Pensare Avellino, l’incontro stamattina

locandina 320x450 Imbriani

Mi è difficile sintetizzare l’incontro a cui ho assistito stamattina presso il liceo Imbriani di Avellino: Mi scuseranno, quindi, i lettori se non ci riuscirò.

Mi è difficile perché Pensare Avellino è stato un incontro pieno di contenuti e, si sa, è molto più facile riassumere tante parole più o meno inutili, che i contenuti. I contenuti sono densi di significato e non vorresti mai escluderne qualcuno.

Sebbene il titolo della manifestazione non evochi nulla di “sentimentale” l’aggettivo che mi viene in mente per qualificarla è emozionante.

Emozionante è sentire una platea composta da studenti partecipare attivamente, emozionante è vedere adolescenti all’opera in una società che spesso li demonizza e li dequalifica.

Pensare Avellino è la presentazione dei video inerenti il progetto “Raccontare il territorio”, PON 2014-2020, svolto dalle classi 1a e 2a  B del Liceo Scientifico Tradizionale dell’Istituto Paolo Emilio Imbriani di Avellino.

La professoressa Maria Venezia è stata la tutor dei ventisei ragazzi che hanno partecipato al PON mentre l’esperto esterno è stato Mario Marciano, che si occupa di marketing e di comunicazione.

Ospiti di eccezione Dario Bavaro, un personaggio poliedrico, come lo definisce Mario Marciano nel presentarlo, dato che nella sua vita si è occupato di musica, canto lirico, teatro nonché di comunicazione e il sociologo Enrico Finzi i cui titoli non sono riuscita a scrivere tutti.

Un applauso che va oltre il rispetto e il riguardo per una carica istituzionale, accoglie il dirigente scolastico Sergio Siciliano che nel suo saluto ringrazia il corpo docente e tutto il personale, primo fra tutti il dirigente amministrativo ma, soprattutto, i ragazzi che frequentano il suo Istituto di cui è orgoglioso.

Mi occupo quotidianamente dei ragazzi e sono convinto che mettere a disposizione in maniera generosa la nostra esperienza sia importante. Non abbiamo la pretesa di aiutarli nel futuro ma quantomeno possiamo aiutarli a creare il loro futuro nella propria città, nella terra dove sono nati e, soprattutto, a guardarlo con grande ottimismo.”

La presentazione dei video è stata organizzata come un talk show, con l’intento del dialogo tra ospiti, pubblico e studenti e Mario Marciano racconta di essere stato invitato a seguire la fase iniziale di questa nuova esperienza che ha a che fare con l’ampliamento dei linguaggi della comunicazione. In tale caso “comunicazione” è la chiave per poter interpretare al meglio anche alcune prospettive professionali e formative tant’è che lo slogan del progetto è stato Diventa ciò che vuoi essere per sottolineare anche nuove prospettive lavorative che si discostino da quelle tradizionali della comunicazione.

Il ruolo dell’esperto in un’opera progettuale di questo tipo è quello di accompagnare i ragazzi alla realizzazione complessiva di un’esperienza narrativa che riguarda il territorio.

La scelta che i ragazzi hanno fatto è stata quella di raccontare la propria città e questo è stato per lui una sorpresa ma anche uno stimolo dato che Avellino è spesso una città molto criticata dai suoi stessi cittadini. Quindi, continua Marciano, conoscere la lettura e il punto di vista dei giovani era molto stimolante e lo incuriosiva tanto. “I ragazzi hanno cercato una città e nel cercarla hanno avuto strade e strumenti diversi. Il laboratorio ha voluto rappresentare soprattutto le esperienze, le sollecitazioni e gli attrezzi del metodo del mestiere affinché loro potessero negli ultimi cinque incontri dedicarsi alla parte organizzativa”.

Lo strumento per realizzare gli audiovisivi è stato il cellulare dato che è lo strumento con cui i ragazzi si relazionano con il mondo.

L’incontro prosegue con il coinvolgimento di Finzi che risponde a due domande di Maria Venezia inerenti, la prima, al concetto di felicità nei processi comunicativi, la seconda al suo amore per l’Irpinia.

Riguardo la felicità il Professore ha, infatti, effettuato diversi studi e molte ricerche.

Oggi si parla molto della felicità confondendola con i piaceri materiali della vita. La felicità è un’altra cosa. Ho fatto più di 80000 interviste su questo argomento e, innanzitutto, dobbiamo precisare che esistono tanti tipi di felicità dato che la vita è fatta di diversità, non di omogeneità.

Ci sono tanti modi per essere felici ma quello che conta davvero è ciò che noi chiamiamo autorealizzazione esistenziale, cioè realizzare sé stesso, avere un progetto e portarlo avanti.

Sei sono gli elementi che possiamo evidenziare quando parliamo di felicità: il primo è l’esistenza nella persona di forti valori, il secondo è cercare di dare un senso e una direzione alla propria vita, poi abbiamo l’invito a valorizzare la bellezza, quella delle persone, della terra, dei luoghi, della storia e delle relazioni familiari.  Quarto punto sono tutte le parole che iniziano per co come colloquiare, cooperare, condividere, il quinto è la generosità perché chi dona riceve gioia. Infine,  gli affetti e gli amori.”

