Ho un manoscritto nel cassetto. Vuoi darci un’occhiata?
A quanti di voi è capitato di nutrire il sogno di scrivere un libro? Mi è capitato molte volte di sentire : “Ho un manoscritto nel cassetto, è una cosa che ho scritto tempo fa…”, oppure “Ce l’ho tutto in testa, devo solo metterlo per iscritto, ma non ho tempo. E poi, non saprei come fare a pubblicarlo. Forse un giorno…”
In questi casi nasce in me un po’ di imbarazzo, perché da una parte vorrei sapere di che si tratta, dall’altra temo di dovermi imbattere in un testo che non mi convince, soprattutto quando mi viene detto “Vorresti darci una occhiata?”.
Credo di ripetermi, ma la prima domanda che faccio di solito è orientata a capire le abitudini e i gusti di lettura, quali sono le passioni e quali le motivazioni di chi mi sottopone un suo scritto. A meno che non le conosca già, ovviamente. Perché, mi ripeto certamente, la lettura è l’humus da cui si parte, sempre.
Mi incuriosisce poi sapere cosa ci si aspetti da una pubblicazione, cosa si sia disposti a fare perché lettori siano invogliati ad aprire quelle pagine. Perché, al di là della bontà del testo, della sua originalità, dell’interesse che la trama di un romanzo può suscitare o dell’argomento del saggio proposto, un libro senza lettori non è niente.
E qui veniamo al punto nodale della questione che voglio affrontare. Come scegliamo di pubblicare il nostro libro?
Conosco diversi autori che non pubblicherebbero mai al di fuori di una Casa Editrice, qualsiasi essa sia, perché convinti che il nome di un marchio editoriale porti prestigio al lavoro, oppure perché non sono in grado di fare altrimenti o non sono disposti a occuparsi di altro che di creare e digitare il proprio testo, delegando completamente la post-produzione, la promozione, la distribuzione e la vendita del prodotto editoriale. Di solito le aspettative in questi casi sono più alte del dovuto e gli autori restano qualche volta delusi.
Conosco, però, anche autori che vogliono seguire la loro creazione dai primi passi fino alla consegna al lettore, se possibile riuscendo anche a capire se il libro è piaciuto. Io appartengo a questa seconda categoria, in verità. Ma non contesto le scelte diverse, consigliando anzi chi si rivolge a me in relazione alle proprie preferenze.
Mi concentrerò, quindi, sull’autopubblicazione, solo perché mi è più propria, pur avendo una certa conoscenza del mondo dell’editoria in CE, e proietterò una immagine che può sembrare una visione
Già, perché il diritto di produrre un libro, dall’ideazione alla stesura della prima bozza, di vederlo prendere forma, di sottoporlo a un accurato editing, di scegliere una veste grafica consona all’argomento, di scegliere il prezzo di vendita, di decidere di posizionarlo in una determinata categoria letteraria, di dotarlo di strumenti digitali di approfondimento sull’autore e sulle sue altre opere, di progettare un segnalibro integrato, di pubblicarlo in tutte le versioni oggi a disposizione e in diverse lingue, di affidarlo alla distribuzione fuori dai circuiti delle librerie tradizionali, consentendogli di raggiungere con facilità i lettori di tutto il mondo, di preparare il lancio alla stampa, di corredarlo di grafiche per i social network, di organizzare presentazioni e firmacopie al pubblico, di gestire le vendite, di leggere le recensioni, avere interviste e partecipazioni a programmi radio e tv, è sacrosanto. Tutto ciò va ben al di là di lasciare quel libro in un cassetto, no? E non si tratta di una visione, ma di pura realtà. Tutto ciò può avvenire con pieno controllo di tutto il processo, avendo ovviamente la volontà, la capacità, il tempo e la pazienza di dedicarsi in questo modo al frutto del proprio lavoro.
Certo, non tutti gli autori hanno le competenze necessarie a svolgere tutte queste mansioni; tuttavia anche la scelta di una CE dovrebbe basarsi sulla capacità di quest’ultima di offrire al cliente almeno la maggior parte delle opportunità elencate. Di questo l’autore deve assicurarsi al momento di firmare un contratto.
È necessario, però, chiarire che il vaglio della qualità del proprio libro dovrebbe essere affidato sempre a chi ha competenze
Torniamo alla domanda “Ci vuoi dare un’occhiata?”, dove l’occhiata è un lavoro in sé, si intende. Ed è altrettanto necessario affidarsi per la revisione a professionisti, che oggi si chiamano editor e che non si occupano solo della correzione di bozze, sia chiaro.
Nella mia attività incontro anche diversi autori che sono partiti dall’autopubblicazione per approdare a rinomate Case Editrici, e anche scrittori che hanno avuto una o più esperienza con CE e si sono decisi a gestire il proprio lavoro in autonomia, perché insoddisfatti o perché si sentivano pronti a intraprendere un percorso autonomo. E per quanto riguarda la ricerca del successo editoriale, si tratta di un argomento complesso che va affrontato a parte. Ma cosa intendiamo, poi, per successo editoriale? Ne parleremo, se volete, una prossima volta.
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