troppo tardi per ricominciare. La sua visione ora è ben chiara: è tutto ciò che sceglie di rendere possibile, dando vita a un viaggio emozionante tra speranze, ostacoli e colpi di scena inaspettati, che ci ricordano che la vita è una sola e che arrendersi ai compromessi è la più grande delle rinunce.

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About Martina Bruno

Martina Bruno, laureata in Lingue e Letterature Moderne, classe 1996, fermamente convinta che la comunicazione e la cultura, in tutte le sue sfaccettature, siano elementi fondamentali per entrare in relazione con gli altri e con il mondo. Non posso smettere di essere curiosa e osservare, c’è troppo da scoprire, assaporare e raccontare.