Ruolo dell’Italia nell’Unione Europea. Il focus di Giuseppe Rocco

Il 25 marzo del 1957 nel salone del Campidoglio in Roma, i rappresentanti di Francia, Germania Ovest, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo firmano i trattati istitutivi della Comunità Economica Europea (CEE) e della Comunità Europea dell’Energia Atomica (CEEA, o EURATOM). Istituita con l’obiettivo di creare un mercato comune europeo, la Cee ha progressivamente eliminato le barriere doganali e integrato le politiche economiche tra gli Stati membri. Per l’Italia, a siglare lo storico accordo furono due figure chiave del governo dell’epoca: Antonio Segni, allora Presidente del Consiglio, e Gaetano Martino, allora Ministro degli Esteri.

Una struttura che ha sperimentato la possibilità di una unificazione del lavoro, puntando sull’agricoltura, settore ritenuto di importanza primaria. Infatti viene istituita nel 1962 la Politica Agricola Comunitaria (PAC), realizzando la libertà di circolazione delle derrate negli Stati sottoscrittori; inoltre viene previsto un confine, oltre il quale si applicavano i dazi, con blocchi detti prelievi all’importazione per salvaguardare l’economia economica della Cee; nel contempo venivano applicate restituzioni alle esportazioni per compensare eventuali maggiori spese. L’obiettivo primario consisteva nell’aumentare la produttività agricola, garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e assicurare un tenore di vita equo agli agricoltori.

Quarant’anni dopo la nascita della Comunità, nella città di Maastrict[1], i dodici Paesi membri raggiungono il noto e imponente accordo sul Trattato, che entra in vigore 1 novembre 1993 e che suggella la nascita dell’Unione europea. Con questa svolta, l’Unione estende il suo raggio di azione alla ricerca e allo sviluppo tecnologico, all’ambiente, all’industria, allo sviluppo delle reti di comunicazione, alla formazione professionale e alla politica sociale. Interessante nel Trattato l’introduzione del principio della sussidiarietà, secondo il quale l’Unione europea viene legittimata ad assumere iniziative quando gli obiettivi non possono essere realizzati adeguatamente dagli Stati membri, ovvero dove l’azione comunitaria diventa più efficace degli Stati.

La dinamica economica scandita con efficacia nel tempo ha dimostrato di costituire una garanzia nei rapporti fra Stati membri, al punto da essere diventata il segnale portafortuna della pace: scambiarsi beni e servizi, con regole riconosciute, ha offerto un impulso di grande rilievo. Nessuna struttura la potuto regalare tante opportunità nel mondo, al punto da diventare un pericolo economico per gli Stati Uniti e la Russia, ambedue nel tentativo di osteggiare la nostra nobile Istituzione.

Nella sequenza delle tappe importanti, il 7 dicembre 2000 a Nizza, viene firmata la carta dei diritti fondamentali nell’Unione europea. Si tratta di un passo importante e civile, in materia di diritti umani. L’art. 1 recita “La nostra dignità è inviolabile”; con esso il cittadino acquisisce il rispetto da parte di tutti. Il secondo articolo si riferisce al diritto alla vita di ognuno, impedendo la pena di morte. Bastano questi due articoli per offrire un quadro di grande rilevanza per il genere umano. Purtroppo vi sono ancora Stati in cui vige questa sciagurata legislazione; persino Trump, presidente degli Usa, fra le prime leggi del secondo mandato ha ripristinato la pena di morte.

L’euro è nato ufficialmente il 1° gennaio 1999, ma solo come valuta virtuale per transazioni finanziarie e contabili. Le monete e le banconote sono entrate in circolazione reale nei primi 12 Paesi dell’Eurozona il 1° gennaio 2002, incluso in Italia. Un momento magico di grande splendore collaborativo, di concreta affermazione della solidarietà, di esplosione di una maturità collettiva e di forza di una moneta molto forte.

