IL MINISTRO GIANNINI AD AVELLINO «APRIAMO LE PORTE ALLA CULTURA MUSICALE»
Un cammino faticoso quello della cultura musicale proprio nel Paese che ne fu il fulcro nei secoli scorsi. Il ministro Stefania Giannini, durante una visita al capoluogo irpino, ha fatto tappa al Conservatorio “Domenico Cimarosa” dove ha manifestato il suo apprezzamento per le sperimentazioni musicali e tecnologiche, gli strumenti storici e la Web Radio Ateneo “Radio Cimarosa”, complimentandosi per la struttura e per le produzioni interne, accompagnata dal presidente Luca Cipriano e dal direttore Carmine Santaniello. Ha incontrato quindi gli allievi, tra cui molti stranieri provenienti da diverse parti del mondo.
Il ministro ha toccato l’argomento del ritardo che la cultura musicale accusa in Italia rispetto ad altri paesi che non vantano la stessa tradizione culturale, ma che manifestano un vivo interesse per la musica impegnandosi a colmare rapidamente il gap.
«Potenziare l’educazione musicale e le competenze straordinarie che voi conservate e sviluppate in questo Conservatorio giovane ma già molto importante – ha affermato la Giannini ai microfoni di Radio Cimarosa – è uno degli obiettivi principali della mia azione di governo. L’ho scritto e lanciato nelle prime audizioni parlamentari e stiamo lavorando a misure che dovrebbero a breve semplificare le regole del vostro sistema e dare maggiori risorse e, soprattutto, maggiore libertà, per assumere grandi artisti ma anche giovani che, come quelli che ho incontrato qui oggi, vengono dai diversi paesi per capire cosa è la cultura musicale italiana, che è una delle principali del mondo».
L’intervento del ministro arriva all’indomani di una stagione particolarmente calda sul piano delle riforme del settore, che ha visto nel febbraio scorso insorgere tutti i conservatori italiani in una protesta condotta a suon di musica e flash mob, ma anche incontri e dichiarazioni alla stampa. La questione riguarda la parziale attuazione della riforma avviata con la Legge n.508 del 1999 che istituì in via sperimentale i corsi accademici nei conservatori, ma che oggi vede ancora irrisolti molti nodi, rischiando di mettere in pericolo un sistema che aveva iniziato a funzionare, ma al quale bisogna dare seguito perché le competenze in uscita trovino adeguato riscontro nel mondo del lavoro.
Anche per quanto riguarda lo stato del sistema con cui i conservatori colloquiano con l’esterno comunicando se stessi e le proprie ricchezze il ministro ha ammesso l’inadeguatezza dell’immagine che questi istituto sanno dare di sé. Alla domanda sulla capacità di comunicare che i conservatori hanno oggi, la Giannini ha risposto «Non tanta, forse sono stati anche un po’ lasciati soli nel fare questo; perché è vero che l’Italia è, nel mondo, anche il paese del bel canto, della grande musica, dell’opera lirica, quindi è vero che c’è un’automatica possibilità di presentarci con questo biglietto da visita, ma è anche vero che ci sono tanti altri paesi che stanno crescendo o per tradizione – penso alla Germania – o per nuova passione – penso a tutti i paesi dell’Asia, non solo la Cina ma anche il Kazakistan, ne cito uno da cui quando ero rettore alla “Perugia Stranieri” provenivano tanti giovani che studiavano lirica. E allora noi dobbiamo ritagliarci una nuova identità per promuoverci meglio e per far conoscere la nostra qualità». Una qualità «di nicchia» ha aggiunto «ma molto importante».
Le dichiarazioni del Ministro lasciano intuire una apertura nei confronti delle questioni messe sul tavolo dalla conferenza dei direttori dei conservatori italiani, presieduta da Paolo Troncon, ma è importante che la massima istituzione del settore musicale in Italia sia entrata nelle aule di una realtà giovane, viva e palpitante di sperimentazioni quale il conservatorio irpino.
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