Parthenope Inferno Celeste, di Silvana Campese

Recensione e intervista all’autrice

     “Parthenope Inferno Celeste” di Silvana Campese è un romanzo che indubbiamente offre molti spunti di riflessione, innanzitutto storici e culturali, in secondo luogo filosofici ed etici. Tale suddivisione non vuole certo classificarli in ordine di importanza quanto utilizzarli per spiegare una trama complessa.

La scrittrice Silvana Campese, mostra ai lettori un bagaglio di vasta conoscenza unito alla sua attività di “quotidiana” cultura. È, infatti, artista e scrittrice variegata ed eclettica. Inoltre è attivista, col nome di Medea, nel gruppo femminista delle Nemesiache di Lina Mangiacapre/Nemesi.

La sua personalità è impressa nella narrazione di Parthenope Inferno Celeste, a partire dalla trattazione storica a finire ai personaggi.

Alcune precisazioni prima di analizzare il libro.

Chi è Parthenope? Parthenope era una ragazza greca innamorata dell’eroe ateniese Cimone ma, purtroppo, ella era già stata promessa in sposa ad un altro uomo. Così, i due innamorati scapparono dalla Grecia ed approdarono nel golfo di Napoli dove vissero serenamente la loro storia di amore. Successivamente furono raggiunti dalle loro famiglie, dando inizio al popolamento della città. Parthenope diede alla luce 12 figli, diventando la generatrice del popolo napoletano.

Perché proprio Parthenope? Perché lei rappresenta la vita e la salvezza nonché l’amore.

Pertanto il luogo in cui la vicenda si svolge è la città di Napoli, un ottimo palcoscenico per ogni tipo di vicenda popolare o nobiliare. Una città attraversata da una lunga spirale storica che nel romanzo parte dall’immediato dopoguerra ’15-’18 e la coinvolge fino agli inizi del 2000. Cambiamenti di stile, di politica, di società e di economia, quindi, fanno da cornice alla vita di una famiglia andando a rappresentare innanzitutto un lungo e significativo momento storico.

Ma, scrivevo in precedenza, tutto nasce e si svolge a Napoli perché vi è Parthenope. I personaggi, che appartengono principalmente ad una unica famiglia insieme ad altre figure quali amici, compagni, donne e uomini di malaffare, vivono per e con amore tutto ciò che loro accade.

Nel romanzo emerge soprattutto la figura della donna. Colei su cui si caricano inevitabilmente le sorti e i malanni della famiglia. La donna che organizza e mantiene unita la famiglia nelle fughe come nelle disgrazie e che gode poco dei successi. Un personaggio che pur conoscendo ogni segreto lo tiene per sé e, quando è il caso, soffre in silenzio avviluppata dal suo dolore e dalla delusione per non aver ben saputo difendere le donne della sua famiglia.

Ve ne sono tante in Parthenope Inferno Celeste e ognuna ha un significato simbolico eccezionalmente forte. Non è una singola figura la protagonista bensì è la donna in tutte le sue molteplici sfaccettature. Con l’evolversi del momento storico, anche la figura femminile assume un ruolo diverso, una funzione più libera, meno vincolata agli schemi e ai soprusi ma ben ricorda che tale posizione è frutto delle lotte di chi ha osato ribellarsi.

La storia di due guerre, dell’olocausto, della democrazia e della strategia della tensione permea le rappresentanti femminili delle nuove generazioni della famiglia le quali continuano a muoversi contro una società abbietta, meschina, fatta di camorra e delinquenza, di ignoranza e di vilipendio.

Nei circa ottantacinque anni di storia raccontata, Silvana Campese riesce a dare un quadro molto chiaro di come si sviluppa la società napoletana e la città in genere con i suoi monumenti, le piazze e i quartieri ma, contemporaneamente, rende universale la sua esposizione in quanto la tipizzazione dei personaggi non è solo di Napoli ma di tutti.