Tutto è andato bene? Purtroppo si registrano pure le criticità. Nell’ampliamento si è verificata una disfunzione, soprattutto nella Commissione di Prodi, quella di esagerare nell’acquisizione di nuovi soggetti, prima di consentire la dovuta integrazione.  Fra l’altro, lasciando le decisioni al voto unanime, spesso l’attività è stata paralizzata.

Di recente sono sorti gruppi e partiti sovranisti che confliggono con l’idea unitaria dell’Unione europea, garante e decisionista per tutti. Parliamo di partiti di governo, la Lega e parte di Fratelli d’Italia, che negano il flusso della storia e compiono operazioni di freno alla funzionalità. Gli estremisti in politica non rispettano la figura umana, poiché si ammantano di ragioni pseudo idealistiche per obiettivi di crudo potere.

Sembra una cosa innocua, ma l’unico partner che non ha aderito al MES, è l’Italia, senza una ragione comprensibile. Il Meccanismo europeo di stabilità (European Stability Mechanism, ESM) è stato istituito mediante un trattato intergovernativo, al di fuori del quadro giuridico della UE nel 2012. La sua funzione fondamentale riguarda la concessione, sotto precise condizioni, di assistenza finanziaria a paesi membri che – pur avendo un debito pubblico sostenibile – trovino temporanee difficoltà nel finanziarsi sul mercato. La condizione varia a seconda della natura dello strumento utilizzato: per i prestiti assume la forma di un programma di aggiustamento macroeconomico, specificato in un apposito memorandum; è meno stringente nel caso delle linee di credito precauzionali, destinate a paesi in condizioni economiche e finanziarie sane ma colpiti da shock avversi.

In tal modo, l’Italia è l’unico Paese dell’Eurozona a non aver ratificato tale riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), impedendo per altro l’entrata in vigore del trattato medesimo. Il Parlamento italiano ha infatti respinto la ratifica con un voto alla Camera a fine 2023, mantenendo il blocco sul “Fondo salva Stati”.

Il sovranismo italiano sta pregiudicando l’ottimizzazione delle regole comunitarie, in particolare per il voto a maggioranza, in un’istituzione con 27 soggetti diventa perentoria; invece il nostro governo preferisce il voto all’unanimità, cioè basta un singolo Stato a bloccare tutto. L’Unione europea, una grande organismo, nata con l’intuizione di menti feconde, viene tenuta in una posizione subordinata, pur disponendo di ingenti risorse degli Stati che la compongono.

Altra posizione di scarso interesse inerisce all’impostazione delle imposte, tanto variegate da creare difformità. In tal modo le holding o grandi Corporazioni trasferiscono la sede fiscale nei paesi più permissivi e con tassazione molto bassa: un grasso danno per l’Italia, senza contare che nell’Unione europea fioriscono numerosi paradisi fiscali, molto attrattivi, a scapito della nostra Nazione.

Alla disamina pare opportuno aggiungere una riflessione sul mercato finanziario che viene totalmente mutuato dall’iperliberismo americano, come visione spregiudicata, libera e senza controllo. Nella speranza, nel sogno e nella volontà di perseguire l’ammodernamento e il rafforzamento dell’Unione europea, al più presto dobbiamo sganciarci dal modello americano e far rientrare la Borsa valori nel suo contesto essenziale, primordiale ed ontologico.

La contaminazione della finanza si è avvertita con la sciagurata applicazione dei derivati, che sono titoli derivati e che suppongono una scommessa; quindi siamo nell’economia speculativa e sconvolgente. I nostri Istituti di credito vanno tonificati e plasmati verso una struttura che riacquisti i caratteri originari del credito, ossia tornare a sostenere l’economia reale e soddisfare i cittadini.

L’Unione Europea rappresenta la terza potenza economica mondiale, con un Prodotto Interno Lordo (PIL) che si aggira attorno ai 18.000 miliardi di euro (equivalenti a oltre 19 trilioni di dollari). Il blocco copre oltre il 18% dell’economia globale ed è leader nel commercio internazionale, rappresentando quasi il 14% degli scambi mondiali. Essa può tranquillamente competere con gli USA e la Cina, soltanto se i sovranisti smettono di opporsi continuamente alla dinamica degli sviluppi e alla caduta della burocrazia inutile.

