L’Arte tra i vicoli di Forcella
Mai come nella nostra epoca e per le nuove generazioni, educare alla bellezza assume un significato preciso, imperniato su un valore estetico a favore di atmosfere culturali più idonee ai bisogni spirituali ed interiori di ognuno di noi. In questa ottica si colloca l’iniziativa del Direttore del Museo Archeologico di Napoli, Paolo Giulierini in accordo con delle associazioni del territorio.

L’Associazione Culturale “Agorà”, di cui è presidente l’archeologa Paola Filardi, con “NeapolisRestArt” daranno vita ad un progetto di valorizzazione del patrimonio culturale partenopeo racchiuso al MANN: quindici murales prenderanno vita sulle facciate dei palazzi di un quartiere difficile come Forcella, una periferia nel centro storico della città dove la bellezza dei luoghi cede il passo ad anni di degrado, all’abbandono che diventa terreno fertile del malaffare.
La parola “museo” per sua accezione culturale riaccende nella mente un luogo statico, antico, contenitore di reperti del passato. Il Museo invece apre le porte e permette alle sue opere di uscire ed andare incontro a chi quei luoghi, pur vicini non ha mai abitato.
L’Ercole Farnese, Medusa sono i primi protagonisti che “scenderanno” nelle vie del quartiere per abitare quei palazzi mortificati da una dimenticanza. Un percorso artistico di quindici opere di Street Art che si imporranno agli occhi distratti che non hanno voluto o potuto cogliere la bellezza di una città come Napoli che invece prorompe ad ogni passo, ad ogni scorcio per chi ha la sensibilità di alzare lo sguardo e coglierla quella bellezza. Il progetto nato già da due anni sta proseguendo ottenendo già il benestare della Sovraintendenza, ma ha sofferto dell’arresto della Pandemia come tante attività.

La Filardi getta il primo seme alla scuola Ristori che in quei luoghi attinge la sua platea con un progetto ‘Forcella Street’ familiarizzando con uno degli eroi antichi Melankomas, che sarà uno dei murales a prendere vita tra i vicoli di una città che non si arrende.
Promuovere i valori estetici e discriminare i piani osservativi della realtà circostante può sviluppare la sensibilità al bello come risultato di valori, di storie personali e di formazione culturale integrale. Sempre più esigui sono i modelli di riferimento culturale che possano stimolare una riflessione critica se non quelli che ingabbiano in stereotipi di schemi estetici di bellezza del corpo che rispondono solo alle logiche di potere e di mercato. Questa iniziativa può, con dolce invadenza, offrire stimoli adeguati a conoscere ed apprezzare le proprie radici culturali, la bellezza da vivere, abitare così da abituarsi ad essa per poi inevitabilmente ricercarla nel proprio vissuto in modo autonomo e consapevole, per ricercarla esternamente, ma soprattutto in sé.
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