Intervista

Il suo libro è articolato secondo tre rami principali che sono quello storico, politico e familiare. È di semplice e piacevole lettura nonostante i temi siano complessi ed emerge in tutta la trattazione la figura femminile nella sua evoluzione storica che fa del bagaglio culturale e delle esperienze del passato un punto di forza per migliorare. Ma c’è ancora tanto da fare, lei scrive, perché la giustizia possa trionfare. Ce ne parla?

Che la giustizia possa trionfare, in assoluto e ovunque, è più che altro un ideale, una speranza. Nella realtà di tanto in tanto accade, ma in situazioni circoscritte, relative, in limitate dimensioni spazio-temporali. Di più: mai come in questo così complicato e tormentato presente mi sembra che credere nel pieno trionfo della giustizia, intendendo equità sociale e universale, sia solo una gran bella utopia. Ma è una vita che mi motiva e mi anima – anzi mi rianima ogni volta che dispero – la convinzione che bisogna avere proprio le grandi utopie come mete cui tendere e praticarne la prassi esattamente come con i grandi ideali. Per definizione inarrivabili in quanto perfetti, ma che sono orizzonti di luce verso cui dirigere il transito terreno per dare senso al nostro percorso, al nostro cammino esistenziale. Per questo a tutte le persone che hanno strumenti per pensare a livelli non banali e materialistici, dovrebbe risultare evidente che la responsabilità delle persone di cultura, degli intellettuali, degli scrittori, degli artisti in genere è grandissima. E dovrebbe – sottolineo dovrebbe – risultare imprescindibile soprattutto a loro, perché responsabili molto più secondo me, dei politici. Ai quali infatti toccherebbe – e sottolineo toccherebbe – piuttosto la gestione pragmatica del potere nell’interesse della collettività. E qui mi fermo perché se l’impegno dei primi per favorire e promuovere profondi cambiamenti culturali nella società, innanzitutto attraverso l’istruzione, quindi la scuola di ogni ordine e grado, l’editoria e i mass media, può essere una speranza, quello dei secondi è una mera illusione. A me sembra proprio che non esistano più i veri politici, nel senso che mancano le persone in grado di rappresentare i valori politico/ideologici e, comunque, il condizionamento delle forze che per definizione dovrebbero restare estranee alla Politica è fortissimo e in pratica detta ‘legge’ in Parlamento e soprattutto al Governo. Tant’è che chi ci prova ad operare per un salvifico cambiamento, viene sabotato o finisce col ‘calarsi le braghe’. D’altra parte sul pianeta Terra è in atto ovunque la nemesi storica e Nemesi non fa sconti a nessuno. Tutto ciò è il drammatico risultato di decenni di stravolgimento, saccheggio e depauperamento soprattutto ai danni della istruzione, della cultura e dello studio, dell’informazione, della stessa storia, della filosofia, dell’educazione civica ma non solo. C’è stata una pluridecennale opera di smantellamento delle coscienze civili e politiche. E siamo arrivati alla nostra epoca che è di transizione, di passaggio da una era ad un’altra in tempi molto più brevi di quant’altri mai abbiano caratterizzato questo tipo di fenomeni. Io ne ho già vissuto uno perché ero giovanissima negli anni ’60 e poi mi laureai in giurisprudenza e maturai le mie scelte politiche nei ’70 ma le spinte, le aggregazioni, le prospettive e le speranze di allora non ci sono ora ed anzi c’è una grande confusione, molta, troppa mediocrità, uno sconcertante menefreghismo. C’è però anche molta preoccupazione per il futuro sotto molti aspetti. Quasi angoscia, almeno in chi ha consapevolezza e un buon livello di informazioni. Ma è difficile operare costruttivamente ed incidere significativamente sia come individui che come gruppi o movimenti. Il sistema reagisce, distrugge. Elimina o ingloba e fagocita.

Lottare contro il male è, innanzitutto, superare la propria cattiveria per innalzarsi sulla polvere della prepotenza e riuscire a vincere. Le protagoniste della seconda parte del romanzo lo hanno capito bene e cercano a loro volta di farsene portatrici verso le nuove generazioni. Ma trovano molti ostacoli. Parlando della realtà quanto capiscono, secondo lei, le giovani generazioni contemporanee del passato sia in termini di qualità che di quantità? C’è fermento in loro?