L’Unione europea si pone per ora come un esempio stupendo di democrazia, forse unica nel Pianeta, dopo l’avvento di Trump che sta cancellando i semi della democrazia negli Usa e nel mondo. In pratica l’organismo comunitario resta il simbolo della civiltà e l’ultimo custode della libertà, perché si riesce a vivere assieme assicurando la convivenza nella diversità etnica. L’Impero romano ha fondato le radici di civiltà nel Mediterraneo e quindi nell’Europa; la rivoluzione francese ha sancito in modo definitivo il diritto alla libertà e all’eguaglianza; le due guerre mondiali, vissute particolarmente in Europa, hanno insegnato l’errore e l’orrore della guerra. Da queste travagliate vicende il popolo europeo ha preso atto ed ha innescato i meccanismi di democrazia e libertà, regimi non ancora attuati nonostante i tremila anni dopo Cristo negli altri Stati. Noi ci facciamo carico della spinta di civiltà verso tutti gli altri popoli. In questa dimensione, l’Unione europea diventa il faro a cui guardare. Questa aggregazione maturata e consolidata, va sostenuta e migliorata per aggiornare i rapporti sia verso le nuove forme di agiatezza che verso le difese necessarie a bloccare storture o denigratori e aggressori.

 Nel 2021 l’Unione europea vara Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il programma di investimenti e riforme strutturali presentato dal governo italiano per rilanciare l’economia dopo la pandemia di COVID-19. Finanziato dall’Unione europea attraverso un pacchetto finanziario di oltre 191 miliardi di euro per l’Italia. Il programma viene denominato NextGenerationEU, uno strumento temporaneo da 750 miliardi di euro ideato per stimolare una “ripresa sostenibile, uniforme, inclusiva ed equa”, volto a garantire la possibilità di fare fronte a esigenze impreviste, il più grande fondo per stimolare l’economia mai finanziato dall’Unione.

Purtroppo gli investimenti previsti dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dal Fondo complementare, dalle poche notizie, vengono erogati con fondi, distribuiti a pioggia; si annoverano scelte erronee e fuori luogo ma soprattutto attraverso una dispersione dei fondi in tanti rivoli. In una situazione catastrofica a livello nazionale nei settori della sanità, giustizia e occupazione, le risorse andavano finalizzate su questi settori, che avrebbero creato meccanismi moltiplicativi nella vita sociale.

Un danno di immagine si è verificato con la Brexit. Ovviamente il danno socio economico è stato compiuto dall’Inghilterra, che sconsideratamente ha espresso una scelta antistorica. Molto probabilmente tornerà nell’alveo per sua convenienza e nel contempo l’Unione potrà essere ancora più forte.

Così nel Medio oriente la speranza di pace è senza molto successo, perché si attende invano l’intervento americano. Sarebbe stato opportuno che l’Unione europea avesse preso lo scettro e cercare una pace fra due popoli che si odiano. Con un impegno rivolto a riconoscere due Stati, quello israeliano e quello palestinese, tutto sarebbe stato più facile. Certo occorre l’adozione di risoluzioni dell’ONU e far decidere un confine controllato dalle forze Onu, con potere di intervenire con le armi nel caso di violazione di impegni.

