Vinciamo insieme per la pace
In questi giorni Napoli e la Campania sono in festa per un meritato traguardo: il quarto scudetto che ha colorato di azzurro il lungomare in armonia col cielo e il mare stessi. Una cordata di umanità e fratellanza senza alcuna distinzione, un sentimento di unione, orgoglio e fierezza ha pervaso i cuori dei napoletani anche dei non tifosi. Il cardinale Battaglia scrive nella sua lettera inviata alla squadra che dovremmo nutrirci di questo sentimento per diventare allo stesso modo campioni di umanità e di pace perché insieme si vince, fare squadra rafforza e nutre il sentimento nobile di umanità che spesso vacilla a favore di un sentimento di odio, di indifferenza, di divisione. Eppure le immagini gioiose del lungomare, un manto di persone di ogni generazione, cultura, vissuto all’unisono esprime appartenenza, comunità.
A macchiare di rosso quest’immagine l’ennesimo episodio di femminicidio da parte di in ragazzo appena maggiorenne che ha incarnato l’atavica predominanza maschile e divisoria a rivendicare un malato bisogno di prevaricazione e di possesso scambiato per amore. L’amore, che è condivisione con l’altro, afflato, l’amore che è amare la libertà dell’altro che rafforza paradossalmente la propria libertà individuale, che si concretizza proprio nel rispetto della libertà altrui. Ampliando questa visione si può adattare a ciò che sta succedendo a Gaza, in Ucraina e in tutte le guerre tra popoli dove a perdere è proprio il sentimento umano, quell’umanità che ci renderebbe esseri superiori in un mondo che, invece, registra delitti efferati come quello verso la ragazzina di Afragola letteralmente lapidata nel 2025! Al via quindi fiaccolate al grido: ‘che sia ultima!’, che sia l’ultima bomba, al cessate il fuoco, ma non capiamo che se non ci uniamo come una squadra umana, lottiamo, fatichiamo a divenire Campioni di fratellanza e di pace ed alimentare quella comunità così oggi vilipesa, a partire dai nostri luoghi di lavoro fatti di gerarchie anticomunitarie che creano malessere, divisioni e disamore. Viviamo sempre più soli, egoisti a curare l’immagine e non l’anima, non siamo più capaci ad educare ai valori i nostri figli, al sacrificio perché vincere un campionato non è semplice se non fai un gioco di squadra. Dobbiamo tutti, ma tutti coinvolti, partecipare attivamente da ogni proprio luogo, al campionato di fratellanza e pace per poter vincere la medaglia di esseri umani.
“Perché se questo scudetto ci ha resi campioni d’Italia, un gesto pacifico di pace può renderci campioni di umanità e fraternità.” (Don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli)
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