Recensione a “Terra feconda”, la nuova raccolta poetica di Vinicio Salvatore Di Crescenzo
La raccolta di liriche Terra feconda (edizioni la Valle del Tempo, 2025), del bravo Vinicio Salvatore Di Crescenzo, prende vita da elementi della natura muovendosi tra stagioni, profumi e paesaggi, suoni e silenzi, in un fluire cadenzato da immagini poetiche. Simbolismi e metafore celano un racconto dietro gli elementi della natura, rivelando il legame intimo tra l’essere umano e l’ambiente in cui trascorre la vita. E anche la morte, assume rilevanza nel cerchio continuo che passa dalla terra, la Terra feconda.
La suddivisione che l’autore propone in quattro sezioni sembra condurci in quattro successivi stadi di consapevolezza e rivelazione. La prima parte prende abbrivio da Omnia munda mundis (Per chi è puro tutto è puro, da San Paolo), e raccoglie i sorrisi della natura, i suoi ritmi, le sue mutevoli bellezze e la promessa della rinascita, concetto che sarà chiarito più avanti:
È nuovo risveglio quello che sorge e che dona/ audace radice al seme che terra avviluppa.
(Rinascita, p.16)
Nella sezione, indicata da Vita via est (La vita è un cammino, da Cicerone), l’autore ci parla di casa nei ricordi corrosi dal tempo e della perdita dei cari. L’accento si fa più doloroso, mentre lo sguardo del poeta indugia sull’immagine di un luogo abbandonato dal tempo e dagli affetti:
Ammanta la terra di timido raggio/ che adombra parole nascoste/ dentro le case già tinte di notte.
(Sogno frugato, p.45)
Con Homo sum: humanitas nihil a me alienum puto (Sono un uomo: niente di ciò che è umano considero estraneo a me, da Terenzio), si apre la sezione in cui il poeta narra di un amore spezzato dalla prematura morte dell’amata. Le ferite della perdita sembrano ancora sanguinare, ma è la terra, come sepoltura, a venire ancora una volta in soccorso:
Di dono si parla della vita./ Ma può dono diventar martirio?
Ma nulla si improvvisa in questa vita,/ e come da progetto dell’infallibile natura/ ci penserà la morte a rinnovare il dono,/ estraendone dolore e sofferenza.
(I doni, p.58)
E, infine, l’amara considerazione, di leopardiana memoria, giunge nell’ultima sezione di liriche, aperta da Tempus edax rerum (Il tempo divora ogni cosa, da Orazio), dove la natura matrigna affila i suoi artigli. Ma qui si torna anche alla rinascita, che assume connotati diversi, rivelandosi:
A notte il sonno smembra ogni pensiero/ emulando giunta morte,/ e nessun lamento offende mente.
Ancor poco agognato dal trapasso/ scandaglio credo e nutro suggestioni/ nell’augurarmi rinascita terrena.
(Rinascita, p.68)

Centrale in tutta la raccolta è la terra feconda, che le dà il titolo, perché è essa a raccogliere nel suo grembo ciò che finisce a causa della morte e lo rigenera continuamente, nella rinascita, dando senso al ciclo della natura.
La scelta dell’ambiente naturale per parlare di sentimenti profondi, intimi, nasce, come ci spiegò Di Crescenzo in occasione di una intervista su un suo precedente lavoro poetico, all’infanzia trascorsa in campagna, periodo che ha segnato profondamente il suo modo di intendere la vita. La sua capacità di dipingere immagini nitide attraverso i versi trova completamento nella sua passione per la pittura, e la bellissima copertina è opera sua. Le grandi capacità comunicative del nostro si mostrano nella varietà di modi in cui si confronta con gli altri. Oltre alla pittura, alla poesia, alla musica e all’attività di critico d’arte, tiene un blog e ha un suo sito. Per chi desideri sapere di più sull’autore, così, aggiungo il link al suo sito.
https://www.viniciosalvatoredicrescenzo.com/biografia/

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