Le mani grandi dell’amore. Intervista all’autore Diego Antonio della Bella

Abbiamo intervistato Diego Antonio della Bella, autore del romanzo “Le mani grandi dell’amore” di cui abbiamo già pubblicato LA RECENSIONE.

Le mani grandi dell’Amore è il tuo primo romanzo. Quando hai iniziato a scriverlo? C’è stato un momento della tua vita che ti ha dato la spinta definitiva?

Le mani grandi dell’amore è nato, in realtà, nella sua prima versione, circa 11 anni fa. Dopo una prima stesura, decisi di “posare nel cassetto” quello scritto perché volevo fosse più completo. Nel frangente ho continuato a coltivare la mia passione per la scrittura, componendo poesie o narrazioni più brevi legate, ad esempio, alla così detta “teologia narrativa”. Il momento in cui ho deciso di porre su carta questo testo è stato la morte di mia nonna Anna (nonna paterna), ma anche il fascino derivante da ricordi e testimonianze raccolte durante il mio “servizio” nella comunità. Questi due eventi mi invogliarono a tramutare in racconto ciò che avevo raccolto sui “campi dell’umanità” della famiglia e della collettività.

Cosa hai provato nel vedere il tuo libro pubblicato? È stato un sogno diventato realtà?

In realtà, non ho mai scritto per pubblicare; infatti, erano poche le persone con le quali condividevo le mie “manciate di inchiostro”. Poi, nel mio percorso formativo in seminario, ho conosciuto persone speciali, le quali, apprezzando il contenuto delle narrazioni, hanno deciso di pubblicare loro per me. È grazie all’amicizia costruita nel golfo di Napoli che questa passione è divenuta cartacea, e ora si trova nei piccoli scaffali della scrittura.

Sicuramente è entusiasmante vedere i sacrifici e lo sforzo compiuti essere ora fruibili. È come una gestazione che finalmente si concretizza in un parto.

È un romanzo autobiografico o Gabriel non è un alter-ego di Diego?

Dietro ogni personaggio c’è un po’ di realtà e un po’ di fantasia. Ma, in fondo, in ogni personaggio c’è un po’ di me e della mia vita. Gabriel porta nei suoi passi molto della mia esperienza, delle gioie e delle piccole guerre vissute, ma anche degli incontri e delle perdite nelle quali la vita mi ha immerso. la Scrittura è quel lembo di cielo in cui puoi liberare ciò che nella realtà avrebbe poco spazio.

Quanto ha influito il legame con il tuo territorio nel racconto che hai immaginato nel tuo libro?

Il territorio è da sempre legato a me e io ad esso. È una relazione viscerale, che è nel cuore dell’intimità. Basti pensare che la conformazione territoriale si riflette anche nel nostro carattere, nel nostro modo di agire e pensare. Ancor più la tradizione è stata ed è mia compagna di strada. Non solo come qualcosa da prendere, ma piuttosto come qualcosa da consegnare a chi verrà dopo di noi. Le usanze, le storie, i volti e i paesaggi del racconto sono figli del tempo e dei luoghi vissuti nel mio paese. Sono quanto di più bello una persona possa comunicare. Forzando l’etimologia della parola Tradizione (leggendola tra – dizione) potremmo dire che ogni cosa che comunichiamo è abitata dalla nostra intimità, dal nostro respiro e in questa strada di lettere e pensieri, c’è un sentiero di respiro che è traboccante del nostro territorio e del nostro essere parte di esso.

Le mani grandi dell’amore è il tuo libro di esordio, puoi anticiparci se ce ne saranno degli altri?

Le mani grandi dell’amore nasce come un intreccio di tre storie. La prima è quella di Gabriel, ma ad essa si affiancano quella di Chiaraluce e Onorio. Il prossimo libro in uscita è “Nei suoi occhi chiaraluce”, al quale seguirà, un po’ più in là, “Il silenzio dei servi”. Tre sfumature di colore sul telaio della vita.

Grazie della tua disponibilità e complimenti per tutto, Diego.

Grazie di cuore a te e a tutta la redazione di WWWITALIA.

La trama

Gli affetti, la famiglia, il valore della terra fonte di vita al centro di un omaggio alla speranza, nonostante la guerra, con la sua violenza e i suoi orrori.

Un grande amore per il nonno muove il racconto di Gabriel. Un addio struggente, una cassapanca piena di ricordi, un paio di scarpette gli elementi intorno ai quali si snoda la trama. L’amore per la terra che dà la vita, per la bellezza che la rende magnifica, per un Dio “muto”, che ne fa un capolavoro, sono gli ingredienti di una delicatissima storia d’amore, dove i valori e le verità devono fare i conti con la guerra, quella fuori e quella dentro di noi.

La rivelazione del destino al ragazzo che diventa uomo si manifesta attraverso gli incontri umani, intensi, vissuti con una partecipazione emotiva e fisica che esalta la voglia di vivere di Gabriel.

E il racconto, procedendo, diventa pian piano anche quello di Franco, di Chiaraluce e di tutti coloro che prendono parte al cammino indicato dall’autore per riuscire a entrare comodamente nelle proprie scarpe.

Una prosa dagli accenti lirici e pulita, ricca di immagini poetiche e riflessioni dell’autore, che tende la mano al lettore, rende originale la struttura del romanzo.

Credere nei sogni è il sale della vita, ma chi dice che dietro i sogni non ci sia la Verità?

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