Anton Webern, Il cammino verso la nuova musica nelle Pagine del Novecento

Pagine del Novecento_Webern

Il cammino verso la nuova musica ha offerto lo spunto per discutere di Anton Webern. A proporre agli allievi del Conservatorio di Avellino l’analisi del libro del compositore austriaco e i temi da trattare per affrontare le Pagine del Novecento musicale sono stati i docenti Gianvincenzo Cresta e Maria Gabriella Della Sala, ideatori della rassegna di seminari. Così, disposti in cerchio, gli intervenuti hanno potuto eviscerare le loro osservazioni su comprensibilità e necessità in musica, i due temi proposti dal professor Cresta. Questo il succo delle riflessioni.

Il Novecento, secolo breve e ricco di proposte in campo scientifico, artistico e culturale ha bruciato le tappe di un cammino di conoscenza che ha fondato le sue basi nella ricerca e nella sperimentazione che aveva alle spalle. Nella musica, non diversamente dalle altre branche del sapere, la ricerca di nuove vie espressive ha originato un prolifico movimento di idee: la più innovativa sicuramente va individuata nell’introduzione della dodecafonia, ideata da Schönberg per ottenere lo sdoganamento del suono naturale, contenuto nella scala cromatica, e la conquista dell’atonalità. Questa, rompendo gli argini imposti dalle leggi che fino ad allora avevano regolato l’impianto cosiddetto tonale, ha allargato gli orizzonti della composizione paventando una certa libertà costruttiva. Proprio per questo ritenuta sovversiva, la nuova via della musica ha trovato subito ostacoli da parte dei regimi totalitari che hanno infestato la prima parte del Novecento occidentale, nello specifico dal nazismo, visto che si è sviluppata in ambito germanico.

Webern, allievo di Schönberg, nelle conferenze raccolte nel libro analizzato, comprendendo il motivo dell’ostracismo culturale nei confronti delle avanguardie, tende a ricucire lo strappo evocando la continuità contenuta nella nuova musica, appunto, che trae origine dalla storia e non la nega. Coerenza, ripetizioni e memoria restano pilastri su cui si fonda, infatti, anche la musica post tonale, così come l’esistenza di una figura di base, o gesto o motivo di base, a seconda degli analisti che definirono questo elemento come fulcro dell’azione compositiva. Anche in Beethoven i semi di questo ragionamento sono evidenti e in Brahms danno appieno i loro frutti.

La comprensibilità di un’opera musicale si configura su due livelli, quello complessivo e quello del particolare uso degli elementi compositivi, ma richiede l’esistenza di un ascoltatore e non serve che questo colga la struttura costruttiva che una bella opera non ha necessità di svelare.

La necessità di creare costruisce, invece, il cammino verso la nuova musica, ma è condizione imprescindibile dell’arte in genere, che richiede continua ricerca, giammai evoluzione, di stili comunicativi. La necessità di Webern era quella di ampliare lo spazio sonoro, mentre la paura della sovversione scatenò la rabbia e la persecuzione degli uomini e della loro arte. «Siamo dentro un flusso di idee che ha radici nella storia, ma cerchiamo di andare avanti» era il succo delle spiegazioni che Webern dava a difesa della nuova musica.

Poi negli anni 50/60 l’artista si è ritirato creando una vera rottura e rifiutando di comunicare con gli altri. Del resto l’artista non deve necessariamente comunicare con tutti, non ha bisogno di persuadere. Questo spazio è occupato dalla musica di consumo, che è sempre esistita se si pensa alla “musica leggera” di Beethoven, di larga fruizione. Altra cosa sono gli ultimi quartetti del compositore, che creano problemi di comprensione anche tra gli addetti ai lavori. Del resto, noi ascoltiamo la musica secondo i ritmi dei nostri tempi, l’ascoltiamo per pochi minuti e distrattamente. Nel tempo tanto è cambiato sia nella preparazione all’ascolto dei fruitori della musica, che era solo suonata dal vivo, sia nei loro gusti e nelle diverse sensibilità ma anche negli spazi in cui la musica veniva suonata. Ricordiamo che alcune composizioni, si veda la musica da camera, erano pensate per piccoli ambienti e oggi la stessa musica viene proposta in spazi ampi in cui il suono assume un altro volume, forse un altro significato. Per non parlare degli strumenti che sono anch’essi cambiati nel tempo.

Il senso di un cammino verso la nuova musica forse è tutto lì. Nella continua benefica e viva ricerca di nuovi spazi di espressione e di comprensione, di nuove frontiere che è possibile valicare senza paura, senza catene. Per il resto c’è tanta musica leggera, rock, jazz da ascoltare confortati da una piacevole familiarità.

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About Eleonora Davide

IL DIRETTORE RESPONSABILE Giornalista pubblicista, è geologa (è stata assistente universitaria presso la cattedra di Urbanistica alla Federico II di Napoli), abilitata all’insegnamento delle scienze (insegna in istituti statali) e ha molteplici interessi sia in campo culturale (organizza, promuove e presenta eventi e manifestazioni e scrive libri di storia locale), che artistico (è corista in un coro polifonico, suona la chitarra e si è laureata in Discipline storiche della musica presso il Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino). Crede nelle diverse possibilità che offrono i mezzi di comunicazione di massa e che un buon lavoro dia sempre buoni risultati, soprattutto quando si lavora in gruppo. “Trovo entusiasmante il fatto di poter lavorare con persone motivate e capaci, che ora hanno la possibilità di dare colore e sapore alle notizie e di mettere il loro cuore in un’impresa corale come la gestione di un giornale online. Se questa finestra sarà ben utilizzata, il mondo ci apparirà più vicino e scopriremo che, oltre che dalle scelte che faremo ogni giorno, il risultato dipenderà proprio dall’interazione con quel mondo”.

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