Racconta poi che l’attaccamento all’Irpinia dipende innanzitutto dal primo incontro a cui fu invitato a partecipare da Marciano. L’argomento era il silenzio, perché in esso noi ritroviamo il nostro spazio. Nei ritmi musicali c’è sempre la pausa silenziosa perché essa dà modo all’ascoltatore di riceverne appieno la melodia. In seguito al convegno, che gli piacque moltissimo, iniziò a frequentare Marciano così come Dario Bavaro ma anche tutte le persone che gli hanno mostrato accoglienza e benevolenza. I luoghi dell’Irpinia sono belli e colorati e rappresentano passato e futuro in quanto, quando lo sviluppo delle città costiere terminerà, è in quelle interne che riprenderà la vita.

L’intervento di Dario Bavaro risponde alla domanda su quanto sia importante il ritmo nella comunicazione.

In questo momento c’è tra tutti noi un ritmo, che è quello dei nostri respiri e anche la felicità è un ritmo condiviso. Se non impariamo a stare nello stesso ritmo non comunichiamo perché rispettarlo richiede un’alternanza tra un pieno e un vuoto e, quindi, predispone all’ascolto dell’altro. Noi siamo animali musicali e ogni cultura ha il suo ritmo e la diversità culturale deve essere accolta imparando a stare nel ritmo degli altri, perché la cosa più importante è la curiosità di conoscenza.”

L’incanto delle parole è interrotto dalla splendida esibizione al pianoforte di Federico Cerrato della V M che esegue Have yourself a Merry Christmas in un arrangiamento di Jacob Koller a cui è seguita la proiezione dei video.

I ragazzi, come sottolinea Marciano, si sono spontaneamente e liberamente divisi in gruppi, senza distinzione di classe, si sono dati un nome e un percorso da effettuare per raggiungere la realizzazione dei video. Una novità della rappresentazione di stamattina è stata l’acchiappaparole: un nuovo gruppo di ragazzi che hanno evidenziato delle parole chiave nei video e ne hanno fatto oggetto di discussione con chi li ha creati.

Quattro gruppi, quattro visioni della città.

Il gruppo GSELF2 ha intitolato il proprio video Avellino, sento la mia città. Ciò che mi colpisce in questo video è l’invito ad ascoltare. Un coro di bambini canta, un coro di tifosi risponde, la sega che taglia l’albero e il rumore degli attrezzi del maniscalco, la batteria e l’invito a “prestare attenzione, a non dare mai nulla per scontato”.

Il secondo video è de I Fuori Porta e ha come titolo I cinque sensi. Tutto inizia con l’inquadratura di uno schermo di cellulare ed è da lì che ogni cosa prenderà forma. La forma di ciò che si percepisce ma, certo, una città non può essere sminuita da un semplice cellulare. La musica prende corpo in una band di giovani e questo sta a significare la percezione dei sensi.

Il video Dall’alto in basso vede protagonista l’opera dei SIMM’ 7-8 e nuje in cui una svampita donna vip mette in risalto la visione dei benestanti, quella che di una città vivono principalmente i fattori positivi. Le risponde un suo collega giornalista di tele flop che la invita a preoccuparsi dell’invivibilità della città.

Infine il quarto video è Avellino è come un bosco a cura de I fantastici sei. È la natura la protagonista del video: gli alberi, il rumore dell’acqua che scorre, la natura che soffre quando brucia negli incendi ed è ferita nello scioglimento dei ghiacciai. Ma ecco che spunta un germoglio, un neonato vagisce, ciò che si era lasciato a sporcare la strada viene ripulito. Così: “Ci sono tante cose che non vanno ma con un po’ di impegno…diamoci una speranza” conclude la voce del video.

Gabriele De Feo chiude la presentazione con un brano al pianoforte che mostra davvero le sue ottime capacità.

I video raccontano chiaramente ciò che i giovani vedono in una città che offre loro pochissimo. In ognuno di loro, nei commenti delle parole chiave, si ravvisa la delusione di vivere in un luogo in cui sembrano non avere voce i protagonisti del futuro. Ma non sono pessimisti questi ragazzi, sono obiettivi e lungimiranti quando aggiungono che bisogna credere nel miglioramento.

Conclusa la manifestazione chiedo alla Prof.ssa Maria Venezia: “I progetti e questo splendido lavoro che lei ha seguito servono per far entrare i ragazzi nel loro territorio, per farglielo vivere in maniera concreta e anche a dare loro una speranza perché è speranza ciò che è venuto fuori dalla giornata”.

Questo progetto si intitolava, infatti, raccontare il territorio, quindi era incentrato sulla capacità dei ragazzi a osservare nel territorio la loro realtà e, nello specifico, la città di Avellino. È inutile nascondersi dietro un dito, Avellino presenta delle problematiche reali per le generazioni future però è vero anche che i ragazzi si sono talmente concentrati e impegnati che comunque sono riusciti a trovare qualcosa di poetico in questa città e buona comunicazione e buona speranza. Mi va di concludere così.”

Grazie ai ragazzi per le loro splendide produzioni e un augurio da parte mia di riuscire a realizzare se stessi al meglio.

Maria Paola Battista

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu