“Diego, uno scugnizzo di Napoli”. Il regista Mohamed Kenawi incontra il pubblico a Napoli

Diego Armando Maradona, il Dio del calcio, che voleva solo tranquillità e rispetto e che rimarrà per sempre e immortale nei nostri cuori. Il film bello e vibrante prodotto da Al Jazeera e dalla Domino Film sarà sugli schermi di circa 100 milioni di persone, in lingua originale e con i sottotitoli in tutte le lingue del mondo, tra ottobre e novembre, in occasione del Campionato Mondiale di calcio del Qatar, il primo mondiale che si disputa dopo la scomparsa del calciatore più forte del mondo.

La pagina calcistica più bella che abbiamo vissuto dagli anni ottanta. Un concentrato di stile, bravura, temperamento, passione e umiltà, nonostante la sua grandezza e nonostante il mondo che lo idolatrava, chiamandolo El D10s. Un personaggio, un calciatore, un uomo che mai ha avuto bisogno di presentazioni e che, nel bene e nel male, resterà sempre nella nostra memoria, nel nostro immaginario collettivo.

E proprio Mohamed Kenawi, regista eclettico e impegnato nel sociale, ha presentato a giornalisti e addetti ai lavori, presso l’Istituto Grenoble di Napoli, in anteprima mondiale, il suo film sul Diez, rispondendo ad alcune domande postegli durante la conferenza stampa, che riportiamo qui di seguito.

Perché un film su Maradona?

“Sin da ragazzino, – esordisce Kenawi- durante i mondiali di calcio, guardavo tutte le partite dell’Argentina e, ti assicuro, lo facevo solo per veder giocare Maradona perché lui era il deus ex machina, colui che faceva di tutto, che ti risolveva la partita con un suo guizzo. Desideravo solo seguire le prodezze di questo fenomeno. Questo campione è, dunque, entrato prepotentemente anche nel mio immaginario. Avrei voluto conoscere di più, conoscere i dettagli e le sfumature della sua storia. Sentii, poi, che giocava in una squadra italiana, il Napoli.  All’epoca non conoscevo niente del belpaese né di Napoli. Sono quindi andato al Cairo per studiare l’italiano, ben felice di avere imparato la lingua del paese dove stava giocando il mio idolo”.

Ti sei trasferito poi a Roma ma la passione per Diego, continuava a bruciare nel tuo cuore…

“Da Roma ho visitato la città di Partenope, era ormai giunto il momento di raccontare quello che chiunque venga a Napoli, avverte forte e chiaro, l’amore dei napoletani per Maradona. Ho girato il mondo e non ho mai visto un attaccamento e un amore così grandi. Sono unici e irripetibili. Non esiste in nessun paese una cosa simile. Mi è, dunque, sembrato giusto capire quale fosse il segreto di questo amore incondizionato”.

Il tuo lavoro è stato, quindi, una ricerca per tentare di carpire questo arcano.

“Questo amore ha più sfaccettature, più punti di vista. Maradona non è solo il calciatore che è riuscito a portare gli scudetti e le coppe al Napoli e alla città. La gente ha visto in Diego il salvatore. Tutti noi abbiamo bisogno di un salvatore, tutti lo stiamo cercando e ho capito che il popolo di Napoli ha trovato in lui questa figura. E non è solo il Salvatore di Napoli ma rappresenta tutto il Sud, tutti i luoghi e la gente più bistrattati, più umili. Ho capito che questo amore ha un background sociale, politico, culturale ed economico, ho capito cosa la gente ha sempre visto in lui. Lo so perché anche io vengo dal Sud e sento che Diego rappresenta anche me, è uno che parla anche a mio nome e difende le cose che io non sono riuscito a difendere”

Due mesi di riprese nella nostra città, dopo uno studio attento e meticoloso per un film- documentario che ha come voce narrante Sergio Siano, fotoreporter del quotidiano Il Mattino che è si è affermato come fotografo intelligente e sensibile immortalando attraverso foto bellissime, dagli esordi con la maglia azzurra, fino al saluto, il mitico numero 10.

Lo scugnizzo Siano, nato e cresciuto nei Quartieri Spagnoli, non poteva non narrare lui stesso lo scugnizzo Maradona, e lo ha fatto proprio come fa un attore consumato, raccontando aneddoti, vita vissuta ma, soprattutto, facendo parlare le sue spettacolari fotografie.

“Quando mi proposero il progetto, io li ringraziai convinto di perdere un sacco di tempo perché non sono un attore, amo l’obiettivo ma sono più abituato a starci dietro. Mohamed, allora mi rassicurò, dicendomi che sarei dovuto essere solo me stesso, convincendomi e poi partendo insieme per questa avventura”.

Un film che è un documento che permetterà ai posteri di non dimenticare Diego.

“Maradona, per me è stato un Messaggero, ha messo anima e corpo per stare accanto agli ultimi, ai poveri, ai diseredati. Chi l’ha vissuto in prima persona, come me è stato fortunato. Si, credo e spero che questo documento in futuro possa essere molto importante per chi non lo ha mai conosciuto e mai lo conoscerà. Mi auguro possa servire a far sì  che il messaggero Maradona  non venga dimenticato, resti nella memoria di tutti, proprio come il  magnifico calciatore che è stato. Nessuno, infatti, potrà mai cancellare le grandi vittorie e il fantasmagorico calcio giocato che ci ha regalato”.

Il film è bellissimo e ricco di aneddoti e persone che lo ricordano. A questo proposito, c’è una foto molto bella di te che abbracci Maradona al San Paolo, dopo aver lasciato la macchina fotografica a terra, mentre lo stadio era in delirio per un gol appena fatto dal Pibe.

“L’episodio si svolse così, a Napoli vennero alcuni miei amici a vedere la partita contro il Como.  Erano nei distinti, io non ero riuscito a salutarli prima del match, quindi a un certo punto, da dietro alla porta, dove mi mettevo sempre, decido di andare verso il loro settore per salutarli e per fare una foto. Mentre mi avvio, Maradona segna, venendo di corsa verso i distinti e abbracciandomi. Non ti dico la reazione dei miei amici di Roma scioccati che si chiedevano come avessi mai potuto organizzare la cosa a loro beneficio. Di quella partita oltre alla foto, ho anche un altro caro ricordo, la maglia regalata dal campione a mio fratello Riccardo “.

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About Antonella di Lello

Giornalista radiotelevisiva e sportiva, specialista in pubbliche relazioni. Etologa ed educatrice cinofila.