Scomposizioni di Marco Sepe: recensione e intervista all’autore

Un pacchetto ben confezionato con carta sottile, quella che si usa per avvolgere il pane, tenuta ferma da uno spago da cui penzola un simpatico origami, confezionato con cura con la stessa carta, e un pensiero scritto sul pacchetto, tratto dal libro. Sembra scritto per me. Mi dispiace aprire il pacchetto, lo fotografo prima di decidermi a farlo. Posterò la foto sulla mia pagina Instagram con la copertina e qualche parola di recensione, non lo voglio perdere.

Il libro si presenta ben scritto e impaginato in modo originale. Citazioni di cuore, di carne e di testa. Nel sottotitolo si racchiude il programma dell’opera di Marco Sepe, che con Scomposizioni è alla sua prima esperienza letteraria. Un lavoro che è ben riuscito, grazie alla sua sensibilità e alla capacità di tradurre in pensieri pregnanti ciò che gli accade intorno. Un diario, potremmo dire, che ha inizio il 15 marzo e si conclude il 30 settembre del 2020, fatto di luoghi, di frasi pittoriche e di musica. Sì, perché in calce ad ogni pagina c’è il suggerimento di un brano musicale, una sorta di invito all’ascolto.

Per leggere Scomposizioni consiglio, quindi, di tenere a portata di mano lo smartphone per avviare la riproduzione di ogni brano ed immergersi nell’atmosfera che racconterà, in modo sorprendentemente pluridimensionale, quello che l’autore ha dirci. Marco Sepe ha creato, per l’ascolto/lettura del suo libro, una playlist su Spotify, dal titolo SCOMPOSIZIONI.

Ma Marco Sepe, che non trascura nessun dettaglio, ha pensato anche al lettore, lasciando alcune pagine bianche all’interno del libro, per dargli modo di scrivere le proprie emozioni.

Che dire: una bella sorpresa!

La nostra prima conquistai è stata il mare, con le sue onde, i suoi colori lucenti e la sua risacca quando si infrange sugli scogli. La nostra prima voglia è stata la salsedine, per consumare le nostre labbra viola ad ogni bacio. La nostra prima vita è il stata nell’acqua, perché siamo fatti per camminare sulla terra ma anche per nuotare …

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Così un po’ per curiosità, un po’ per conoscere meglio Marco Sepe, gli ho posto alcune domande.

Lei definisce Scomposizioni, il libro che presenta in fiera, un’opera specchio. Ci spiega cosa intende e come ha iniziato a scrivere?

Prima di tutto colgo l’occasione per ringraziare Lei e il quotidiano WWITALIA Quotidiano di Cultura, Politica e Tempo Libero, per avermi dato la possibilità di poter realizzare quest’intervista. In merito alla domanda, mi riesce generalmente difficile parlare della mia opera che considero talmente viscerale, da non riuscire a descriverla facilmente. Penso che per comprenderla a pieno, bisogna “viverla” sulla propria pelle; l’opera è stata definita da Serena de Sio Cesari “un’opera specchio”, definizione al quale sono molto legato perché la stessa Serena mi ha accompagnato per tutto il percorso che è culminato con la pubblicazione del libro. Questa dicitura “opera specchio” la condivido, perché racconta di esperienze di vita e di emozioni che ognuno di noi prova nel corso della propria vita; attraverso le mie parole, il lettore può calarsi in un ricordo e rivivere determinate sensazioni, oppure può semplicemente farle proprie per descrivere ciò che prova. Questo rappresenta per me il successo più grande da poter ottenere, soprattutto in quest’epoca storica che stiamo vivendo, dove il distanziamento sociale provoca in ognuno di noi dei vuoti emotivi; è bello sapere che le mie parole possano colmare questa distanza tra le persone. La passione per la scrittura è nata abbastanza recentemente; prima ero solito scrivere lettere, ma restavano fini a se stesse, poi attraverso Instagram, ispirato anche dai luoghi che ho visitato, ho iniziato a scrivere pensieri ed inserirli come didascalie dei post della mia pagina personale. Dopo alcuni confronti con persone che si complimentavano con me “in alcuni casi chiedendosi chi fosse l’autore di queste citazioni” ho pensato che sarebbe stato interessante tradurle in qualcosa di diverso, di più materiale e tangibile e così ha preso vita il progetto “Scomposizioni”.

