La nostra festa della Repubblica

In una giornata come questa, ricca di collegamenti a valori portanti della storia d’Italia, alcune considerazioni sono doverose, se non altro per ricordare da dove siamo venuti e chi siamo. Qualche giorno fa ho partecipato, portando un mio contributo, a un convegno su Cefalonia, organizzato da un bravo collega. Il tema scelto era I giorni della scelta. Ho riflettuto a lungo sulla portata dei suggerimenti che queste occasioni ci offrono.

La pagina di cui abbiamo trattato, che racconta l’eccidio di Cefalonia, fa parte a pieno titolo della storia delle origini della nostra Repubblica, ne fa parte per quello che significò, quale primo gesto della lotta al nazifascismo ma anche per l’importanza che hanno avuto le scelte degli uomini, militari, cittadini italiani in quel frangente. La Repubblica per noi ha, infatti, significato molto più di una forma di governo. Per noi italiani voleva dire democrazia, elezioni, partecipazione popolare. In poche parole: Libertà dalla dittatura e dalla guerra.

Sì, perché, c’è poco da dire: la guerra è nemica della libertà.

Insomma a Cefalonia si consumarono tra il 9 e il 24 settembre 1943 giorni intensi di indecisione da parte di chi doveva guidare la Divisione Acqui e le altre forze militari italiane, di stanza nelle isole ioniche di Cefalonia e Corfù, verso la salvezza o la morte. Il dilemma sulle decisioni da prendere, dovuto alla mancanza di ordini da parte del comando supremo, sbandato all’indomani di un armistizio tenuto segreto anche dopo la firma, ha costruito il dramma, che si è consumato tra sospetti, tentennamenti, ribellioni, paura, toccando nel più profondo l’animo di chi ne fu coinvolto. Possiamo solo lontanamente immaginare ciò che passò per la loro testa.

Senza voler ripercorrere le tappe di ciò che si verificò tra gli ufficiali o i soldati, sotto la guida del Gen. Antonio Gandin, propongo però di riflettere su alcuni aspetti.

In risposta al proclama diffuso dal maresciallo Badoglio, capo del governo dalla destituzione del dittatore Mussolini, i soldati e gli ufficiali dell’Acqui a Cefalonia si trovarono di fronte al nuovo nemico, vecchio alleato, che chiedeva loro di deporre le armi o schierarsi dalla sua parte, o contro. Nel primo e secondo caso il nemico promise la salvezza.

Il dilemma coinvolse tutti a cominciare dal comandante, che attense ordini superiori, non conoscendo lo svolgersi della situazione nel continente, a causa anche delle difficoltà nei collegamenti radio, e sperando in un aiuto dai nuovi alleati. Mentre lui prendeva tempo, i tedeschi si organizzavano, già pronti alla reazione, avendo previsto il “tradimento” italiano. I soldati percepivano il pericolo, nutrendo diffidenza nei confronti dei tedeschi e abituati a obbedire agli ordini. E gli ultimi sono quelli espressi dal proclama: Tedeschi=nemici.

È in questo contesto che, dopo consultazioni tra le truppe e, finalmente, l’arrivo di ordini in tal senso, che si decide di combattere il nuovo nemico, consci della gravità della scelta.

Questa pagina, però, si tinge di rosso non per la battaglia che seguì, non per gli italiani morti sul campo e neanche per la resa incondizionata a cui furono obbligati, ma per ciò che accadde dopo. Sconfitti e disarmati, infatti, i prigionieri, soldati e ufficiali vennero freddamente passati per le armi a migliaia, gettando alle ortiche ogni regola sui prigionieri di guerra. Fu la strage di italiani più numerosa di tutta la guerra. E, in più, fu difficile, e in qualche caso impossibile, avere notizie su chi era stato ucciso, perché i corpi furono seppelliti in fosse comuni o gettati in mare. Rimasero dei testimoni, che raccontarono l’accaduto, tra i quali il cappellano militare don Romualdo Formato, che dopo la guerra pubblicò il libro L’eccidio di Cefalonia. Settembre 1943: lo sterminio della Divisione Acqui.

Il seme della guerra al vecchio alleato, poi invasore, è stato gettato proprio in quelle isole e perciò il fatto storico viene considerato l’inizio della Resistenza Italiana al nazifascismo e della lotta per la liberazione.

Il fatto che oggi molti italiani sottovalutino il significato che per noi ha questa Repubblica la dice lunga sulla profonda ignoranza che molti nutrono sulla nostra storia, nonostante ciò faccia parte dei programmi della scuola dell’obbligo. La superficialità su questi temi si mostra in occasione della chiamata alle urne ma anche nel modo di trattare temi politici, che riguardano la nostra vita e il nostro futuro, con atteggiamenti affini al tifo da stadio anziché alla disputa sulle ragioni dell’una o dell’altra parte. L’inconsistenza delle proposte politiche dirette agli elettori sempre più spesso scoraggiano la partecipazione, è vero, ma in questo modo si finisce per fare il gioco di portatori di interessi non in linea con le necessità dei cittadini. Insomma, il rischio è sempre in agguato e non bisogna mai abbassare la guardia. E, per riuscirci, bisogna voltandoci indietro e guardare alla Storia.

Utilizziamo, perciò, i mezzi della democrazia per esercitare la nostra partecipazione, cominciando con l’andare a votare, come se ne andasse del nostro futuro. Perché è proprio così.

Buona Festa della Repubblica a tutti gli italiani!

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About Eleonora Davide

IL DIRETTORE RESPONSABILE Giornalista pubblicista, è geologa (è stata assistente universitaria presso la cattedra di Urbanistica alla Federico II di Napoli), abilitata all’insegnamento delle scienze (insegna in istituti statali) e ha molteplici interessi sia in campo culturale (organizza, promuove e presenta eventi e manifestazioni e scrive libri di storia locale), che artistico (è corista in un coro polifonico, suona la chitarra e si è laureata in Discipline storiche della musica presso il Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino). Crede nelle diverse possibilità che offrono i mezzi di comunicazione di massa e che un buon lavoro dia sempre buoni risultati, soprattutto quando si lavora in gruppo. “Trovo entusiasmante il fatto di poter lavorare con persone motivate e capaci, che ora hanno la possibilità di dare colore e sapore alle notizie e di mettere il loro cuore in un’impresa corale come la gestione di un giornale online. Se questa finestra sarà ben utilizzata, il mondo ci apparirà più vicino e scopriremo che, oltre che dalle scelte che faremo ogni giorno, il risultato dipenderà proprio dall’interazione con quel mondo”.