L’arroganza come firma del potere deviato: come riconoscere la mafia borghese

Esiste un tratto ricorrente che accomuna molte figure coinvolte nella cosiddetta mafia borghese: l’arroganza. Non l’arroganza episodica o caratteriale, ma quella sistemica, ostentata, sicura di sé, che nasce dalla convinzione di essere intoccabili.

Un agente corrotto — che appartenga ai carabinieri, alla polizia o alla guardia di finanza — non si riconosce tanto dai singoli atti illegali, quanto dall’atteggiamento. Parla dall’alto in basso, disprezza le regole, umilia, provoca, usa il potere in modo sproporzionato. Si comporta come se nulla potesse toccarlo, come se fosse protetto da una rete invisibile ma solidissima. Ed è proprio questa convinzione di impunità, spesso garantita da agganci mafiosi o da ambienti collusi, a renderlo pericoloso.

Questi soggetti non temono le conseguenze perché sono convinti di non doverne affrontare. Ed è qui che la mafia smette di essere solo criminalità tradizionale e diventa borghese: si insinua nelle istituzioni, nei ruoli pubblici, nei contesti professionali che dovrebbero garantire legalità, equità e tutela.

Lo stesso meccanismo si riproduce nei luoghi di lavoro. Dirigenti o capigruppo che si comportano come padroni assoluti, che mortificano, isolano, intimidiscono, che agiscono al di fuori di ogni etica professionale. Anche qui il filo conduttore è sempre lo stesso: la convinzione di essere coperti, protetti, inattaccabili. Come se esistesse una zona franca in cui tutto è permesso, purché si faccia parte del “sistema giusto”.

Questa arroganza non è casuale: è una strategia di dominio. Serve a generare paura, silenzio, rassegnazione. Serve a far capire che opporsi è inutile. Ed è così che la mafia borghese prolifera: non con le pistole, ma con le scrivanie; non con le minacce esplicite, ma con l’abuso di potere quotidiano.

Ma questo scenario sta cambiando. I pool antimafia, sempre più consapevoli delle dinamiche sottili del potere deviato, hanno compreso che la mafia non si combatte solo nei quartieri difficili, ma anche negli uffici, nei corridoi delle istituzioni, nei luoghi dove l’arroganza si traveste da autorità. La lettura dei comportamenti, delle ripetizioni, degli abusi sistemici è oggi parte integrante dell’analisi investigativa.

Chi si credeva intoccabile spesso commette l’errore più grave: esporsi. L’arroganza lascia tracce. Le parole, i toni, i gesti, le decisioni reiterate costruiscono un profilo che, nel tempo, diventa leggibile. E quando il potere deviato viene riconosciuto per ciò che è, la protezione immaginata inizia a sgretolarsi.

La vera risposta alla mafia borghese è la consapevolezza: delle persone, dei lavoratori, dei cittadini e delle istituzioni sane, perché il potere illegittimo vive solo finché viene creduto invincibile. Quando smette di esserlo, mostra tutta la sua fragilità.

@Riproduzione riservata

Print Friendly, PDF & Email

About CHIARA VERGANI

Chiara Vergani è pedagogista, scrittrice e formatrice molto attiva nel panorama educativo e sociale italiano, riconosciuta per il suo impegno nel benessere delle nuove generazioni e nel contrasto ai fenomeni di disagio contemporaneo. ​La sua solida formazione in psicopedagogia, con specializzazioni in criminologia e tutela del minore, le permette di operare come consulente esperta. Il suo lavoro si focalizza sulla sensibilizzazione e sulla prevenzione di criticità quali il bullismo, il cyberbullismo e la violenza di genere, temi che approfondisce regolarmente attraverso conferenze e percorsi formativi rivolti a studenti, docenti e famiglie. ​L’attività editoriale è un pilastro centrale della sua carriera, con una produzione vasta che affronta le sfide sociali più urgenti. Tra le sue opere principali si annoverano: ​Lo scacco rosso. Storie di bullismo (2017) e Mai più paura. Il bullismo spiegato a tutti (2018), testi cardine sulla prevenzione dei comportamenti vessatori. ​Il mondo si è fermato. Non voglio scendere (2019), un’analisi dei cambiamenti sociali durante la pandemia. ​Libere dall’inferno (2020), dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne. ​Bipolari in bilico (2021) e Bipolare in diretta (2023), che esplorano con profondità tematiche legate alla salute mentale. ​Il sole nascosto (2022) e Resilienza compagna di vita (2023). ​Come sopravvivere alle truffe affettive (2025), un saggio volto a fornire strumenti di difesa contro gli inganni relazionali. ​Hikikomori d’Italia, la cui uscita è prevista per maggio 2026, focalizzato sul fenomeno del ritiro sociale volontario. ​Oltre alla scrittura, la sua presenza mediatica è consolidata dalla collaborazione con diverse testate giornalistiche e dalla conduzione di programmi televisivi, in particolare nell’area del Triveneto. In questi spazi, continua a promuovere il dibattito sull’evoluzione del sistema scolastico e sull’importanza delle competenze trasversali per la crescita individuale.