Victim Blaming
Quando parliamo di Victim blaming, parliamo di un meccanismo culturale e psicologico molto pericoloso, perché sposta l’attenzione dal reato al comportamento della vittima.
In pratica, invece di chiederci perché qualcuno ha commesso una violenza, ci chiediamo cosa ha fatto la vittima per provocarla.
È un processo sottile, spesso inconsapevole, ma profondamente radicato. Lo vediamo nei tribunali, nei media, nei commenti sui social, e purtroppo anche in alcune sentenze. Domande come: come era vestita, perché non è scappata, perché era lì, perché non ha denunciato subito sono tutte forme di victim blaming.
Da criminologa posso dire una cosa molto chiara: nessun comportamento della vittima trasforma un reato in qualcosa di legittimo. La responsabilità penale è sempre e solo di chi agisce la violenza.
Il victim blaming serve spesso a rassicurare chi guarda: se la colpa è della vittima, allora a me non succederà, perché io mi comporto diversamente. È una difesa psicologica collettiva, ma ha un costo altissimo che è il silenzio delle vittime. È la paura di non essere credute, di essere giudicate, di essere ulteriormente umiliate. Molte persone non denunciano non per debolezza, ma perché sanno che dovranno difendersi due volte: prima dall’aggressore, poi dal sistema.»
Come pedagogista vedo un altro problema ancora più grave: il victim blaming educa male, insegna che la responsabilità è negoziabile, che il confine del consenso è confuso, che chi subisce deve giustificarsi. Questo crea una cultura in cui la violenza trova spazio.
Dobbiamo ribaltare il paradigma. La domanda giusta non è perché la vittima non ha fatto questo o quello, ma perché qualcuno ha pensato di poter oltrepassare un limite.
Finché continueremo a colpevolizzare chi subisce, non stiamo prevenendo i reati: li stiamo normalizzando.
E una società che normalizza la violenza contro le vittime è una società che prima o poi, diventa violenta con tutti.
©Riproduzione riservata
- Creare una memoria pubblica contro la mafia borghese: scrivere per non sparire - 20 Aprile 2026
- Bullismo: quando l’adulto guarda e non vede - 17 Aprile 2026
- Quando il potere deviato è costretto a inventare sempre nuovi disturbi, significa che non controlla più la verità, ma ne ha paura - 13 Aprile 2026
- Quando l’adulto educante diventa dannoso. Pedagogia della svalutazione invisibile - 10 Aprile 2026
- Quando il crimine si svela da solo: come le pressioni sui testimoni rafforzano le indagini antimafia - 6 Aprile 2026
- Quando l’Intelligenza Artificiale non trova il “GPS” del cervello - 3 Aprile 2026
- Quando la giustizia sembra ignorare la protezione dei minori - 30 Marzo 2026
- La coscienza come strumento di sopravvivenza: perché sentiamo dolore, piacere e consapevolezza - 27 Marzo 2026
- Quando la criminalità organizzata usa gli inservienti per colpire nell’ombra: l’allarme sulle sostanze alterate nei locali di lavoro - 23 Marzo 2026
- L’intelligenza artificiale non è intelligente: è uno strumento che rielabora dati - 20 Marzo 2026

