Oltre

C’è una parola che anche quando ci siamo fermati, ci ricorda che esista ancora qualcosa che ci aspetta. È una parola che appartiene al movimento, alla possibilità, alla trasformazione: oltre. Piccola, apparentemente semplice, ma capace di aprire uno spazio immenso tra ciò che è stato e ciò che ancora può essere.

La parola oltre deriva dal latino ultra, con il significato di “al di là”, “più in là”, “oltre un determinato limite”. È una parola che parte da un confine e dalla possibilità di riconoscere che dall’altra parte si trova ancora qualcosa, come un invito a non fermarsi davanti alla soglia. Non nega ciò che c’è prima, ma lo attraversa, lasciandoci immaginare ciò che viene dopo un limite fisico, temporale o simbolico: oltre una porta, oltre l’orizzonte, oltre un dolore, oltre la paura. Allora, questo senso di oltre non è solo uno spazio da raggiungere, ma una possibilità. La parola si tinge del coraggio del distacco, del lasciarsi qualcosa alle spalle, e della speranza dell’attesa, del credere che ci sia ancora qualcosa o qualcuno da incontrare dall’altra parte.

È il confine tra la vita e la morte, la possibilità del dopo, il viaggio intrapreso da Dante nella Divina Commedia, attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso, spingendosi al di là dei limiti dell’esperienza umana. È solo affrontando lo smarrimento iniziale e il viaggio che Dante riesce, pian piano, a comprende se stesso e il mondo, scoprendo nell’ultraterreno, non un luogo, ma la possibilità di guardare la propria esistenza da una prospettiva nuova. L’oltre suggerisce così che a volte è necessario scendere nelle profondità del dolore prima di poter immaginare una nuova forma di luce.

Ma l’oltre non sempre è superamento. A volte significa imparare a vivere con ciò che non possiamo più avere o cambiare. In Le occasioni di Eugenio Montale, è il ricordo la linea sottile che delimita l’oltre, il trait d’union tra memoria e assenza: attraverso di esso, ciò che è perduto può riaffiorare e aprire un varco momentaneo. In questo spazio, l’assenza della donna amata non scompare: è proprio la lontananza a rendere possibile, anche per un solo istante, una forma diversa di presenza.

L’oltre può svelare allora il suo volto più doloroso quando ci accorgiamo che, per quanto possiamo attraversare città, stagioni e anni, imparare, cambiare e andare avanti, esistono distanze che non possono essere colmate. E la morsa si stringe quando continuiamo a tessere legami invisibili: tornando nei luoghi in cui qualcuno è stato con noi, scrivendo messaggi che non manderemo, aspettando una chiamata, cercando nei profumi una traccia che ci restituisca per un istante ciò che ci è stato portato via. Eppure con il tempo l’oltre può assumere anche la forma di una dolce malinconia, quando impariamo che alcune esperienze ci accompagneranno sempre, non perché possiamo viverle ancora e ancora, ma perché possiamo trasformarle. È in quell’istante che il dolore diventa consapevolezza, la perdita si fa memoria e la nostalgia un modo diverso di custodire per sempre ciò che abbiamo perduto.

In questo spazio sospeso tra assenza e presenza nasce Ti aspetto per cena di Caryl (Edizioni Il Papavero): una raccolta poetica intensa e profondamente intima che attraversa l’amore, la mancanza, il ricordo e la trasformazione. Qui l’oltre non è un concetto astratto, ma diventa un luogo emotivo. È la distanza tra chi scrive e chi non risponde più, tra ciò che è accaduto e ciò che continua a essere vissuto nella memoria. Le poesie si muovono lungo questa soglia tra lettere mai consegnate, dialoghi immaginati, parole rivolte a qualcuno che non è più fisicamente accanto, ma che continua a essere interlocutore. E allora la scrittura diventa una forma di attraversamento: non cancella l’assenza, ma la rende abitabile, mantenendo vivo un legame oltre il tempo e la distanza. Il titolo stesso, Ti aspetto per cena, racchiude questa tensione. Una frase quotidiana, che ha il sapore di casa, nasconde qualcosa di profondamente umano: l’attesa di qualcuno che immaginiamo ancora capace di tornare, di sedersi accanto a noi. Allora l’assenza si mescola alla presenza; la fragilità non viene nascosta, ma attraversata; la nostalgia non è soltanto dolore, ma materia poetica e… l’amore? L’amore diventa il riconoscere nell’altro una parte di noi anche quando le strade si dividono.

©Riproduzione risrvata

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About Martina Bruno

Martina Bruno, laureata in Lingue e Letterature Moderne, classe 1996, fermamente convinta che la comunicazione e la cultura, in tutte le sue sfaccettature, siano elementi fondamentali per entrare in relazione con gli altri e con il mondo. Non posso smettere di essere curiosa e osservare, c’è troppo da scoprire, assaporare e raccontare.