Del passato poco o niente, con buona pace per una percentuale che fa eccezione ma non mi sembra che, dopotutto, abbia inciso o possa incidere più di tanto. Penso soprattutto all’emergenza climatica, tanto per fare un esempio. Si tratta cioè di una minoranza che genera un certo fermento ad ondate ma tra ondate e risucchi non cambiano sostanzialmente le cose né tantomeno alla velocità che richiederebbe l’urgenza e l’impellenza delle catastrofiche prospettive socio-economiche, umanitarie e climatiche! L’argomento è molto complesso e non lo si può facilmente sintetizzare. Ma, per quanto riguarda in particolare la comprensione del passato nelle giovani generazioni, facendo riferimento a quanto ho già detto prima, a me risulta evidente che si è lasciato fare impunemente per decenni di tutto e di più per abbassare i livelli intellettivi e realmente creativi attraverso lo ‘svuotamento’ dei cervelli di due se non tre generazioni per riempirli di contenuti subculturali, subvaloriali quando non di disvalori nefasti e soprattutto che ci sia stato un lungo periodo di black out di memoria storica. Di cui peraltro considero in parte responsabili anche le e gli intellettuali di sinistra e troppe femministe della mia generazione e dintorni.

Da poco si è celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Lei è femminista attivista. Quale consiglio vuol dare alle donne maltrattate perché possano riuscire a risolvere i drammi della propria vita?

Rivolgersi ai centri antiviolenza che ormai sono una realtà sul territorio e farlo subito, ai primi segnali di violenza fisica o psicologica. Esiste un numero di telefono: il servizio pubblico del 1522, un numero gratuito e attivo 24 h su 24 che accoglie con operatrici specializzate le richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e stalking. In ultima analisi ci si può rivolgere alle forze dell’ordine ma sappiamo che non sempre i riscontri sono utili e salvifici. Anche qui il vero cambiamento dipende da quello culturale. Non bastano circolari, corsi di formazione e via dicendo. E comunque queste indicazioni di possibili riferimenti ed aiuto a donne maltrattate e vittime di violenza, presuppongono che le stesse abbiano maturato un livello di consapevolezza tale da essersi liberate dalle perniciose sindromi di cui purtroppo molte sono ancora succubi e che vanno dal vittimismo masochista al senso di colpa con conseguente esigenza di espiazione per non dire della sindrome di Stoccolma… Ovviamente sto tentando un po’di ironia per quanto amara ma so molto bene che questa realtà è tragica, diffusissima, trasversale, drammaticamente in crescita esponenziale. Negli ultimi decenni poi molto di quel che era stato conquistato culturalmente e politicamente dalle donne, grazie soprattutto alla forte spinta della rivoluzione femminista dagli anni ’60 e ’70 in poi, con la paternalistica accondiscendenza di maschi al potere ma senza un loro reale e sostanziale cambiamento dalle fondamenta, tanto meno di sincera alleanza, è stato in parte gradualmente annullato o distrutto da fenomeni collegati alla trasformazione dell’assetto economico/politico, voluta e perpetrata ai vertici del potere e soprattutto dai poteri forti dietro le quinte dell’ufficialità nonché dai conseguenti fenomeni di degrado morale, culturale, civile, sociale. Per questo bisogna sperare che riprenda forza e si diffonda il grande valore femminista della ‘sorellanza’ e quello conseguente della solidarietà femminile, attualmente in grave crisi. Ma sarebbe auspicabile anche quella maschile nei comportamenti e nei fatti e non a chiacchiere. Inoltre, ancora una volta la salvezza potrebbe venire dalla prassi dell’utopia e riprendendo se e dove possibile la pratica dell’autocoscienza che fu la grande rivoluzione culturale del neofemminismo anni ’60 e ’70. 

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu