Victim Blaming

Quando parliamo di Victim blaming, parliamo di un meccanismo culturale e psicologico molto pericoloso, perché sposta l’attenzione dal reato al comportamento della vittima.

In pratica, invece di chiederci perché qualcuno ha commesso una violenza, ci chiediamo cosa ha fatto la vittima per provocarla.

È un processo sottile, spesso inconsapevole, ma profondamente radicato. Lo vediamo nei tribunali, nei media, nei commenti sui social, e purtroppo anche in alcune sentenze. Domande come: come era vestita, perché non è scappata, perché era lì, perché non ha denunciato subito sono tutte forme di victim blaming.

Da criminologa posso dire una cosa molto chiara: nessun comportamento della vittima trasforma un reato in qualcosa di legittimo. La responsabilità penale è sempre e solo di chi agisce la violenza.

Il victim blaming serve spesso a rassicurare chi guarda: se la colpa è della vittima, allora a me non succederà, perché io mi comporto diversamente. È una difesa psicologica collettiva, ma ha un costo altissimo che è il silenzio delle vittime. È la paura di non essere credute, di essere giudicate, di essere ulteriormente umiliate. Molte persone non denunciano non per debolezza, ma perché sanno che dovranno difendersi due volte: prima dall’aggressore, poi dal sistema.»

Come pedagogista vedo un altro problema ancora più grave: il victim blaming educa male, insegna che la responsabilità è negoziabile, che il confine del consenso è confuso, che chi subisce deve giustificarsi. Questo crea una cultura in cui la violenza trova spazio.

Dobbiamo ribaltare il paradigma. La domanda giusta non è perché la vittima non ha fatto questo o quello, ma perché qualcuno ha pensato di poter oltrepassare un limite.

Finché continueremo a colpevolizzare chi subisce, non stiamo prevenendo i reati: li stiamo normalizzando.

E una società che normalizza la violenza contro le vittime è una società che prima o poi, diventa violenta con tutti.

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About CHIARA VERGANI

Chiara Vergani è pedagogista, scrittrice e formatrice molto attiva nel panorama educativo e sociale italiano, riconosciuta per il suo impegno nel benessere delle nuove generazioni e nel contrasto ai fenomeni di disagio contemporaneo. ​La sua solida formazione in psicopedagogia, con specializzazioni in criminologia e tutela del minore, le permette di operare come consulente esperta. Il suo lavoro si focalizza sulla sensibilizzazione e sulla prevenzione di criticità quali il bullismo, il cyberbullismo e la violenza di genere, temi che approfondisce regolarmente attraverso conferenze e percorsi formativi rivolti a studenti, docenti e famiglie. ​L’attività editoriale è un pilastro centrale della sua carriera, con una produzione vasta che affronta le sfide sociali più urgenti. Tra le sue opere principali si annoverano: ​Lo scacco rosso. Storie di bullismo (2017) e Mai più paura. Il bullismo spiegato a tutti (2018), testi cardine sulla prevenzione dei comportamenti vessatori. ​Il mondo si è fermato. Non voglio scendere (2019), un’analisi dei cambiamenti sociali durante la pandemia. ​Libere dall’inferno (2020), dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne. ​Bipolari in bilico (2021) e Bipolare in diretta (2023), che esplorano con profondità tematiche legate alla salute mentale. ​Il sole nascosto (2022) e Resilienza compagna di vita (2023). ​Come sopravvivere alle truffe affettive (2025), un saggio volto a fornire strumenti di difesa contro gli inganni relazionali. ​Hikikomori d’Italia, la cui uscita è prevista per maggio 2026, focalizzato sul fenomeno del ritiro sociale volontario. ​Oltre alla scrittura, la sua presenza mediatica è consolidata dalla collaborazione con diverse testate giornalistiche e dalla conduzione di programmi televisivi, in particolare nell’area del Triveneto. In questi spazi, continua a promuovere il dibattito sull’evoluzione del sistema scolastico e sull’importanza delle competenze trasversali per la crescita individuale.