Purtroppo per ora l’Unione non ha la potenza per dirimere controversie. Da qui la necessità dello Stato italiano a imprimere lo stimolo al progresso e alla crescita per assicurare un potere verso le propensioni della pace. Nasce il rammarico che il Governo Meloni non ha cercato di rafforzare il potere europeo, ma ha cercato di tendere la mano all’impetuoso e ribelle presidente americano. Una scelta del genere, finita male, non avrebbe aiutato comunque l’Italia nemmeno se Trump avesse accettato la disponibilità. Soltanto una forte Unione può aiutare l’Italia. Altri governi hanno lavorato molto meglio per il rafforzamento, purtroppo questo ultimo (governo Meloni) manifesta una triste opacità, con opportunismi deviati che portano il nostro Paese ad una caduta di rappresentanza internazionale. Vi sono delle scelte che non si possono sbagliare. Al momento in cui Putin si erge a Messia e vuole ricostituire l’impero russo e nel contempo irrompe sulla scena uno spavaldo americano, che non rispetta le regole internazionali, l’unica scelta storica e motivata diventa il rafforzamento dell’Unione europea, anche se costa creare un esercito per la difesa.

Nella dinamica del concetto populistico, spunta un nuovo gruppo politico italiano a destra “Futuro nazionale”, guidato dal Roberto Vannacci, il quale ha dichiarato durante l’assemblea costituente di volere una riflessione sull’euro. Parliamo dell’euro, la moneta più forte nel mondo, quella che ha fatto rinascere l’Europa finanziaria. Una moneta adottata anche da Stati non aderenti all’Unione. Una svolta blasfema contro la storia.

Uno dei messaggi centrali è la condizione di preoccupazione per il consolidarsi di pulsioni populistiche e sovraniste che, pur provenendo da polarità diverse, finiscono spesso per convergere su parole d’ordine xenofobe e filo autoritarie, con effetti di destabilizzazione del tessuto democratico e sociale. Si incrina così quella promessa sociale che aveva accompagnato la crescita del Paese nel dopoguerra, secondo cui ogni generazione avrebbe potuto vivere meglio della precedente.

Riassumendo, l’Unione europea ha realizzato il migliore format di aggregazione territoriale, come enunciato. Ovviamente vanno apportate modifiche per migliorare il quadro, ma ciò non pregiudica il futuro. L’impegno deve costituire un volano e un moltiplicatore per incrementare l’economia, in paesi che vantano una tradizione secolare e che possono assieme dettare spunti di rinascita e di supremazia.

Con queste prospettive, il buon senso richiama una risposta politica capace di salvare l’Italia e l’Europa, che sono cadute nelle mani di usurpatori politici ed economici. L’Unione europea dispone di potenzialità economiche, politiche e storiche; deve soltanto prendere coscienza di questa forza e realizzare il sogno intrapreso nel 1957.

Cosa diversa per l’Italia che disattende alla sua funzione, con un andamento lento, disarticolato e melenso, messo in atto da questo governo, che non rispetta il ruolo che i tempi richiedono.

La maturazione della consapevolezza di una problematica dialettica fra Stati e fenomenologia esterna e il tentativo di esplorare l’orizzonte socio-economico, al fine di registrare una nuova comunicazione oggettiva, devono postulare un modello penetrante per assegnare condizioni di vita in linea coi tempi. Il ruolo dell’Italia va riequilibrato, ripreso ed affermato.


[1][1] Città olandese posta a ridosso del confine fra il Belgio e Germania, antico caposaldo romano a difesa di un ponte sulla Mosa.

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About Giuseppe Rocco

Esperto di commercio estero. Vice Segretario generale della Camera di commercio di Bologna sino al 31.1.2007; Docente esterno presso l’Università di Bologna, Istituto Economico della Facoltà di Scienze politiche, in qualità di cultore dal 1990 al 2006, di “Istituzioni Economiche Internazionali” e in aggiunta dal 2002 al 2006 di “Diritti umani”; Pubblicista iscritto all’Albo dei Giornalisti dal 1985; 450 articoli per 23 testate nazionali; in particolare consulente del Il Resto del Carlino, in materia di Commercio internazionale, dal 1991 al 1995; Saggista ed autore di 53 libri scientifici ed economici; Membro del Consiglio di Amministrazione del Centergross dal 1993 al 2007;Membro del Collegio dei periti doganali regionali E. Romagna, per dirimere controverse fra Dogana ed operatori economici dal 1996 al 2000, con specificità sull’Origine della merce.