Hikikomori d’Italia. Vite sospese tra isolamento e società. Intervista all’autrice Chiara Vergani

Affrontare e superare fenomeni sociali complessi rappresenta una sfida cruciale per la nostra società contemporanea. Dopo aver indagato le dinamiche delle truffe affettive, la scrittrice Chiara Vergani torna a esplorare una ferita aperta del nostro tempo con il saggio “Hikikomori d’Italia, vite sospese tra isolamento e società”. Un’opera che analizza il fenomeno dell’isolamento sociale volontario a 360 gradi, intrecciando studi globali e testimonianze dirette. Le abbiamo, quindi, posto alcune domande sul suo ultimo libro.

​E. D.: Chiara, bentornata. Dopo il tuo lavoro sulle truffe affettive, ti misuri con un altro tema sociale di estrema urgenza. Cosa ti ha spinto a indagare il mondo degli Hikikomori e quanto è difficile, oggi, sensibilizzare l’opinione pubblica su queste “sfide” moderne?

​​C.V.: Grazie, Eleonora. La molla è stata la necessità di dare voce a un silenzio assordante. Come per le truffe affettive, anche qui parliamo di persone che scompaiono, seppur restando chiuse nelle proprie stanze. Sensibilizzare è difficile perché c’è ancora molto pregiudizio: spesso si confonde l’isolamento con la semplice pigrizia o la dipendenza da internet, mentre siamo di fronte a un disagio profondo che interroga il nostro modo di vivere e di intendere il successo.

​E.D.: Nel tuo saggio non ti limiti al contesto nazionale, ma allarghi lo sguardo al Giappone, dove tutto è iniziato, e agli studi condotti oltreoceano. Quali sono le radici globali che hai individuato in questa ricerca?

​C.V.: È un fenomeno che nasce in Giappone ma che ha trovato terreno fertile in tutto il mondo globalizzato. Le radici affondano nella pressione sociale, nel mito della performance e nella paura del giudizio. Analizzando gli studi d’oltreoceano e oltremodo, emerge chiaramente come la società della competizione estrema spinga alcuni individui, spesso i più sensibili, a una “ritirata strategica” per non soccombere a standard che sentono come irraggiungibili.

​E.D.: Uno dei punti di forza del libro è lo spaccato della realtà italiana attraverso le testimonianze. Cosa ti hanno trasmesso i ragazzi che hai intervistato e, soprattutto, qual è il dolore dei genitori che si trovano a gestire un figlio “invisibile”?

​C.V.: Le testimonianze dei ragazzi sono state illuminanti: traspare un senso di inadeguatezza verso un mondo esterno percepito come ostile e faticoso. I genitori, d’altro canto, vivono un senso di impotenza devastante. Spesso si sentono in colpa o vengono giudicati dai familiari e dalla scuola. Nel libro ho voluto dare spazio a entrambi per mostrare che l’Hikikomori non colpisce solo il singolo, ma l’intero nucleo familiare, che va sostenuto e non isolato a sua volta.

​E.D.: Oltre alla cronaca e ai dati, il tuo saggio cerca le cause profonde del problema. Esiste un filo conduttore che lega queste storie di isolamento nel nostro Paese?

​C.V.: Il filo conduttore è la fragilità dei legami e la crisi del futuro. In Italia, molti giovani avvertono un divario incolmabile tra le proprie aspettative e le reali possibilità offerte dalla società. La ricerca delle cause ci dice che non c’è un unico colpevole, ma un insieme di fattori: psicologici, scolastici e sociali. Comprendere queste radici è l’unico modo per iniziare a costruire percorsi di reinserimento che non siano forzati, ma basati sull’ascolto.

​E.D.: In conclusione, Chiara, quale speranza o quale strumento concreto vorresti che restasse al lettore dopo aver chiuso “Hikikomori d’Italia”?

​C.V.: Vorrei che restasse la consapevolezza che da questo isolamento si può uscire, ma solo se smettiamo di considerare questi ragazzi come “malati” o “sbagliati”. Lo strumento più forte è l’empatia. Spero che il libro aiuti le famiglie a sentirsi meno sole e la società a diventare un luogo un po’ più accogliente e meno giudicante, capace di aspettare chi è rimasto un passo indietro.

Chiara Vergani è una nostra collaboratrice e cura settimanalmente due rubriche: Giovani e società: l’esperta risponde e Criminologia. È pedagogista, scrittrice e formatrice molto attiva nel panorama educativo e sociale italiano, riconosciuta per il suo impegno nel benessere delle nuove generazioni e nel contrasto ai fenomeni di disagio contemporaneo. ​La sua solida formazione in psicopedagogia, con specializzazioni in criminologia e tutela del minore, le permette di operare come consulente esperta. Il suo lavoro si focalizza sulla sensibilizzazione e sulla prevenzione di criticità quali il bullismo, il cyberbullismo e la violenza di genere, temi che approfondisce regolarmente attraverso conferenze e percorsi formativi rivolti a studenti, docenti e famiglie. ​L’attività editoriale è un pilastro centrale della sua carriera, con una produzione vasta che affronta le sfide sociali più urgenti. Tra le sue opere principali si annoverano:​Lo scacco rosso. Storie di bullismo (2017) e Mai più paura. Il bullismo spiegato a tutti (2018), testi cardine sulla prevenzione dei comportamenti vessatori.​Il mondo si è fermato. Non voglio scendere (2019), un’analisi dei cambiamenti sociali durante la pandemia. ​Libere dall’inferno (2020), dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne.​Bipolari in bilico (2021) e Bipolare in diretta (2023), che esplorano con profondità tematiche legate alla salute mentale.​Il sole nascosto (2022) e Resilienza compagna di vita (2023).​Come sopravvivere alle truffe affettive (2025), un saggio volto a fornire strumenti di difesa contro gli inganni relazionali.​ Hikikomori d’Italia è focalizzato sul fenomeno del ritiro sociale volontario. Oltre alla scrittura, la sua presenza mediatica è consolidata dalla collaborazione con diverse testate giornalistiche e dalla conduzione di programmi televisivi, in particolare nell’area del Triveneto. In questi spazi, continua a promuovere il dibattito sull’evoluzione del sistema scolastico e sull’importanza delle competenze trasversali per la crescita individuale.

Il libro o disponibile nelle librerie e negli store online

Hikikomori d’Italia. Vite sospese tra isolamento e società

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About Eleonora Davide

IL DIRETTORE RESPONSABILE Giornalista pubblicista, è geologa (è stata assistente universitaria presso la cattedra di Urbanistica alla Federico II di Napoli), abilitata all’insegnamento delle scienze (insegna in istituti statali) e ha molteplici interessi sia in campo culturale (organizza, promuove e presenta eventi e manifestazioni e scrive libri di storia locale), che artistico (è corista in un coro polifonico, suona la chitarra e si è laureata in Discipline storiche della musica presso il Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino). Crede nelle diverse possibilità che offrono i mezzi di comunicazione di massa e che un buon lavoro dia sempre buoni risultati, soprattutto quando si lavora in gruppo. “Trovo entusiasmante il fatto di poter lavorare con persone motivate e capaci, che ora hanno la possibilità di dare colore e sapore alle notizie e di mettere il loro cuore in un’impresa corale come la gestione di un giornale online. Se questa finestra sarà ben utilizzata, il mondo ci apparirà più vicino e scopriremo che, oltre che dalle scelte che faremo ogni giorno, il risultato dipenderà proprio dall’interazione con quel mondo”.