La responsabilità penale dei minori: cosa prevede il nuovo decreto del Governo

Negli ultimi mesi si è discusso molto di un provvedimento del Governo riguardante la responsabilità penale dei minorenni. Molte persone hanno parlato di un abbassamento dell’età imputabile a 14 anni, ma in realtà questa età era già prevista dalla legge italiana. La novità riguarda il modo in cui viene stabilita la responsabilità dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni. L’imputabilità è la capacità di una persona di essere ritenuta responsabile di un reato. In Italia i bambini con meno di 14 anni non sono imputabili e quindi non possono essere processati penalmente. Per i ragazzi che hanno tra i 14 e i 18 anni, invece, il giudice deve verificare se, al momento del fatto, erano in grado di capire il significato delle proprie azioni e le loro conseguenze. Questa valutazione tiene conto della maturità psicologica del minore. Il disegno di legge approvato dal Consiglio Dei Ministri non modifica il limite dei 14 anni, ma introduce una novità importante. Finora era il giudice a dover accertare, caso per caso, se il ragazzo fosse capace di intendere e di volere. Con la nuova norma, invece, si parte dal presupposto che un minore che abbia compiuto 14 anni sia imputabile. Sarà poi la difesa a dover dimostrare l’eventuale mancanza di questa capacità.  Secondo il Governo, questa modifica serve a rendere più efficace il contrasto alla criminalità minorile, soprattutto nei confronti delle cosiddette “baby gang” e dei reati violenti commessi da adolescenti. Chi sostiene la riforma ritiene che oggi molti ragazzi siano pienamente consapevoli delle proprie azioni e che, proprio per questo, debbano assumersi le proprie responsabilità quando commettono reati.   Il rischio è però quello di rendere la giustizia minorile meno orientata al recupero educativo e più vicina a quella prevista per gli adulti.
Molti sottolineano, inoltre, che il problema della criminalità minorile dovrebbe essere affrontato soprattutto con interventi educativi, sostegno alle famiglie, prevenzione del disagio sociale e maggiori opportunità per i giovani. In realtà sono anni che assistiamo ad un’emergenza educativa dei giovanissimi da parte di genitori non sempre all’altezza del ruolo. L’evaporazione del padre inteso come mancanza di un’autorevole guida e fruitori di valori adeguati a una comunità, ha reso i nostri giovanissimi sbandati e ribelli alle regole del viver civile. Lo Stato in qualche modo cerca di sopperire a questa mancanza alzando dei paletti, dei deterrenti, primo passo che va accompagnato ad azioni di sostegno rieducativo. Le politiche associazionistiche, che chiedono fondi per attività progettuali ‘rieducative’ nelle scuole in questi anni, hanno disatteso gli intenti, spesso per inesperienza educativa fondata su ideologismi e lontana dalla realtà dei giovani.

Servirebbe un compendio di azioni, dalla punibilità per acuire l’assunzione di responsabilità degli atti criminali commessi, alla possibilità individuali di prendere in carico il vissuto di questi ragazzi: la famiglia in primis, la scuola, il contesto istituzionale del luogo in cui vivono. Da una parte c’è l’esigenza di contrastare la criminalità e garantire maggiore sicurezza; dall’altra c’è la volontà di proteggere i diritti dei minorenni e favorirne il recupero attraverso percorsi educativi, ma le due cose dovrebbero viaggiare insieme.

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About Angela Ristaldo

Angela Ristaldo, giornalista pubblicista per inseguire una passione per il giornalismo nata tra i banchi di scuola come espediente didattico privilegiato per educare i ragazzi, anche in tenera età, all'autonomia di giudizio e al senso critico. Organizza da anni un giornale scolastico che spazia tra gli interessi dei ragazzi agli stimoli circostanti che la realtà propone. Laureata in Lingue è dal 2005 insegnante di scuola primaria per scelta, credendo fortemente nella scuola come veicolo e velivolo formativo di cultura: unica arma per essere vincente in questi tempi così cangianti e difficili. Amante dell’Arte, spazia nei suoi articoli, tra le più svariate tematiche dal sociale alla scuola senza mai perdere di vista la bellezza insita in tutte le cose se la si sa osservare e valutare.