La pedagogia come arma contro la mafia borghese

La mafia non è solo coppola e lupara. Non è solo latitanza nei bunker o traffici loschi tra uomini d’onore. Una mafia più insidiosa, più elegante, che veste in giacca e cravatta, in camice bianco e si muove nei salotti del potere: la mafia borghese. Questa forma di criminalità organizzata si insinua nelle istituzioni, nell’economia, nella politica, nella burocrazia. Non spara sempre direttamente, a volte lo fa fare ai sicari psicopatici e comunque firma. Minaccia velatamente e corrompe con cifre sempre più alte. Cerca di non farsi notare, provando a mimetizzarsi. Come si può combattere un nemico di questo tipo? Si dice siano coinvolti alcuni elementi della magistratura e delle forze dell’ordine, altri provano a resistere, a non accettare favori, né denaro per saldare mutui, né ville in paesi tropicali, né gettoni per il casinò, né minori da abusare se sono pedofili. La vera rivoluzione contro la mafia borghese viene dall’educazione, dalla cultura, dalla pedagogia. Perché la mafia, di qualsiasi tipo, prospera nell’ignoranza, nella rassegnazione, nell’idea che le cose non siano dotate di modifica. Troppo spesso si parla di “educazione alla legalità” in modo astratto, quasi retorico, alla mente torna l’immagine di un incontro sporadico con magistrati o un ricordo commemorativo. Ma educare alla legalità significa qualcosa di più profondo: vuol dire spiegare il valore dell’etica, del senso civico, della responsabilità individuale. La pedagogia, in questo senso, deve essere trasformativa. Deve insegnare ai giovani non solo a rispettare le regole, ma a comprenderne il significato. La legge non deve essere vista come un ostacolo o un’imposizione, quanto come uno strumento atto a garantire il bene comune. La trasmissione del senso della giustizia deve avvenire quotidianamente. La mafia si nutre di una cultura che premia il potere, la furbizia a scapito dell’etica. Fino a quando i ragazzi cresceranno con l’idea che chi ha successo ha sempre ragione, la criminalità organizzata continuerà a trovare terreno fertile. Serve un’educazione che valorizzi il merito, la fatica, il rispetto delle norme e non l’arricchimento rapido e senza scrupoli. Una scuola fondata sull’etica e sul concetto di bene pubblico, che apra gli occhi ai giovani per riconoscere i meccanismi del potere mafioso che si nascondono dietro il clientelismo, il nepotismo, la corruzione. I docenti devono essere veri e propri educatori civici, valorizzando il senso critico degli studenti, potenziando la loro capacità di porsi domande e di mettere in discussione le ingiustizie sociali. Una scuola che stimoli il pensiero critico, è un luogo che forma dei cittadini difficili da manipolare, immuni al ricatto della delinquenza. La lotta alla mafia borghese può essere contrastata da chi dà valore alla cultura positiva e la diffonde. La pedagogia è in grado di operare mediante la formazione delle giovani menti per spezzare il mito dell’impunità, dell’arroganza, del potere, della furbizia come strategia di sopravvivenza. Combattere la mafia borghese si traduce, in fondo, nel credere che un altro modello di società sia possibile. Significa insegnare che la giustizia non è solo un principio, ma una pratica quotidiana. E questo cambiamento parte dalle menti, dai cuori, dalle coscienze. La pedagogia è l’arma più potente di tutte.

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About CHIARA VERGANI

Chiara Vergani, insegnante, pedagogista, formatrice sulle problematiche del bullismo, specializzata in criminologia e tutela del minore. Tiene conferenze in tutta Italia, interviene in molti programmi televisivi e radiofonici, collabora con diverse testate giornalistiche. Ha pubblicato Lo scacco rosso. Storie di bullismo (2018); Mai più paura. Il bullismo spiegato a tutti (2019); Il mondo si è fermato. Non voglio scendere (Ebook 2020); Le voci della verità (2020); Libere dall’inferno (2021); Professione docente in tempi di guerra (2022); Bipolari in bilico (2022); Io sono Darty (2023); Soft skills (2023).