D’ONGHIA CONDANNA SCRITTE SESSISTE A NOCI: «INSEGNANTI EDUCHINO AL RISPETTO!»

foto sottosegretaria D'Onghia

DOPO LE SCRITTE OFFENSIVE SULLA LOCANDINA DELLA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO NEL COMUNE DEL BARESE, LA SOTTOSEGRETARIA MIUR BACCHETTA LA SOCIETA’ CHE NON HA RISPETTO PER LE DONNE

«La cultura del rispetto deve partire dalla scuola che ha il compito di formare i cittadini di domani. La prima cosa da recuperare poi è la vergogna. Non conosciamo l’umiltà e non ci vergogniamo più di nulla neanche di utilizzare linguaggi blasfemi a danno di qualcuno. Eppure le parole hanno bisogno di un’etica e poiché la vita è legata alle parole dobbiamo cercare di non sprecarle.

Basta con offese di ogni genere nei confronti delle donne. E’ arrivata l’ora della responsabilità e della consapevolezza che devono partire dai banchi di scuola».

Lo afferma la sottosegretaria al MIUR, senatrice Angela D’Onghia, che oggi parteciperà al Chiostro delle Clarisse a Noci alla tavola rotonda intitolata “#MeToo-SOS Diversità di genere”, iniziativa nata in seguito alla comparsa, la scorsa settimana, di scritte sessiste sulla locandina che promuoveva la presentazione di un libro, sempre a Noci, sull’universo femminile.

 «Vi mettete il c… di fuori poi dite il branco ci ha violentato» questa la scritta che ha fatto indignare la senatrice.

«Il problema non è solo la mancanza di rispetto nei confronti delle donne», continua la sottosegretaria D’Onghia, «ma più in generale la mancanza di rispetto nei confronti dell’altro. La legge 107, cosiddetta ‘Buonascuola’, tra le novità ha proprio la formazione continua dei docenti che a loro volta devono educare le giovani generazioni a recuperare i valori del rispetto e dell’etica all’insegna di una educazione culturale che riscopra le sane relazioni. Il fenomeno della violenza fisica, psicologica e verbale nei confronti delle donne è in continua crescita e necessita di un impegno concreto poiché è radicato nelle strutture culturali e sociali. E’vero negli ultimi tempi è cresciuta la sensibilità al problema, ma occorre un cambiamento sociale e normativo radicale», conclude la senatrice D’Onghia.

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