La Preside (Raiuno). Come una dirigente può fare la differenza a scuola

Si è conclusa la fiction “La Preside” andata in onda su Raiuno. La serie è liberamente ispirata alla figura centrale di Eugenia Carfora, conosciuta alla cronaca per il suo operato in una scuola di frontiera in qualità di dirigente scolastica.

Dal 2013 Eugenia Canfora guida l’Istituto “Francesco Morano” nel Parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli, un contesto segnato da forti difficoltà sociali, degrado del territorio, presenza della criminalità e un’elevata dispersione scolastica.
Nel suo impegno quotidiano ha messo in campo scelte educative audaci e non convenzionali per ricondurre i giovani sui banchi di scuola: dal dialogo diretto con gli studenti e le loro famiglie, anche casa per casa, al coinvolgimento attivo della comunità, fino alla costruzione di una scuola fondata su inclusione, rispetto delle regole e fiducia nel futuro.

Sulla fiction e sulla figura della Carfora, interpretata da Luisa Ranieri, si sono mosse, inaspettatamente,  molte critiche proprio da parte del mondo della scuola e soprattutto dai suoi colleghi presidi. Eppure la preside di Caivano è stata esempio di determinazione, passione per il suo lavoro egregiamente portato avanti. Ha ridato dignità a un luogo, partendo proprio dalle mura rendendolo accogliente, dall’affermazione di regole dall’attenzione all’umano, conoscendo gli alunni ed il loro vissuto ad uno ad uno. Il messaggio centrale è stato proprio quello di affermare che lo studio, la cultura salva, rende consapevoli di una vita degna di essere vissuta. Un messaggio valido non solo per quei quartieri a rischio, ma per qualunque giovane che voglia, attraverso la scuola, prepararsi alla vita. Ma non è questa la vocazione della scuola? Perchè di una donna che mette in campo ciò che andrebbe richiesto agli operatori di una comunità educante diventa speciale, addirittura la normalità diventa coraggio?!

La Preside, per la maggioranza sono donne, oggi dirigenti di una scuola che non dà più importanza all’umano, la valutazione di una dirigente è focalizzata a un’efficienza meramente burocratica. Spesso i dirigenti di oggi confondono l’autorevolezza, degna di stima, con l’autorità che distanzia, mettendo in atto un rapporto prettamente gerarchico, trascurando l’empatia. Essi stessi vittime di un ingranaggio di un sistema spesso con ingerenze politiche e amministrative sempre più avulse dai reali bisogni, si fanno scudo tra di loro da sigle sindacali o in chat enormi votate al controllo di un corpo docente, che come unica scappatoia ha l’assenteismo, il distacco, la mancanza di affezione al proprio lavoro. Gli stessi docenti che fuggirebbero da una preside come la Carfora, che pretende da loro costanza, presenza, professionalità sul campo che sarebbe la norma.

La comunità educante non esiste più, le sue componenti, dirigenti, segreteria, collaboratori, docenti e genitori, vivono in compartimenti stagni l’uno con l’altro armati di indifferenza e scambievole, disistima e soprattutto di mancanza di comunicazione. La politica del ridimensionamento è stata poi la stoccata finale: scuole con anime, storia differenti addirittura collocate in comuni o quartieri distanti, accorpati da un’unica direzione logisticamente lontana, e a farne le spese sono le relazioni umane rendendo la gestione asettica. Allora è chiaro che una dirigente, che cerca di uscire da queste logiche, di affrontare le istituzioni affinché compiano il loro dovere di mettere al centro la scuola, gli alunni, la didattica, l’ascolto, la soluzione, diventa bersaglio di critiche perché mette in luce l’inadeguatezza dei più.  Spesso le porte del dirigente sono sbarrate, l’accesso comunicativo impossibile, ma al dirigente arriva una realtà riportata, inquinata per cui man mano perde il senso dei reali accadimenti e delle possibili soluzioni.

Eugenia Carfora ha solo dimostrato che un dirigente può fare la differenza, ma non dovrebbe essere un atto di coraggio, bensì di consuetudine, come considerare Falcone e Borsellino eroi, invece che uomini al servizio di una comunità, di uno Stato.

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About Angela Ristaldo

Angela Ristaldo, giornalista pubblicista per inseguire una passione per il giornalismo nata tra i banchi di scuola come espediente didattico privilegiato per educare i ragazzi, anche in tenera età, all'autonomia di giudizio e al senso critico. Organizza da anni un giornale scolastico che spazia tra gli interessi dei ragazzi agli stimoli circostanti che la realtà propone. Laureata in Lingue è dal 2005 insegnante di scuola primaria per scelta, credendo fortemente nella scuola come veicolo e velivolo formativo di cultura: unica arma per essere vincente in questi tempi così cangianti e difficili. Amante dell’Arte, spazia nei suoi articoli, tra le più svariate tematiche dal sociale alla scuola senza mai perdere di vista la bellezza insita in tutte le cose se la si sa osservare e valutare.