Spaced learning
Lo Spaced Learning è una tecnica di apprendimento che si basa sulla ripetizione delle informazioni a intervalli distanziati nel tempo. Questo metodo sfrutta il funzionamento della memoria a lungo termine, migliorando la ritenzione delle informazioni rispetto allo studio intensivo. Vengono messe in campo delle attività di distrazione tra una sessione e l’altra per evitare il sovraccarico cognitivo, inoltre si prospettano agli studenti varietà di stimoli, cioè lo stesso concetto viene presentato in modi diversi per rinforzare l’apprendimento. Un esempio di applicazione rispetto allo studio di una lingua, si esplica nel ripassare parole nuove oggi, domani, fra una settimana, e poi dopo un mese. Per quanto concerne la formazione aziendale, la si suddivide in moduli con intervalli di giorni/settimane. In ambito di apprendimento scolastico, si insegna un concetto, dopo si svolge un’attività diversa per poi tornare sul concetto più volte. Questa strategia è stata convalidata dalla ricerca in neuroscienze ed è alla base di strumenti come Anki, Duolingo e altri software di apprendimento fondati su spaced repetition. Lo Spaced Learning ha dunque matrici solide nelle neuroscienze, in particolare nei meccanismi di consolidamento della memoria e nella plasticità sinaptica. Per approfondire vediamo che le informazioni vengono inizialmente immagazzinate nella memoria a breve termine (nell’ippocampo), per diventare memoria a lungo termine (corteccia cerebrale), servono ripetizioni distribuite nel tempo. Alcuni studi dimostrano che le pause tra le sessioni di apprendimento favoriscono questo consolidamento (Dudai, 2004). L’apprendimento rafforza le connessioni sinaptiche tra i neuroni. Il potenziamento a lungo termineè un meccanismo chiave: più una connessione viene attivata a intervalli regolari, più diventa stabile (Fields, 2005). Le ripetizioni distribuite offrono performance superiori rispetto a sessioni di studio concentrate. L’effetto delle pause e del “resting brain” è importante perchè il cervello continua a elaborare le informazioni anche durante le pause. Studi con neuroimaging mostrano che, durante le pause, le stesse aree attivate nell’apprendimento si riattivano spontaneamente (Tambini et al., 2010). Le attività distrattive tra una sessione e l’altra, quali esercizio fisico, creatività, riducono il sovraccarico cognitivo e incrementano l’apprendimento. Kelley & Whatson (2013) hanno evidenziato che una lezione suddivisa in tre sessioni di 10 minuti, con pause di 10 minuti tra una e l’altra, migliora l’apprendimento rispetto a una lezione continua. Studi su discenti e memoria hanno confermato che la ripetizione distribuita nel tempo è fino al 50% più efficace rispetto allo studio intensivo. Le applicazioni pratiche riguardano anche la riabilitazione cognitiva: persone con danni cerebrali traggono beneficio da questa tecnica per recuperare le capacità cognitive.
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