Un’avventura che dura da secoli: la grotta di Trebiciano e il Timavo. Ne parliamo con Paolo Guglia e Marco Restaino

Dopo aver letto e recensito il libro Operazione Corsaro, pubblicato nel 2023 dalla Società Adriatica di Speleologia, abbiamo incontrato Paolo Guglia, curatore della pubblicazione dei diari di Walter Maucci sulla spedizione speleologica del 1952-53 alla ricerca del collegamento della Grotta di Trebiciano, sul Carso triestino, con il percorso sotterraneo del Timavo. Il fiume carsico nasce dal Monte Nevoso al confine tra Slovenia e Croazia e dopo alcuni chilometri a cielo aperto si inabissa nelle Grotte di San Canziano, prima del confine con l’Italia, per riemergere a Duino (TS) a 40 chilometri di distanza in linea d’aria. Abbiamo nello stesso momento rivolto qualche domanda al presidente della Società Adriatica di Speleologia Marco Restaino per conoscere le nuove scoperte ottenute dalle spedizioni condotte in questi anni su quel percorso.

Da autore di Operazione Corsaro ci parli di Walter Maucci.

P.G.: Il discorso è semplice. Parlare di Speleologia senza parlare di Walter Maucci non è sufficiente. Lui era conosciuto più fuori che a Trieste per una serie di motivi legati al fatto che la Speleologia a Trieste era un po’ conflittuale, con figure di un certo peso che prendevano la scena, per cui Maucci qui era in sordina. Negli anni ’70, fuori da Trieste era considerato un personaggio di riferimento. Aveva un’idea della Speleologia particolare e una personalità forte. Così è riuscito a mettere insieme la Speleologia esplorativa con quella scientifica in un periodo in cui regnava quello che era detto “grottismo”, una versione un po’ spensierata della Speleologia; lui ha messo insieme la massima capacità tecnica con quello che è lo studio. Era convinto che chi va in grotta, insomma, debba portare fuori qualcosa, ognuno nel proprio campo, quindi anche fotografie, rilievi, osservazioni. Veniva perciò chiamato spesso in giro per l’Italia per partecipare a esplorazioni importanti.

In qualche modo ha fatto della Speleologia una disciplina scientifica nuova?

P.G.: Sì, con mezzi nuovi, nuove tecnologie, che permettevano di fare cose nuove. Una volta si parlava per questa pratica di “Alpinismo alla rovescia” e in qualche modo aveva anche senso. Organizzare una spedizione comporta il coinvolgimento di tante persone e tanti materiali e non tutti arrivano al fondo. C’erano persone che dovevano fermarsi per rendere sicura la discesa dei compagni. E questo era certo una forma di alpinismo.

Ma Maucci fu anche un teorico delle scienze geologiche.

P.G.: Era un grande esploratore, ma elaborò la teoria dell’ “erosione inversa” e individuò altri meccanismi speleo-genetici. Ed ebbe l’intuizione che, oltre il livello di base della circolazione delle acque sotterranee in terreni carsici, che sappiamo essere molto basso rispetto alla superficie, esistevano ancora grotte da esplorare. Per lui bisognava superare quel limite. Che probabilmente non era solo un limite tecnico ma anche psicologico. Per fare questo era necessario applicare la disciplina subacquea alla speleologia. Ma attenzione: la subacquea sportiva non esisteva allora, o era professionale con i palombari o militare. Quindi lui per affrontare la spedizione a Trebiciano riesce a procurarsi materiali professionali alla Pirelli di Milano, che era fornitrice delle Forze Armate. E nei suoi diari sono dettagliatamente descritti. Si informa e scopre che qualche immersione in grotta si è fatta in Francia, ma cose brevi.

Un progetto azzardato, quindi.

