Un Grand Tour diverso nella lectio magistaralis di Filippo D’Oria all’Archivio di Stato di Avellino
“Un tour non sentimentale attraverso le contrade del profondo Mezzogiorno d’Italia” è il titolo della lectio magistralis che il professor Filippo D’Oria ha tenuto in occasione dell’apertura straordinaria diurna dell’Archivio di Stato di Avellino lo scorso 13 settembre. Invitato e accolto dal direttore Lorenzo Terzi, lo studioso paleografo e grecista, docente alla Federico II, che ricoprì anche l’incarico di dirigente del settore cultura della Provincia di Avellino qualche anno fa, ha tenuto una corposa e interessante prolusione sugli aspetti che caratterizzano il Grand Tour di Henry Swinburne, che il viaggiatore e scrittore inglese compì in Italia tra il 1776 e il 1779. Ciò che è emerso dall’approfondimento proposto su una delle pratiche più diffuse tra i giovani della nobiltà europea del XVIII e XIX secolo è che le narrazioni, che questi viaggiatori fecero del nostro Paese, variano molto in rapporto all’approccio più che al loro grado culturale. Per Swinburne sembra che la ricerca della verità, scevra da condizionamenti dovuti ai luoghi comuni, che in quel tempo circolavano in base a racconti tramandati e a convinzioni consolidate, sullo stato delle nostre regioni, sia posta in primo piano. I suoi scritti, tradotti solo recentemente in italiano, restituiscono descrizioni alternative a ciò che precedenti viaggiatori riferirono.
Esempi significativi si riscontrano in occasione della visita alla Calabria, una regione snobbata fino ad allora, probabilmente a causa dei carenti collegamenti viari, che ne rendevano difficile l’attraversamento. Una Calabria in cui Swinburne scoprì lingue e tradizioni che lo colpirono a tal punto da dedicare un volume a questa regione. Fortunato l’incontro con studiosi del tempo, che gli fornirono il viatico per tale avventuroso viaggio, come quello con Pasquale Baffi, bibliotecario e studioso calabrese, per fare un esempio.
Anche la Sicilia, ha riferito il professor D’Oria, fu sotto la lente d’ingrandimento del viaggiatore, sorpreso dell’accoglienza ricevuta e della folta presenza femminile nelle occasioni a cui fu invitato. Ma c’è anche l’Irpinia, di cui il nostro sottolinea la bellezza femminile, manifestando un’attenzione particolare verso il gentil sesso.
La preziosa relazione del Professor D’Oria, in cui lui stesso è apparso come travolto dal fiume in piena di informazioni e scoperte di relazioni e rapporti tra studiosi dell’epoca, tuttavia è stata tanto ricca di spunti da richiedere un approfondimento, la prossima volta si spera dialogico, per soffermarsi magari su come appariva l’Irpinia a un viaggiatore britannico, così disposto a cercare la verità.
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