Gatsby e le sue contraddizioni. Intervista di Maria Teresa De Donato
Oggi sono felice di ospitare un’amica Autrice e Blogger, Elisa Rubini, meglio conosciuta come Ely Gocce Di Rugiada, ideatrice di alcune Rubriche letterarie tra cui Il fascino dei personaggi imperfetti. Nel corso dei nostri incontri presenteremo eanalizzeremo i personaggi di una serie di opere considerate ‘classici della letteratura’.
Buona lettura.
MTDD: Ciao Elisa e benvenuta in questo mio spazio culturale.
ER: Grazie a te, Maria Teresa, per l’invito. È un piacere essere tua ospite.
MTDD: Elisa, come ho anticipato nell’introduzione, oggi iniziamo questa nostra avventura tuffandoci nel mondo della letteratura e dei tanti personaggi che hanno rappresentato, per una ragione o per l’altra e in maniera più emblematica, determinate opere.
Quale personaggio hai scelto e perché?
ER: Ci sono storie che ci restano incollate, perché sanno parlare alla parte più fragile di noi forse perché nelle loro imperfezioni vediamo noi stessi. E se c’è un personaggio che incarna meglio questa fragilità è Jay Gatsby.
Gatsby è il simbolo di quanto si possa essere belli e tragici allo stesso tempo.
MTDD: Quando parli di Gatsby fai riferimento alle sue contraddizioni. Vorresti elaborare questo concetto?
ER: Jay Gatsby è l’uomo che tutti guardano, ma che nessuno davvero conosce. La sua villa scintillante, le feste che riempiono le notti d’estate, la sua eleganza che incanta. Tutto sembra perfetto, eppure sotto la superficie c’è un ragazzo spaventato, che non ha mai smesso di sentirsi inadeguato.
Non si chiama neanche davvero Gatsby. Il suo vero nome è James Gatz, e questo dettaglio basta a raccontare quanto abbia lottato per reinventarsi. Non sopportava la povertà, il senso di piccolezza, la mediocrità. E così ha distrutto tutto quello che era per costruire una nuova versione di sé. Ricco, affascinante, rispettato. Ma anche solo, disperatamente solo.
MTDD: Qual è, secondo te, la sua maggiore contraddizione?
ER: La sua contraddizione più grande è forse quella che riguarda Daisy. Lei è il motivo per cui lui è diventato quello che è. Tutto, dalle feste ai vestiti, dalle luci alla ricchezza, è pensato per attirarla di nuovo nella sua vita. Ma quello che Gatsby insegue non è davvero Daisy: è il passato che non può più tornare.
Eppure, non posso condannarlo per questo. Chi di noi non si è mai aggrappato a un ricordo, a un se fosse stato?
MTDD: Stiamo parlando, quindi, del divario tra il continuare a vivere un sogno, o persino un’illusione, e il confrontarsi con la realtà, per quanto soffocante o spietata possa essere o sembrare ai nostri occhi.
ER: Esatto. In mezzo a un mondo cinico e corrotto, lui resta un sognatore. È pronto a sacrificarsi per l’idea di amore che porta nel cuore, anche se gli costa tutto.
Questa miscela di grandezza e fragilità lo rende vivo umano e come tutti noi…
MTDD: Cosa ci insegnano queste crepe?
ER: Gatsby ci insegna che non siamo definiti da quello che siamo ma anche da quello che siamo capaci di lasciare andare.
Ci ricorda che a volte le illusioni ci fanno andare avanti. Anche se fanno male, anche se sappiamo che non diventeranno mai realtà, ci aiutano a sopportare il peso delle giornate. E questo non è un difetto. È il modo in cui sopravviviamo.
Ci mostra come restare aggrappati al passato può renderci “malati”. Gatsby è prigioniero di un sogno che non esiste più. Non riesce a vedere le possibilità che ha davanti, perché è ossessionato da quello che ha perso.
Nonostante questo, non riesco a smettere di non comprenderlo. A chi non è mai capitato di perdersi nel passato… Perché in lui vedo quella parte di me che non si arrende, che continua a credere nell’impossibile, che rifiuta di lasciarsi indurire dal mondo.
MTDD: Malgrado, quindi, la sua difficoltà ad accettare la realtà mentre continua ad aggrapparsi al passato, il personaggio Gatsby resta una figura positiva, non credi?
ER: Sì, assolutamente. Forse è per questo che la sua storia è così universale. In fondo, ognuno di noi ha un sogno, un amore, un ricordo che non riesce a lasciar andare.
E alla fine, quello che ci insegna davvero è che le crepe non ci rendono deboli, ma ci rendono umani. Che non importa quante volte cadiamo, conta solo che troviamo il coraggio di rialzarci e continuare a tendere la mano verso quella luce, anche se sembra irraggiungibile.
MTDD: Infatti, la cosa più importante non è quante volte cadiamo, ma quante volte ci rialziamo e riprendiamo il cammino.
Grazie Elisa per aver partecipato a questa intervista e averci proposto Gatsby come primo personaggio di questa serie: con le sue debolezze, le sue contraddizioni, ma anche i suoi taciti insegnamenti.
Alla prossima.
ER: Grazie a te, Maria Teresa per l’invito. A presto allora.
L’articolo sul personaggio Gatsby è stato pubblicato precedentemente al seguente link:
https://holistic-coaching-dedonato.blogspot.com/2025/08/gatsby-e-le-sue-contraddizioni-di-elisa.html
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