È meglio leggere un libro o guardare video? Tendenze e gusti delle nuove frontiere dell’intrattenimento letterario

Video killed the book-star. O no?

Per rispondere a questa domanda, bisogna prima chiedersi “perché?” Perché apriamo un libro o guardiamo un video, quando, dove? Il discorso sarebbe molto complesso se includessimo tutti i generi letterari e della comunicazione. Per restringere il campo, in questa sede, mi riferirò sia per i libri che per i video alla sfera dell’intrattenimento e non della formazione o informazione.

Le domande che dobbiamo porci sono “Voglio passare qualche ora di relax? Leggere un libro di cui ho sentito tanto parlare, magari di un personaggio noto o un classico, approfondire un argomento o tuffarmi in un giallo avvincente? Voglio invece lasciarmi raccontare da un video YouTube un’avventura, voglio vedere un film?”

Il libro come possesso

Se prediamo in mano un libro con il desiderio di leggerlo, probabilmente abbiamo voglia di assaporare il piacere di avere tra le mani uno scrigno di storie il cui racconto sarà dettato dai nostri tempi, dal nostro ritmo, dal nostro umore, in cui tutta la storia è materialmente nelle nostre mani, pronta a farsi sfogliare. In qualche modo per qualcuno il libro soddisfa un bisogno di possesso, di controllo, che esercitato anche prendendosi la briga di rileggere, sottolineare dei passaggi, segnare delle note a margine e fare delle orecchie alle pagine. Sì, le tanto odiate orecchie, segno di vissuto, un modo per lasciare qualcosa di sé nel libro scritto da qualcun altro. Vi sarà capitato di acquistare libri su una bancarella per poi accorgervi che dentro c’è un foglietto posto a segnalibro, su cui c’è appuntato qualcosa che racconta di chi ha posseduto prima di voi quel volume? E qui si apre un capitolo strepitoso da trattare, che è quello dei libri usati, ma magari in un’altra occasione.

Per i puristi della lettura, il libro è sacro, anche quando non si tratta della Bibbia. Perciò niente orecchie, sottolineature e appunti. Al massimo un’annusatina tra le pagine alla prima apertura e il gioco è fatto, il possesso è sancito.

Ovviamente qui parlo dell’oggetto libro come scrigno, promessa di ciò che andremo a scoprire. Il resto viene dopo, quando il vero oggetto del desiderio diventa il contenuto.

La fruizione meno attiva del mezzo video

Il video, inteso nel senso più ampio, dai contenuti YouTube ai prodotti cinematografici, è tutta un’altra storia, è percezione passiva, immersiva di una sequenza di immagini che raccontano una storia. Il fascino delle immagini è innegabile, traduce emozioni e veicola contenuti in modo più immediato e richiede meno sforzo da parte dell’utente, che non detta i tempi, a meno di una pausa, di un ritorno a immagini precedenti ma anche di uno skip o di un acceleratore. Insomma, gli interventi che l’utente può apportare all’esperienza sono davvero ridotti. E se si è dei lettori veloci si finisce per soffrire il video, un po’ come si soffrono i vocali lunghi di Whatsapp (che fortunatamente hanno la funzione di velocizzazione della riproduzione). Chiaramente non includo da questo discorso i reel o i contenuti visivi brevi, di facile fruizione, o i notiziari.

Questo per dire che si tratta di due esperienze molto diverse. Tra il libro e il video c’è la stessa differenza che esiste tra un’esperienza vissuta direttamente, con le emozioni che comporta, e la stessa esperienza raccontata da un altro, descritta con parole altrui, filtrata dalle scelte altrui. La forza del libro sta nell’immaginazione del lettore, necessaria a costruire quelle scene che nel video sono già costruite, montate, arricchite dai suoni, anche dalla musica.

Eppure il sogno di ogni scrittore è quello di vedere il proprio libro diventare un film o una serie tv. Perché? Perché anche l’autore è curioso di vedere realizzate quelle scene a cui ha provato a dare vita attraverso il suo testo, come un completamento del lavoro. E, se di solito è possibile realizzare un libro, un romanzo anche da soli, a meno di editor, correttori e grafici, per il film o la serie sono richieste maestranze e professionisti diversi, attori, registi, sceneggiatori, cameramen, grafici, e tanti altri, una marea di persone, e ognuna di loro avrà una parte nella realizzazione di quello che è il prodotto finale, che spesso si allontana da ciò che c’è nel libro da cui questo è tratto.

Cosa preferire: libro o video?

Senza entrare nella complessità dei meccanismi che portano alla trasposizione cinematografica di un romanzo, giacché a noi sta a cuore capire se un video possa sostituire un libro, la risposta ci porta all’inizio di questo articolo, alle domande primarie. Perciò, se ci va di faticare meno e abbiamo tempo, un video va più che bene. Se, invece abbiamo voglia di viaggiare con la fantasia e costruire un mondo in cui siamo attori, partecipando attivamente alla storia, allora il libro non lo batte nessuno. E, come diceva il buon vecchio Marshall McLuhan “Il mezzo è il messaggio” non scordiamolo. E ciò vale anche per gli audiolibri. Ma anche di questo parleremo in seguito.

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About Eleonora Davide

IL DIRETTORE RESPONSABILE Giornalista pubblicista, è geologa (è stata assistente universitaria presso la cattedra di Urbanistica alla Federico II di Napoli), abilitata all’insegnamento delle scienze (insegna in istituti statali) e ha molteplici interessi sia in campo culturale (organizza, promuove e presenta eventi e manifestazioni e scrive libri di storia locale), che artistico (è corista in un coro polifonico, suona la chitarra e si è laureata in Discipline storiche della musica presso il Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino). Crede nelle diverse possibilità che offrono i mezzi di comunicazione di massa e che un buon lavoro dia sempre buoni risultati, soprattutto quando si lavora in gruppo. “Trovo entusiasmante il fatto di poter lavorare con persone motivate e capaci, che ora hanno la possibilità di dare colore e sapore alle notizie e di mettere il loro cuore in un’impresa corale come la gestione di un giornale online. Se questa finestra sarà ben utilizzata, il mondo ci apparirà più vicino e scopriremo che, oltre che dalle scelte che faremo ogni giorno, il risultato dipenderà proprio dall’interazione con quel mondo”.