Trieste. Un muro può riaprire ferite ancora non sanate
Il Carso non merita questo affronto. Non un muro deve sorgere dove la Storia ha faticato ad affermare le identità dei popoli che si fronteggiano al confine. Italiani e slavi si sono contesi quella fascia di terra che oggi Salvini vorrebbe coronare con un muro per impedire il flusso di profughi e clandestini che scendono dal Carso seguendo la rotta Balcanica. Quando si è pensato di abbattere i confini tra gli stati per costruire un’Europa unita attraversabile in lungo e in largo in libertà, non è stato forse preso in considerazione il rischio che probabilmente a passare fossero pure i flussi indesiderati? Ebbene, a pensarci avrebbero dovuto più stretti controlli interni di polizia. Si pensava forse che un’Europa in cui i livelli di vivibilità fossero pressoché gli stessi nei vari paesi sarebbe stata impermeabile ai flussi che provenivano da fuori? Dai paesi che non godono del nostro benessere? Perché allora si pensò di eliminare le barriere di controllo?
Ma un muro così, in un luogo che ha sofferto e gioito due volte per la redenzione di Trieste (nel 1918 e nel 1954) e che ha lasciato sul terreno e nelle foibe storie e uomini innocenti, sacrificati al tritacarne delle convenienze politiche, no. Questo non possiamo accettarlo. Già la convivenza slavo-italiana nei paesi del Carso è stata costruita con dolore seppellendo sotto metri di silenzio le ragioni e i torti dell’una e dell’altra etnia-lingua-cultura. Il muro tirerebbe fuori un di qua e un di là che Salvini non può capire. Due anni fa nella Val Rosandra (vedi foto) ad Est di Trieste, presso Dorlingo della Valle, notai degli indumenti abbandonati tra i cespugli, una camicia, un pantalone, usurati da un lungo viaggio, e le scarpe che parlavano da sole di un attraversamento clandestino. Ne rimasi colpita e immaginai quella via percorsa da qualcuno in fuga; pensai che comunque prima o poi i clandestini devono passare per le maglie del controllo dei flussi. Mi chiesi: ma come?
Don Renato Sacco, coordinatore nazionale del movimento Pax Christi, dalle pagine di Famiglia Cristiana, alla notizia dell’annuncio del vice premier, ha fatto appello ai valori cristiani perché venga scongiurato questo pericolo. Il governatore del Fvg Massimiliano Fedriga, invece, si è manifestato d’accordissimo, tutto preso dalle istanze leghiste che non tengono conto della realtà.
No, la mia non è nostalgia ma senso del rispetto per un luogo reso sacro dal dolore, per i popoli alla ricerca della continua integrazione e per questi poveri cristi che fuggono, fuggono e ancora fuggono al di là di ogni confine per allontanarsi dalla vita peggiore.
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