Personaggi, IA ed evoluzione della trama. Cosa ci chiedono i lettori
Prendo spunto oggi dal commento di un attento lettore a un precedente articolo della rubrica, (Quando lo scrittore si sdoppia e mette a frutto la sua esperienza di lettore) per approfondire un argomento che, a quanto pare, ha suscitato un certo interesse. L’argomento trattato faceva riferimento a ciò che può accadere allo scrittore mentre lavora al suo romanzo, puntando lo sguardo alla costruzione dei personaggi. Il lettore osservava:
Tra fisica quantistica e IA, si può immaginare che ne possa venir fuori qualcosa di “inquietante”: un personaggio, che stai delineando nel carattere e nelle azioni, autonomamente si materializza diventandone l’autore. Ho enfatizzato con un paradosso ma, credo, che già avvenga così.
In effetti, credo che un buon romanzo nella narrazione già dovrebbe prescindere dall’autore, nel senso che l’autore deve sciogliersi in esso, altrimenti rischia di essere un’autobiografia sotto mentite spoglie. E questo è il lavoro più difficile.
Grata per lo stimolante commento, la mia considerazione è la seguente. Le parole del lettore proiettano l’argomento in un contesto che oggi, da fantascienza, sta diventando realtà quotidiana: parlo dell’IA. Per come la penso io, la costruzione di testi che chiamerei “sintetici”, nel senso che non sono frutto della mente umana, pone molti interrogativi a chi si occupa di comunicazione e di scrittura creativa. Da coinvolta in entrambi i ruoli e occupandomi di temi storici, quando mi accingo a scrivere un articolo, mi impegno a sottoporre ogni informazione alla verifica, incrociando la consultazione di fonti secondarie con quelle primarie, dove possibile. E, quando scrivo romanzi, faccio lo stesso, ahimé. L’idea che una chatbot produca un testo di per sé logico, che attinga anche a qualcosa “rubato” da qualche parte, indipendente dalla esperienza umana ed emotiva, di una conoscenza reale di ciò di cui si scrive, mi crea imbarazzo. È vero che le nostre conoscenze si basano molte volte su esperienze altrui, apprese tramite l’osservazione, il racconto, la lettura, lo studio di cose scritte da diversi autori, ma qui si parla d’altro. In questo modo i personaggi non risulteranno veri, nati per costruzione logica, per una serie di “copiazzature” di cose scritte in contesti diversi. Ciò che prende vita nella mente dello scrittore, che è comunque il risultato di cose lette, vissute, pensate, ascoltate, viste o sperimentate di persona, è la creazione di un nuovo contesto, di un nuovo personaggio che lo abita, e lo scrittore può accadere che lo viva come se ne leggesse la storia, ma solo in virtù della coerenza e della forma delle idee che in lui, essere umano, risiedono. Vi sarà capitato certamente di leggere di contesti e personaggi non coerenti. Ve ne accorgete subito, qualcosa non quadra, non è convincente. Qualcosa stona, ecco.
Che il personaggio viva di vita propria è quello che ho sottolineato, che sfugga o meno dal controllo dell’autore, ma l’importante, come ha osservato il lettore, è che la mano dell’autore resti invisibile, per quanto possibile.
Per quanto riguarda l’accenno alla fisica quantistica, accetto il paradosso e mi attengo a ciò di cui posso parlare.
Ma un’altra domanda ha catturato la mia attenzione.
Quando decidi di scrivere, ovviamente hai già in mente un canovaccio da seguire. Ma quanto questo canovaccio è dettagliato? I personaggi piuttosto che i luoghi e l’ambientazione, in uno ai caratteri dei protagonisti, restano fissi oppure si evolvono man mano che i pensieri diventano scrittura, portandoti così in situazioni e luoghi diversamente immaginati?
A questa domanda rispondo subito che il piano dell’opera è la prima cosa che stendo, di solito. E sí, variazioni di ambientazione o comportamenti dei personaggi possono venire fuori da informazioni che reperisco durante la ricerca che accompagna la mia scrittura e che aggiungono tasselli nuovi all’idea di partenza, oppure da ispirazioni che nascono procedendo nel racconto. E, qualche volta, rileggendo ciò che scrivo, mi rendo conto che il personaggio sta prendendo vita e mi ispira lui stesso a delinearne meglio alcuni aspetti, come ho già esposto. O mi viene suggerito dalla mia editor (Grazie, Giovanna!). L’evoluzione del personaggio, in alcuni casi, invece è parte integrante della narrazione, cioè fa parte della trama. Lo stesso vale per l’ambientazione. Non so se capita anche a voi, guardando un film che man mano che la trama si svolge, concentrandosi su quello che sarà il personaggio protagonista, questo diventa fisicamente più interessante, più bello magari, più affascinante di come ci era apparso all’inizio? Bene, rimango convinta che il gioco dei primi piani, che mettono in risalto dettagli non visibili da lontano, ci spinge a concentrarci sul colore degli occhi o la possenza delle spalle o sulle espressioni, facendoci percepire qualcosa di diverso dall’impressione che ne avevamo avuto all’inizio. Grande strumento il cinema! Ma chi scrive deve riuscire a farlo senza puntare materialmente l’obiettivo e giocare di zoom. Insomma, è difficile, ma quando funziona anche la scrittura è uno strumento grandioso.
Ringrazio il lettore per le interessanti domande. Al prossimo articolo di RED FOX.
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