P.G.: Oggi, per fare questo tipo di esplorazioni, devi essere un ottimo esploratore e un ottimo subacqueo. Ma in quel caso erano tutti alle prime armi e cominciarono a provare ad immergersi in “sacchetta”, nell’area portuale di Trieste, e all’inizio avevano anche difficoltà a scendere sott’acqua. Dopo una selezione, furono quindi scelti coloro che avrebbero potuto immergersi e questi iniziarono gli allenamenti che li portarono anche alle foci del Timavo, a Duino. Decisero così di fare la spedizione.

I problemi non mancarono, perché il Comune di Trieste, che prima si era detto d’accordo, si tirò indietro accampando dubbi su chi si sarebbe preso la responsabilità in caso di incidenti, e si frapposero ostacoli di carattere burocratico. In più, qualche altro gruppo speleologico avanzò critiche sull’affidamento della spedizione alla Società Adriatica di Maucci. Alla fine, coinvolgendo persone dell’Università e dando una valenza scientifica al progetto, tutto si risolse, alla fine del 1951.

E qui comincia la vera preparazione alla spedizione.

P.G.: Ma non era facile trasportare tutto il materiale a 300 metri di profondità e poi le acque laggiù non sono trasparenti e la scarsa visibilità poteva essere un problema. Comunque, il 1952 viene impiegato per trovare il punto in cui superare il sifone roccioso in immersione per scoprire cosa c’era al di là dello specchio d’acqua che si trova in fondo a Trebiciano. Purtroppo una piena in seguito a temporali in Slovenia costringe a mettere in salvo il campo base per non perdere tutta l’attrezzatura e si dovette ricominciare. E pensi che era gente che lavorava e dedicava il tempo libero a quel progetto; quindi, i tempi si dilatarono in attesa di trovare il momento meteorologico più adatto a iniziare l’esplorazione.

Le risorgive
Di Ines Zgonc – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4312654

La descrizione dell’esplorazione nei diari di Maucci è meticolosa, ma nello stesso tempo sembra di leggere un romanzo. Aveva una grande capacità narrativa, riuscendo a trasmettere tutto il pathos di un’avventura ai limiti come fu quella.

P.G.: Nel trascrivere i suoi diari, volevo cambiare qualcosa, giacché il linguaggio è datato, ma poi ho scelto di non farlo e di restituire la narrazione originale, errori compresi. E nelle descrizioni del panico provato da Maucci nei momenti più topici viene fuori la sua vena narrativa, potente.

Mi dica: come ha avuto i suoi diari?

P.G.: Tutto nasce da un dattiloscritto realizzato da Maucci subito dopo la spedizione del 52/53, che poi probabilmente ha rivisto, perché è presente qualche correzione e qualche aggiunta. Questo ha fatto un giro strano prima di arrivare nelle nostre mani. Lo abbiamo recuperato dalla figlia, che doveva trasferirsi, e insieme al diario c’era un album fotografico con alcune annotazioni.

Quale rapporto aveva lei con Walter Maucci?

P.G.: Vede, Maucci era insegnante di Scienze al liceo Oberdan e mio padre era l’assistente di Scienze. In casa si parlava di lui e questo è il legame. La sua caratteristica, quando insegnava, era che cominciava a parlare di Scienze e poi, seguendo un suo filo, poteva parlare di qualsiasi cosa. Poteva discutere di qualsiasi argomento ad altissimo livello.

Del resto, ricordiamo che morì in Borneo durante una ricerca sui tardigradi. Mi dica: oggi la grotta di Trebiciano è visitabile?

P.G.: In realtà, nel tempo è stata attrezzata con allestimenti in legno per la discesa, che andavano continuamente sostituiti, e nel 1973 la grotta è stata data in concessione alla S.A.S. per la gestione e nel 1990 è stato realizzato un allestimento in ferro, la “Ferrata adriatica” per la discesa, quindi è anche visitabile, ma per lo più ospita un laboratorio di ricerca, con strumentazioni sofisticate con fibra ottica e WI-FI fino in fondo. Il più profondo in cavità naturali.

