Pedagogia. Il patriarcato a livello professionale e in particolare nel giornalismo

Il patriarcato a livello professionale riguarda un sistema di potere che favorisce gli uomini rispetto alle donne in vari contesti lavorativi. Questo fenomeno è radicato in una lunga tradizione storica che ha visto gli uomini detenere posizioni di autorità e prestigio, mentre le donne sono state spesso escluse o confinate a ruoli subordinati. Gli effetti del patriarcato in ambito professionale si manifestano con la segregazione orizzontale e verticale le donne sono spesso concentrate in settori a bassa retribuzione (segregazione orizzontale) o in posizioni di minor prestigio anche in settori più remunerativi (segregazione verticale), rimanendo sotto-rappresentate nei ruoli dirigenziali o decisionali. Il divario salariale di genere è una delle conseguenze più evidenti del patriarcato, le donne spesso guadagnano meno degli uomini per lo stesso lavoro o per impegni di pari responsabilità. La barriera del soffitto di vetro è un concetto che si riferisce alle difficoltà invisibili che le donne affrontano nel cercare di raggiungere posizioni di vertice, a causa di pregiudizi, discriminazioni o stereotipi di genere che limitano la loro avanzata professionale. Il doppio standard di valutazione è evidente, uomini e donne vengono spesso giudicati in modo diverso per lo stesso comportamento o risultati. Per esempio, un uomo assertivo può essere percepito come un leader, mentre una donna assertiva potrebbe essere vista come “aggressiva”. Le aspettative sociali che connettono le donne alla cura della famiglia, intersecate con la mancanza di sostegni adeguati, come congedi parentali flessibili o accesso a servizi di assistenza all’infanzia, peggiorano il divario di genere nelle opportunità di carriera. Tuttora è presente la cultura organizzativa maschilista in certi ambienti professionali: sono pervasi da norme implicite che privilegiano comportamenti o valori considerati “maschili”, come la competitività estrema, la disponibilità 24 ore su 24, o l’assenza di vulnerabilità emotiva. Questo può rendere difficile per le donne integrarsi o progredire. Affrontare il patriarcato sul lavoro richiede una trasformazione culturale, l’implementazione di politiche di inclusione, l’educazione sulle questioni di genere, e l’impegno delle leadership aziendali a creare ambienti più equi.

Affrontiamo la problematica del patriarcato nel giornalismo visto quanto ha sottolineato in diretta la giornalista Francesca Barra su Rete 4 di recente, rispetto al fatto che il suo collega co-conduttore le togliesse continuamente la parola. Si instaurano una serie di dinamiche di potere e disuguaglianze che influenzano le opportunità di carriera, il trattamento e la rappresentazione di genere all’interno del settore. Si tratta di ostacoli strutturali e culturali che limitano la partecipazione piena e paritaria. Nel giornalismo le donne sono spesso sottorappresentate nelle posizioni decisionali, come redattori capo, direttori di testate, o manager nei principali organi di stampa, anche se sono una buona parte della forza lavoro giornalistica. Questo è dovuto sia a pratiche di assunzione discriminatorie che alla segregazione verticale, con le donne meno frequentemente promosse a ruoli più remunerativi. Le giornaliste sono spesso assegnate a settori “tradizionalmente femminili” come la moda, il lifestyle o le cronache sociali, mentre gli uomini dominano nelle aree percepite come più prestigiose, quali la politica, l’economia o la cronaca internazionale. Ciò veicola la convinzione che certi argomenti siano più appropriati per gli uomini, riducendo le opportunità di carriera per le donne, oppure se riescono ad assumere incarichi di tale spessore, il loro impegno viene sminuito. Molte donne giornaliste sperimentano molestie sessuali o comportamenti discriminatori sul lavoro da parte dei colleghi, le redazioni spesso non offrono protezione adeguata e le denunce possono portare a ritorsioni o all’isolamento professionale. Il fenomeno del “soffitto di vetro” si verifica anche nel giornalismo, dove le donne trovano difficoltà ad avanzare nelle loro carriere, nonostante l’esperienza e le competenze. Questo può essere il risultato di pregiudizi inconsci o della mancanza di sponsor e mentori che possano facilitare la loro crescita professionale. Anche il modo in cui le storie vengono raccontate può riflettere pregiudizi patriarcali. Temi riguardanti i diritti delle donne, la violenza di genere, o la parità di genere possono ricevere meno attenzione o essere trattati con superficialità. Quando le donne sono protagoniste di notizie, spesso sono ritratte in modi che sottolineano aspetti personali o estetici piuttosto che le loro competenze o realizzazioni professionali. Le redazioni e le organizzazioni giornalistiche hanno spesso dimostrato lentezza nel promuovere cambiamenti che favoriscano l’equità di genere, come politiche di pari opportunità, congedi parentali, flessibilità lavorativa e misure contro le discriminazioni e le molestie. Affrontare il patriarcato nel giornalismo significa creare un ambiente di lavoro più equo e inclusivo, con politiche che promuovano la diversità di genere, la parità salariale e una rappresentazione più equilibrata delle donne sia all’interno delle redazioni che nei contenuti giornalistici.

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About CHIARA VERGANI

Chiara Vergani è pedagogista, scrittrice e formatrice molto attiva nel panorama educativo e sociale italiano, riconosciuta per il suo impegno nel benessere delle nuove generazioni e nel contrasto ai fenomeni di disagio contemporaneo. ​La sua solida formazione in psicopedagogia, con specializzazioni in criminologia e tutela del minore, le permette di operare come consulente esperta. Il suo lavoro si focalizza sulla sensibilizzazione e sulla prevenzione di criticità quali il bullismo, il cyberbullismo e la violenza di genere, temi che approfondisce regolarmente attraverso conferenze e percorsi formativi rivolti a studenti, docenti e famiglie. ​L’attività editoriale è un pilastro centrale della sua carriera, con una produzione vasta che affronta le sfide sociali più urgenti. Tra le sue opere principali si annoverano: ​Lo scacco rosso. Storie di bullismo (2017) e Mai più paura. Il bullismo spiegato a tutti (2018), testi cardine sulla prevenzione dei comportamenti vessatori. ​Il mondo si è fermato. Non voglio scendere (2019), un’analisi dei cambiamenti sociali durante la pandemia. ​Libere dall’inferno (2020), dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne. ​Bipolari in bilico (2021) e Bipolare in diretta (2023), che esplorano con profondità tematiche legate alla salute mentale. ​Il sole nascosto (2022) e Resilienza compagna di vita (2023). ​Come sopravvivere alle truffe affettive (2025), un saggio volto a fornire strumenti di difesa contro gli inganni relazionali. ​Hikikomori d’Italia, la cui uscita è prevista per maggio 2026, focalizzato sul fenomeno del ritiro sociale volontario. ​Oltre alla scrittura, la sua presenza mediatica è consolidata dalla collaborazione con diverse testate giornalistiche e dalla conduzione di programmi televisivi, in particolare nell’area del Triveneto. In questi spazi, continua a promuovere il dibattito sull’evoluzione del sistema scolastico e sull’importanza delle competenze trasversali per la crescita individuale.