Ha altri progetti editoriali, su cui vuole anticiparci qualcosa?

I progetti e le idee sono tante. Sicuramente non ho intenzione di fermarmi, infatti ho già tanto materiale su cui lavorare per un eventuale nuovo libro. Il prossimo obbiettivo però, resta quello di interfacciarmi con la realtà editoriale dato che “Scomposizioni” è un’opera self-publishing, ovvero un’opera autoprodotta. Mi piacerebbe quindi, entrare nel mondo editoriale magari con una ristampa della mia prima opera o con una nuova pubblicazione, sulla falsa riga di Scomposizioni.

Quali sono gli autori preferiti da Marco Sepe e perché?

Due scrittori su tutti hanno influenzato nettamente il mio modo di scrivere e sono riusciti, con le parole, a toccare la mia essenza; mi riferisco a Erri De Luca e Franco Arminio. Entrambi hanno un modo di scrivere che ti resta addosso, come il sole in piena estate; li trovo genuini e accessibili a tutti, attraverso le loro parole che mi piace definire terrene e sanguigne, perché giungono dritte al cuore.

Cosa si aspetta dalla fiera del libro della Biblioteca di Montevergine?

Spero che la fiera possa essere un’importante vetrina per raggiungere un pubblico più ampio, quei lettori in cerca di emozioni autentiche. Mi auguro che possano ritrovarsi nelle mie parole. Sono onorato di poter partecipare a questo grande evento e ci tengo a ringraziare tutti da Adelino DI Marino, responsabile bibliotecario, le persone che hanno reso possibile questo evento e le persone che decideranno di dedicare parte del loro tempo alla mia opera; le saluto e ringrazio con un pensiero inedito scritto apposta per l’occasione:

“Siamo radici che hanno bisogno di spazio e tempo per mescolarsi alla terra e a questo pianeta; siamo nuvole che dipingono tramonti; siamo cuori che hanno l’ambizione di diventare vita”.

Con sincera gratitudine e stima

MARCO SEPE

Marco Sepe nasce a Napoli il 24 agosto 1988. Terminati gli studi superiori intraprende la carriera universitaria conseguendo la Laurea in Scienze dell’Architettura nel 2012 alla Facoltà degli Studi di Napoli Federico II. Appassionato di architettura, arte, cinema e sport fa della sua vita una continua ricerca dell’emozione nelle piccole cose e nel bello. Si approccia alla scrittura a partire dal 2018, iniziando a raccogliere citazioni che sono frutto delle sue esperienze di vita e dei suoi viaggi. Nell’estate del 2018 percorre per la prima volta il Cammino di Santiago, seguendo il percorso francese, esperienza che lo segna profondamente, tanto da intraprende per la seconda volta il medesimo Cammino, stavolta seguendo il percorso portoghese. Sono queste le due esperienze che incideranno profondamente sulla progettazione della sua prima opera. Nel settembre 2020 termina difatti il progetto “Scomposizioni”, prima edizione pubblicata in self publishing attraverso la piattaforma Amazon KDP.

LA SUA SCHEDA NELLA FIERA DEL LIBRO DELLA BIBLIOTECA SUORE MONTEVERGINE

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About Eleonora Davide

IL DIRETTORE RESPONSABILE Giornalista pubblicista, è geologa (è stata assistente universitaria presso la cattedra di Urbanistica alla Federico II di Napoli), abilitata all’insegnamento delle scienze (insegna in istituti statali) e ha molteplici interessi sia in campo culturale (organizza, promuove e presenta eventi e manifestazioni e scrive libri di storia locale), che artistico (è corista in un coro polifonico, suona la chitarra e si è laureata in Discipline storiche della musica presso il Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino). Crede nelle diverse possibilità che offrono i mezzi di comunicazione di massa e che un buon lavoro dia sempre buoni risultati, soprattutto quando si lavora in gruppo. “Trovo entusiasmante il fatto di poter lavorare con persone motivate e capaci, che ora hanno la possibilità di dare colore e sapore alle notizie e di mettere il loro cuore in un’impresa corale come la gestione di un giornale online. Se questa finestra sarà ben utilizzata, il mondo ci apparirà più vicino e scopriremo che, oltre che dalle scelte che faremo ogni giorno, il risultato dipenderà proprio dall’interazione con quel mondo”.