Quando il potere deviato è costretto a inventare sempre nuovi disturbi, significa che non controlla più la verità, ma ne ha paura

Quando il quadro è ormai compromesso e i meccanismi sono stati riconosciuti, la mafia borghese non affronta lo svelamento: sceglie l’invisibilità. Riduce le tracce, abbassa il profilo, si ritrae dall’esposizione diretta e affida il lavoro sporco a strumenti meno evidenti. Questa fase è particolarmente insidiosa perché non produce eventi eclatanti. Tutto appare normale, amministrativo, persino tranquillo. In questa apparente quiete il logoramento agisce, non si nega ciò che è accaduto: lo si lascia scivolare in una zona grigia, dove nulla viene confermato e nulla viene smentito. Ed è proprio qui che il sistema si tradisce. Un potere realmente saldo non ha bisogno di mutare pelle di continuo, né di moltiplicare le strategie per difendersi. La stabilità non teme lo sguardo, nè il tempo e il confronto, può permettersi la coerenza. Quando invece un potere è costretto a nascondersi, a sostituire i volti, a reclutare nuove pedine e a sperimentare senza sosta nuovi disturbi, sta implicitamente ammettendo di aver perso il controllo della narrazione e con essa della realtà. Il cambiamento incessante non è segno di forza, ma di affanno. Ogni nuova manovra nasce perché la precedente non ha retto, poiché è stata riconosciuta, letta, decifrata. È la risposta di un sistema che non riesce più a governare gli eventi e tenta in ritardo di inseguirli. In questo slittamento continuo, il potere deviato smette di dirigere e comincia a reagire, rinunciando alla propria pretesa di dominio. C’è poi un altro elemento rivelatore: la frammentazione. Quando la verità inizia a emergere, il potere prova a spezzarla, a renderla parziale, a dividerla in episodi scollegati, ma questa operazione richiede uno sforzo costante, una vigilanza continua, una creatività forzata. È un lavoro che consuma chi lo esercita, perché si fonda sulla paura di ciò che potrebbe ricomporsi. La verità infatti ha una caratteristica che il potere deviato non può controllare: non si lascia neutralizzare una volta per tutte, può essere rallentata, disturbata, resa scomoda, coperta di rumore, ma non cancellata. Più si cerca di comprimerla, più costringe chi la teme a esporsi, a muoversi, a lasciare tracce. Ogni intervento aggiuntivo diventa un segnale, ogni correzione una conferma indiretta.

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About CHIARA VERGANI

Chiara Vergani è pedagogista, scrittrice e formatrice molto attiva nel panorama educativo e sociale italiano, riconosciuta per il suo impegno nel benessere delle nuove generazioni e nel contrasto ai fenomeni di disagio contemporaneo. ​La sua solida formazione in psicopedagogia, con specializzazioni in criminologia e tutela del minore, le permette di operare come consulente esperta. Il suo lavoro si focalizza sulla sensibilizzazione e sulla prevenzione di criticità quali il bullismo, il cyberbullismo e la violenza di genere, temi che approfondisce regolarmente attraverso conferenze e percorsi formativi rivolti a studenti, docenti e famiglie. ​L’attività editoriale è un pilastro centrale della sua carriera, con una produzione vasta che affronta le sfide sociali più urgenti. Tra le sue opere principali si annoverano: ​Lo scacco rosso. Storie di bullismo (2017) e Mai più paura. Il bullismo spiegato a tutti (2018), testi cardine sulla prevenzione dei comportamenti vessatori. ​Il mondo si è fermato. Non voglio scendere (2019), un’analisi dei cambiamenti sociali durante la pandemia. ​Libere dall’inferno (2020), dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne. ​Bipolari in bilico (2021) e Bipolare in diretta (2023), che esplorano con profondità tematiche legate alla salute mentale. ​Il sole nascosto (2022) e Resilienza compagna di vita (2023). ​Come sopravvivere alle truffe affettive (2025), un saggio volto a fornire strumenti di difesa contro gli inganni relazionali. ​Hikikomori d’Italia, la cui uscita è prevista per maggio 2026, focalizzato sul fenomeno del ritiro sociale volontario. ​Oltre alla scrittura, la sua presenza mediatica è consolidata dalla collaborazione con diverse testate giornalistiche e dalla conduzione di programmi televisivi, in particolare nell’area del Triveneto. In questi spazi, continua a promuovere il dibattito sull’evoluzione del sistema scolastico e sull’importanza delle competenze trasversali per la crescita individuale.