Intervista a Marco Restaino, presidente della Società Adriatica di Speleologia di Trieste

Come avete pensato di pubblicare Operazione Corsaro?

M.R.: Quando abbiamo avuto per le mani i diari di Maucci, ci siamo posti la domanda se fosse meglio pubblicarli sotto forma di romanzo o così com’erano e abbiamo pensato che fosse meglio lasciarli così. Erano perfetti.

Per noi speleologi la grotta di Trebiciano è un po’ la culla della Speleologia; non si tratta di uno sport ma di una multi-disciplina con diverse branche scientifiche ed è sorprendente come in una grotta scoperta da 185 anni ci siano ancora possibilità esplorative, di indagini biologiche, idrologiche e tecnologiche. E poi è una grotta in divenire, che cambia continuamente. Dopo la prima esplorazione altri speleologi sono stati spronati a cercare altre finestre sul corso del Timavo per ricostruirne il percorso sotterraneo che dall’inghiottitoio delle Grotte di San Canziano, oggi in Slovenia, porta alle risorgive di Duino, quindi al mare.

Voi esplorate da tempo questa grotta?

M.R.: Certo, abbiamo in gestione la grotta, facendo seguito a un lungo percorso che fa capo alla Società Adriatica di Scienze Naturali dalla prima esplorazione del 1874. Noi, dopo centocinquanta anni, abbiamo aperto a un chilometro dalle grotte di Trebiciano un’altra finestra sul corso del fiume e oggi in quella direzione gli speleosub francesi stanno esplorando ed è sorprendente che, grazie alla subacquea inventata da Maucci, sia stato possibile realizzare quello che una volta era solo fantascienza.

Ma se non fosse per gli speleologi che nel tempo si sono dedicati a proseguire su questa strada, a poco sarebbe valsa l’invenzione di Maucci , visto che personalità del suo calibro e con tali intuizioni non si trovano a ogni angolo. Quindi altrettanto merito va a chi ha continuato le sue ricerche.

M.R.: Beh, in qualche misura è come se noi fossimo i Maucci di oggi, si potrebbe dire.

Ma mi dica: è stata la pubblicazione di Operazione Corsaro a dare un impulso alle esplorazioni che poi hanno portato ai passi avanti lungo il percorso sotterraneo del Timavo?

M.R.: Anche, ma in realtà, avevamo già una collaborazione con gli speleosub francesi già dal 2013. Alla fine del libro, infatti, sono state aggiunte le scoperte fatte dai tempi di Maucci a quella odierna della grande caverna che in accordo con i francesi abbiamo intitolato proprio a Walter Maucci.

Tavola Peutingeriana, indicazione delle risorgive del Timavo. Fonte Timavi.
Foto di IlirikIlirik – Opera propria, CC0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31574037

Qui di seguito la recensione a Operazione Corsaro

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About Eleonora Davide

IL DIRETTORE RESPONSABILE Giornalista pubblicista, è geologa (è stata assistente universitaria presso la cattedra di Urbanistica alla Federico II di Napoli), abilitata all’insegnamento delle scienze (insegna in istituti statali) e ha molteplici interessi sia in campo culturale (organizza, promuove e presenta eventi e manifestazioni e scrive libri di storia locale), che artistico (è corista in un coro polifonico, suona la chitarra e si è laureata in Discipline storiche della musica presso il Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino). Crede nelle diverse possibilità che offrono i mezzi di comunicazione di massa e che un buon lavoro dia sempre buoni risultati, soprattutto quando si lavora in gruppo. “Trovo entusiasmante il fatto di poter lavorare con persone motivate e capaci, che ora hanno la possibilità di dare colore e sapore alle notizie e di mettere il loro cuore in un’impresa corale come la gestione di un giornale online. Se questa finestra sarà ben utilizzata, il mondo ci apparirà più vicino e scopriremo che, oltre che dalle scelte che faremo ogni giorno, il risultato dipenderà proprio dall’interazione con quel mondo”.