Per entrare nella mafia borghese: pelo sullo stomaco, faccia tosta e assenza di coscienza

Per far parte della mafia borghese non servono coppola e lupara. Sono necessari requisiti meno appariscenti ma molto più pericolosi: un pelo lungo sullo stomaco, una faccia tosta impenetrabile e una mente mefistofelica e rozza.

Tutte le persone che appartengono a sistemi mafiosi, e in particolare alla mafia borghese, si contraddistinguono per un insieme piuttosto stabile di caratteristiche. L’elemento centrale è l’insensibilità: l’assenza quasi totale di empatia verso gli altri. Le persone non vengono percepite come esseri umani, ma come strumenti, ostacoli o pedine sacrificabili. Il dolore altrui non rappresenta un limite morale, bensì una variabile di calcolo. Se qualcuno viene danneggiato, isolato, screditato, distrutto professionalmente, o ammazzato, non è un problema: è un effetto collaterale accettabile, quando non addirittura utile.

Un’altra caratteristica strutturale è la menzogna sistematica. Raccontare balle non come eccezione, ma come metodo. Mentire con disinvoltura, contraddirsi senza imbarazzo, cambiare versione dei fatti a seconda della convenienza del momento. La verità non ha valore in sé: conta solo ciò che serve a mantenere potere, protezione reciproca e impunità. In questo contesto la bugia è una competenza fondamentale.

La persona deve essere fredda, calcolatrice, capace di manipolare persone, contesti e regole, spesso usando il linguaggio della legalità, dell’etica o delle istituzioni per fini profondamente illegittimi. Dall’altro lato esiste anche l’ottusità totale: l’incapacità di riflettere, di cogliere le conseguenze delle proprie azioni, di porsi domande morali. Anche la stupidità, se disciplinata e obbediente, può essere perfettamente funzionale al sistema mafioso.

A tutto questo si aggiungono spesso vizi e condotte devianti. L’uso abituale di sostanze come cocaina, anfetamine o altri stimolanti è frequente: servono a sostenere ritmi artificiali, a sopprimere residui di coscienza, a rafforzare il senso di onnipotenza e invulnerabilità. Non mancano nemmeno deviazioni sul piano sessuale e comportamenti compulsivi, che trovano spazio proprio in contesti caratterizzati da assenza di limiti, abuso di potere e negazione dell’altro come persona.

La faccia tosta è il collante di tutto. La capacità di sostenere qualsiasi versione senza arrossire, di presentarsi come vittime mentre si esercita controllo, di parlare di legalità, valori ed etica mentre si calpestano vite umane. Chi appartiene alla mafia borghese raramente mostra conflitti interiori: il dubbio morale è un fastidio, la coscienza un intralcio.

La mafia borghese prospera perché si mimetizza. Indossa abiti rispettabili, occupa ruoli socialmente riconosciuti, parla il linguaggio della normalità e del perbenismo, ma sotto quella superficie opera con la stessa logica di ogni sistema mafioso: controllo, convenienza, omertà, fedeltà al gruppo e totale indifferenza verso chi resta fuori.

Si tratta di un modello relazionale e culturale che seleziona, premia e protegge persone prive di empatia, inclini alla menzogna e all’abuso. Finché queste caratteristiche verranno scambiate per furbizia, successo o intelligenza, la mafia borghese continuerà a nascondersi fra le pieghe della società.

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About CHIARA VERGANI

Chiara Vergani è pedagogista, scrittrice e formatrice molto attiva nel panorama educativo e sociale italiano, riconosciuta per il suo impegno nel benessere delle nuove generazioni e nel contrasto ai fenomeni di disagio contemporaneo. ​La sua solida formazione in psicopedagogia, con specializzazioni in criminologia e tutela del minore, le permette di operare come consulente esperta. Il suo lavoro si focalizza sulla sensibilizzazione e sulla prevenzione di criticità quali il bullismo, il cyberbullismo e la violenza di genere, temi che approfondisce regolarmente attraverso conferenze e percorsi formativi rivolti a studenti, docenti e famiglie. ​L’attività editoriale è un pilastro centrale della sua carriera, con una produzione vasta che affronta le sfide sociali più urgenti. Tra le sue opere principali si annoverano: ​Lo scacco rosso. Storie di bullismo (2017) e Mai più paura. Il bullismo spiegato a tutti (2018), testi cardine sulla prevenzione dei comportamenti vessatori. ​Il mondo si è fermato. Non voglio scendere (2019), un’analisi dei cambiamenti sociali durante la pandemia. ​Libere dall’inferno (2020), dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne. ​Bipolari in bilico (2021) e Bipolare in diretta (2023), che esplorano con profondità tematiche legate alla salute mentale. ​Il sole nascosto (2022) e Resilienza compagna di vita (2023). ​Come sopravvivere alle truffe affettive (2025), un saggio volto a fornire strumenti di difesa contro gli inganni relazionali. ​Hikikomori d’Italia, la cui uscita è prevista per maggio 2026, focalizzato sul fenomeno del ritiro sociale volontario. ​Oltre alla scrittura, la sua presenza mediatica è consolidata dalla collaborazione con diverse testate giornalistiche e dalla conduzione di programmi televisivi, in particolare nell’area del Triveneto. In questi spazi, continua a promuovere il dibattito sull’evoluzione del sistema scolastico e sull’importanza delle competenze trasversali per la crescita individuale.