Dialoghi sotterranei di Michela Marano. La recensione di WWWITALIA

Abbiamo già scritto di Michela Marano in occasione di Fili d’aria riflessi, una sua dolcissima raccolta di liriche.

A dire la verità, per leggere questo libro, dal titolo oscuro, Dialoghi sotterranei, mi sono presa del tempo perché il tema mi inquietava. Il mio animo era triste a causa del Covid19 che imperversava violentemente proprio in quei giorni con suo pesante carico di morte. Così rimandai. Oggi siamo ancora in era Covid ma forse con una coscienza diversa, piegati a convivere con il nemico, e non mi è dispiaciuto scendere nei sotterranei che la Marano, ottima penna, propone.

Altri prima di lei hanno affrontato il tema della morte in questo modo, ascoltando cioè la voce dei defunti. Tralasciando la mitologia e il viaggio di Enea agli inferi, Foscolo prima di tutti tese l’orecchio alle urne, soffermandosi presso di loro ed elevando il tema agli allori della letteratura. E tra tanti altri scrittori che poi si avventurarono nel mondo dei morti, mi piace ricordare come Roberto De Simone ha trattato l’argomento in Cinque voci per Gesualdo. Travestimento in musica e teatro di un mito d’amore, morte e magia, portandosi nei sotterranei del cimitero delle Fontanelle per interrogare le “capuzzelle”. E non voglio tacere un’altra opera di grande pregio, che precorre questa della Marano, e che mi aiuta a classificare il suo approccio al filone dell’abbandonologia, avviato da Carmen Pellegrino nel suo Cade la terra, Giunti edizioni. La scrittrice da anni recupera storie possibili per i luoghi abbandonati e per coloro che li abitarono e che proprio nell’enciclopedia Treccani fu definita per la prima volta come Abbandonologa.

Perciò il genere scelto dall’autrice è felicemente collocabile in un filone di successo. Ma non basta, perché la scrittura pulita della Marano non solo riesce a dare voce alle donne e agli uomini comuni, al falegname, all’alpinista, all’immigrato, anziché all’insegnante, o all’emigrante, come al soldato, al bambino, alla ragazza anoressica come alla mamma, all’operaia e al pensionato, ma riesce, facendo questo, a disegnare un insolito, ma realistico, ritratto della nostra società. Così prendono vita nel racconto dei defunti: la solitudine delle nostre città, le intemperanze dei giovani inconsapevoli dei rischi, l’ipocondria che consuma l’esistenza, la malasanità, le malattie incurabili, la fatalità, padrona di ogni tempo, senza trascurare neanche i lunghi lavori che impegnarono per 20 anni centinaia di operai nella ricostruzione dell’autostrada Salerno Reggio-Calabria, né il terremoto dell’80 e neanche l’esodo dei profughi africani con i loro barconi mortali.

La Marano, escogitando un espediente narrativo singolare, racconta tanto altro. Considerando che la pubblicazione è avvenuta un anno fa, decisamente prima che avvenisse tutto questo sfacelo, che di lutti ne ha provocati decisamente troppi e che non accenna a terminare, mancano le testimonianze di coloro che ci hanno lasciato a causa del Covid, trapassati in modo straziante nell’isolamento più totale. A loro certamente, leggendo questo libro, va il nostro commosso pensiero.

Ma il libro rivela la sua consonanza foscoliana, secondo me, proprio quando il racconto viene rovesciato e rivela le testimonianze di chi si trova a piangere i propri cari. Concludendo, la lettura mi ha veramente soddisfatta e mi ha indotto a riflettere su tante cose, ma con un barlume di speranza che il dialogo con i nostri cari non termina con la morte.

Dialoghi sotterranei di Michela Marano, Europa Edizioni, pp.68, €9,50

Michela Marano

Docente di materie letterarie e scrittrice, ha collaborato con il settimanale cattolico irpino Il Ponte. Ha pubblicato nel 2013 la raccolta Frammenti in-versi per Delta 3 Edizioni. È stata inserita in antologie a carattere nazionale come Il Federiciano-libro blu di Aletti Editore di Villalba di Guidonia, Napoleone Vitale e San Leo dell’editrice Artemia di Reggio Calabria. Ha pubblicato la raccolta di racconti Dialoghi sotterranei, Europa Edizioni, Roma, 2019. È presente nella Storia della poesia irpina 2 di Paolo Saggese. È vincitrice di premi internazionali: Premio Europeo di Poesia XXV Edizione 2011, Lecce; premio Qualità e Merito, settore talenti (Centro Culturale Europeo Aldo Moro), Lecce, 2011; Premio internazionale sezione poesia “Tulliola-Renato Filippelli”, Formia, 2014; Premio poesia Minturnae, sezione Giovani “Ornella Malerio”, Minturno, 2015; Premio internazionale sezione poesia “Tulliola-Renato Filippelli”, Poesia narrativa saggistica – Premio della legalità contro le mafie, sezione Opere di saggistica su Renato Filippelli, Formia, 2016; Premio Leivi, Premio speciale città di Leivi, 2016. Partecipa a incontri e dibattiti di natura culturale/letteraria.

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About Eleonora Davide

IL DIRETTORE RESPONSABILE Giornalista pubblicista, è geologa (è stata assistente universitaria presso la cattedra di Urbanistica alla Federico II di Napoli), abilitata all’insegnamento delle scienze (insegna in istituti statali) e ha molteplici interessi sia in campo culturale (organizza, promuove e presenta eventi e manifestazioni e scrive libri di storia locale), che artistico (è corista in un coro polifonico, suona la chitarra e si è laureata in Discipline storiche della musica presso il Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino). Crede nelle diverse possibilità che offrono i mezzi di comunicazione di massa e che un buon lavoro dia sempre buoni risultati, soprattutto quando si lavora in gruppo. “Trovo entusiasmante il fatto di poter lavorare con persone motivate e capaci, che ora hanno la possibilità di dare colore e sapore alle notizie e di mettere il loro cuore in un’impresa corale come la gestione di un giornale online. Se questa finestra sarà ben utilizzata, il mondo ci apparirà più vicino e scopriremo che, oltre che dalle scelte che faremo ogni giorno, il risultato dipenderà proprio dall’interazione con quel mondo”.