UniTrento nella cura contro il cancro, avviato lo studio di cellule artificiali per combattere i tumori
È Martin Hanczyc, del Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata, ad aver vinto ben due progetti europei finanziati da Horizon Europe EIC Pathfinder Open per la cura del cancro. L’obiettivo è quello di contrastare la malattia attraverso cellule artificiali in grado di individuare la patologia e curarla.
Nel laboratorio di Hanczyc già da tempo si lavorava allo sviluppo di nuove tecnologie cellulari sintetiche e materiali bio-ispirati: alla base dei progetti, infatti, il principio è il medesimo: inserire nelle cellule artificiali determinati elementi che colpiscano le cellule malate dell’organismo umano. Il finanziamento complessivo ammonta a 6,5 milioni di euro e il team di lavoro, al momento, è formato da Silvia Holler (assegnista di ricerca post dottorato), Luca Tiberi (dirigente del laboratorio dei disturbi cerebrali e cancro) e Vito D’Agostino (responsabile del laboratorio di biotecnologia e nanomedicina), ma è in via di espansione.
Il primo progetto si chiama Bio-HhOST (Bio-hybrid Hierarchical organoid-synthetic tissue). Lo scopo è di costruire tessuti bio-ibridi, all’interno dei quali cellule artificiali interagiscano con quelle naturali cancerogene, cambiando il loro destino, influenzandone la funzione, la proliferazione e la differenziazione. Quelli con cui le cellule artificiali andranno ad interagire sono organoidi, aggregati tridimensionali di cellule, utilizzati nel mondo della ricerca per riprodurre tessuti e organi umani miniaturizzati e semplificati, creati a partire da cellule staminali. Queste cellule artificiali conterranno elementi specifici, come per esempio fattori di crescita o farmaci antitumorali capaci di rispondere agli stimoli chimici dell’ambiente e di agire in maniera mirata soltanto sulle cellule viventi tumorali. Il fine è fermarne la crescita e sconfiggerle.
Il team di questo primo progetto è interdisciplinare e, oltre all’università di Trento, sono presenti quella di Cardiff, Zurigo e l’azienda MIC di Parigi.
Il secondo progetto è OMICSENS e ha lo scopo di costruire il primo sensore biomolecolare nano-fotonico integrato; strumento che potrebbe rivoluzionare i tempi di diagnosi e prognosi del tumore ai polmoni. Tramite il biosensore il medico sarà in grado di verificare con rapidità se è presente il tumore e iniziare tempestivamente la terapia. Il chip è pianificato per essere pronto all’uso e riutilizzabile. L’intenzione è quella di sfruttarlo in futuro anche per il trattamento di altri tipi di neoplasie.
In questo caso i partner accademici del progetto sono l’Istituto di Bioingegneria della Catalogna, l’Università Ludwig Maximilian di Monaco, l’Istituto Reale di Tecnologia di Stoccolma e alcune aziende europee (Multiwave Imaging, 4K-MEMS SA e Quaisr).
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